AC e territorio

Affrontiamo in questo numero un altro aspetto dell’impegno dell’AC, corrispondente alla sua natura di associazione missionaria, impegnata nell’evangelizzazione.

Si tratta del tema dell’animazione del territorio e del volontariato come terreno della promozione umana. In questi ultimi anni si è ampiamente approfondito il ruolo delle associazioni di volontariato, il loro settore di competenza, gli ambiti e le metodologie di intervento nei vari e diversificati campi dei problemi umani e sociali con una definizione più chiara del loro ruolo e delle loro funzioni.

L’organismo pastorale della Caritas, pur non essendo un’associazione di volontariato, di fatto, funge da traino e da forza propulsiva per l’azione del volontariato cristiano nel territorio.

Ora quanto più si è andato specificando il ruolo delle associazioni di volontariato, tanto più appariva anacronistico il ruolo e l’operato del’ACI. Di fronte ai vasti problemi del disagio, dell’emarginazione, delle devianze, delle diversità, delle nuove povertà che impegnavano la generosità dei cristiani e li coinvolgeva in missioni entusiasmanti, l’essere dell’AC sembrava restringersi e ridursi a quello di una generica “formazione delle coscienze”. In realtà solo una superficiale interpretazione dello Statuto e del Magistero riguardo all’AC potrebbe consentire tale riduzione.

Infatti a leggere bene la storia dell’AC, ma soprattutto i richiami del Magistero, le cose si pongono in tutt’altra maniera.

L’annuncio del Vangelo, soprattutto oggi, richiede che ci impegniamo per la totale liberazione dell’uomo già nella sua esperienza terrena. Se Cristo che noi predichiamo, via, verità e vita, salva tutto l’uomo, non è possibile separare l’annuncio salvifico di Cristo dalla speranza umana di un riscatto e di una promozione sociale. In più occasioni il santo Padre ha richiamato questo impegno esortando l’ACI a “promuovere una testimonianza di vivacità apostolica attraverso esperienze significative riscontrabili all’interno della realtà pastorale e civile. Vi è un campo altamente espressivo riservato alla peculiarità della Chiesa, il quale coincide con l’intero mezzo di penetrazione dell’evangelizzazione comprensiva della promozione umana” ( GP2 12/02/83).

Anche nel discorso ai delegati all’ultima assemblea Giovanni Paolo II ha esortato l’AC “all’animazione della società civile e delle culture, in collaborazione con quanti si pongono al servizio della persona umana…. Questo servizio richiede un’AC viva, attenta e responsabile per contribuire efficacemente ad aprire la pastorale ordinaria alla tensione missionaria all’annuncio, all’incontro ed al dialogo….”

Ne consegue che:

La missione di annunciare che Cristo è salvezza dell’uomo coinvolge tutto l’uomo, corpo, anima e spirito.

L’adesione a tale annuncio richiede un cammino di formazione permanente. Questo alto compito educativo è lasciato alla generosità dei laici. Il servizio di educatore è pertanto un’autentica espressione di volontariato, tanto più importante oggi nella generale crisi dei sistemi educativi ( famiglia, scuola ecc.)

Tale servizio educativo si esprime nella forma del gruppo ed implica il coinvolgimento delle persone, nell’animazione dei luoghi in cui queste sono coinvolte, agiscono, vivono, amano, soffrono.

Stà all’intuito creativo dei gruppi, delle persone inventare forme e modi per una comunicazione efficace.

Ci accorgeremmo allora che di volontariato si tratta: un volontariato che non si specializza in particolari settori della promozione dell’uomo perché lo abbraccia tutto, in ogni età, situazione di vita, campo di esperienze. L’incontro con Cristo risorto, gioia di vita libera l’uomo, lo riscatta da una vita insignificante, gli dà slancio per camminare e costruire se stesso e il proprio mondo in maniera rinnovata e feconda:

Marilena Ciprani

torna al sommario