AC Reporter Pasqua 2001
"….Gesù il crocifisso non è qui.
E' risorto…." ( Mt 28,5)
Questo il messaggio dell'angelo alle donne che si recano di buon mattino al sepolcro di Gesù: è l'annuncio della Risurrezione. È il messaggio della vita nuova di Cristo, ma è anche l'invito a cercarlo ancora. Cristo non è più nel sepolcro, è uscito vittorioso dal regno dei morti. È vivo e presente nel mondo, su coloro che credono e su coloro che non credono, ma lo cercano con profonda nostalgia del Dio ignoto.
Tanti, troppi, ignorano questa stupenda verità della presenza di Cristo in mezzo agli uomini, di ogni tempo e di ogni luogo. A noi il dovere di annunciarla e di testimoniarla con la vita quotidiana.
BUONA PASQUA
La redazione
Tempo dello Spirito
Una vita di corsa o una corsa per vivere?
La corsa di Maria di Magdala e quella di Pietro e di Giovanni verso il sepolcro sono un particolare del mattino di Pasqua che dà a pensare. Sembra che anche all’alba della risurrezione non sia riservata sorta migliore della nostra vita quotidiana, che è fatta ormai per definizione di corse. Corse che iniziano al mattino presto, inseguendo i ragazzi per la sveglia, l’automezzo per il lavoro o l’orario a causa dell’inevitabile ritardo. E con questo fiatone attraversiamo per intero la giornata: di corsa a pranzo (fast-food), di corsa a riprendere i figli a scuola, di corsa a far la spesa, di corsa in piscina, alla scuola di danza o a quella di musica, di corsa perfino al letto. E così si crolla alla sera e si finisce addormentati nei luoghi più impensati, per riprendere all’indomani di corsa la stessa corsa (!).
Corriamo tutti, sempre: ma verso dove? Ecco il punto, che spesso ci mette in crisi, che ci dà le vertigini e ci logora interiormente. In realtà questa corsa è il sintomo non solo della complessità della vita moderna, ma è forse la spia di un malessere più profondo. Si corre per acchiappare il tempo che ci sfugge, ma poi si ritorna a sperimentare il senso del fallimento, perché si resta appesi ad un nulla.
Occorre ritrovare i tempi lenti che ci consentono di vivere più a lungo, perché chi fa questa esperienza di lentezza, riesce a cogliere più in profondità la vita stessa. Ma perché questo accada occorre che la corsa sia indirizzata verso qualcosa, anzi verso qualcuno. E’ infatti la paura di morire che, sotto sotto cova e ci instilla questa smania, così al contrario la certezza di vivere di ridona la calma interiore. Ecco allora delineato il passaggio (non è questo il senso della parola Pasqua?) obbligato: per transitare dal tempo veloce a quello lento non bisogna perdere di vista le cose di lassù, occorre anzi cercarle, pensarle, in una parola sola desiderarle.
Pensare vuol dire sottrarsi alla condanna del vivere “fuori” di noi, “senza” di noi, interiorizzando quello che ci accade di vivere. Dobbiamo ritrovare così il gusto del silenzio, dell’ascolto, del dialogo, del contatto con la Parola.
Cercare significa un movimento del cuore più che delle gambe: smetterla di fare sempre le stesse cose, senza allargare l’orizzonte dei nostri interessi.
Alla fine della corsa i discepoli vedono e credono. Così sarà alla fine della nostra corsa terrena: finalmente ci sarà dato di credere, anzi di vedere.
Domenico Pompili
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