AMERICAN BEAUTY e MAGNOLIA

 
American Beauty e Magnolia sono film che vanno visti e rivisti, cercando ogni volta di lasciare poco tempo tra la visione dell'uno e la visione dell'altro. Usciti in patria a qualche mese di distanza, entrambi hanno fatto incetta di premi cinematografici: American Beauty agli Oscar e Magnolia al Festival del cinema di Berlino. Tutti e due i film parlano della stessa cosa, la vita, ponendosi da prospettive diverse. Kevin Spacey (il bravo protagonista di American Beauty) è un lavoratore inappagato, un marito infelice, un padre che non sa comunicare con la figlia. Strani personaggi girano intorno alla sua grigia, americana quotidianità: lolite carine e fragili, militaristi che conservano il servizio buono del Terzo Reich, figli istrioni mezzo spacciatori mezzo santoni, una moglie che ha fatto del successo il suo idolo... In questa danza di ruoli che nascondono le persone, Kevin, di punto in bianco, decide di interrompere la sua finzione e di riprendersi la vita. Nonostante le migliori intenzioni, non tutto si risolve per il meglio. Insomma, "all'apparir del vero" le finzioni sociali cadono e fanno tanto male. Seppur non si tratti di un vero happy end, il film traghetta vari percorsi di riconciliazione che trovano un senso nella rituale immolazione del protagonista. Da ricordare la morale del film che viene formulato dal giovane santone, mentre guarda una busta di plastica che il vento sballottola in più direzioni: la vita è misteriosamente condotta da forze buone. Un po' ricorda la piuma che il buon Forrest Gump contemplava estatico. Ma in American Beauty c'è più ambiguità e oscurità che nel film di Zemeckis. Come se i Cure suonassero in sottofondo.
Speculare ad American Beauty è Magnolia. Qualche rimando (voluto?) lo si coglie già nel titolo: American Beauty è una specie di rosa coltivata in America. Magnolia è il fiore che fa da logo al film, oltre che il quartiere dove sono ambientate (e reciprocamente combinate) le tristi narrazioni che fanno la pellicola. Da subito, va detto che in Magnolia l'aspetto del dolore e della sofferenza è preso assai sul serio dai personaggi, mentre American Beauty nega loro dignità per farne delle "maschere" di cui un po' si burla il protagonista. In Magnolia c'è di tutto: un figlio che odia il padre perché lo ha abbandonato assieme alla madre; una moglie che tradisce il marito ma che scopre di amarlo quando lui è in punto di morte; un figlia che ha rotto con il padre perché ne ha subito violenza; un genio di quiz per bambini che da adulto smarrisce il bandolo della sua esistenza; un giovane genio di quiz che si impunta e dice "no" allo show business; un poliziotto dal cuore cavalleresco che-perde-la-pistola-e-poi-la-ritrova-trova-l'-amore-e-poi-lo-perde; un infermiere che sa far suoi i dolori della gente. Ci sono anche vagoni di rane che piovono giù dal cielo, accentuando l'enigmatività del film, che è poi specchio della enigmatività della vita. Piero Pisarra ha scritto: "Se tutto è marcio nell'universo di American Beauty, non così in Magnolia. I suoi personaggi non sono marionette nelle mani di un cinico burattino. Sono uomini tormentati dalla colpa e dal rimorso. (...) Magnolia non è soltanto un buon film: é un film buono, implacabile nel ritmo, duro, esigente, non buonista, ma buono. Un film sui travestimenti della verità. E sulla grazia a caro prezzo". Entrambi i film presentano, insomma, spaccati di quotidianità drammatici, ironici, a volte non privi di spiragli di speranza. La propria vita la si può guardare anche a partire dalle tinte forti di una pellicola.
 
da "E ti vengo a cercare..." - Guida all'Attenzione Annuale 2000-2001
del Settore Giovani di AC
 

SCHEDA DEL FILM
a cura della Commissione Nazionale Valutazione Film della CEI

AMERICAN BEAUTY

Genere:Drammatico
nazionalità:
Usa, 1999
durata: 122 min.
regia: Sam Mendes
interpreti: Kevin Spacey, Annette Bening, Thora Birch, Wes Bentley, Mena Sauvari, Peter Gallagher.

Giudizio: Discutibile/scabrosità

Tematiche: Adolescenza; Famiglia - genitori figli; Giovani; Lavoro; Male; Matrimonio - coppia;

Soggetto: Lester Burnham ha passato il traguardo dei quarant'anni, quasi senza accorgersene: tutti i giorni va al lavoro al giornale, dove si occupa di pubblicità; la moglie Carolyn esce con lui e si dedica alla propria attività di agente immobiliare che vive come il primo passo verso una carriera fatta di grandi successi; la figlia Jane è nella delicata fase dell'adolescenza. Quando si ritrovano la sera nella spaziosa casa e intorno al grande tavolo, la conversazione risulta però oltremodo difficile: poche parole sono sufficienti a far scattare malumori e nervosismo. Succede che a Lester viene annunciato il licenziamento, lui dapprima cerca di opporsi, poi minaccia, ricatta e viene brutalmente allontanato. La crisi professionale si affianca a quella con la moglie: con Carolyn, arrivista senza scrupoli, la convivenza é ormai ridotta al minimo. Un giorno, dopoche marito e moglie hanno assistito insieme ad un saggio di danza,Lester conosce Angela, amica della figlia, e subito se ne invaghisce. Il continuo pensiero della ragazza gli fa intravedere un modo nuovo di guardare alla vita. Comincia a fare ginnastica e stringe amicizia con il giovane figlio dei vicini, Ricky, un ragazzo che usa in continuazione la videocamera. Per Ricky si tratta di una forma di ribellione verso un padre autoritario e ossessivo,colonnello dei marines in pensione. Angela si atteggia a ragazzina disinibita e non perde occasione per dare a Lester cenni di incoraggiamento. Intanto Carolyn, nella sua ansia carrieristica, corteggia Buddy Kane, importante uomo d'affari, e inizia una relazione con lui. Arriva il momento in cui Lester e Angela si trovano da soli in casa, e quando lui fa qualche approccio, lei tra le lacrime confessa di essere ancora vergine. Non succede quindi niente, ma Lester ha comunque ritrovato la voglia di parlare, di vedere, di stare in mezzo agli altri. Proprio in quel momento dalla casa vicina esce il colonnello, punta una pistola alla tempia di Lester e lo uccide: si era fatto l'ide a che tra lui e il figlio ci fosse un rapporto omosessuale. Carolyn torna a casa e trova il marito sul pavimento. La voce di Lester fuori campo dice: "L'ultimo istante é lungo. Forse capirete cosa vuol dire".

Valutazione Pastorale: La voce fuori campo di Lester in effetti segna anche l'avvio del film: lui da morto racconta in flashback lo svolgimento dei fatti. Si tratta di un espediente che offre alla narrazione un tono più grave e inquieto ma insieme anche più asciutto e distaccato. Sam Mendes, regista esordiente, dice: "Anche se racconto la storia di una famiglia americana, il mio intento é raccontare una storia universale. L'America, con le sue cittadine ricche e ordinate, é solo uno dei personaggi. Accanto agli altri che sono i componenti di due famiglie borghesi. Questo é il senso del film, non volevo dare lezioni". Attraverso varie vicende, che dentro un apparente microcosmo riassumono un più ampio ventaglio di situazioni contemporanee, la storia disegna la spietata radiografia di una crisi esistenziale sottile e strisciante: quel malumore che blocca l'anima, chiude il respiro e fa vedere tutto storto. Il conflitto tra successo, come affermazione pubblica di se stessi, e la realizzazione di propri sogni si fa crudo e inesorabile. L' "american way of life" si chiude in un vicolo cieco, finché ad offrire uno spiraglio di cambiamento arriva l' "american beauty". Lionel si rigenera, ma il destino lo beffa e lo ricaccia indietro. Amaro, e tuttavia aperto alla speranza, il film é da vedere per la convincente forza espressiva e per il modo diretto e incisivo con cui diventa affresco di situazioni di disagio di fine Millennio senza farne oggetto di pessimismo o di facile compiacimento. Dal punto di vista pastorale, detto che la storia, con molti passaggi delicati, si indirizza ad un pubblico adulto, il film é da valutare come discutibile, con segnalazione per le scabrosità presenti.

Utilizzazione: come detto sopra e ricordato il divieto ai minori di 14 anni,il film, sia in programmazione ordinaria sia in eventuali occasioni più ristrette, si indirizza ad un pubblico maturo e consapevole, come occasione forte di riflessione sulla famiglia e sulla società occidentale attuali.

MAGNOLIA

Genere:Drammatico
origine: Usa, 1999
durata: 184 min.
regia: Paul Thomas Anderson
interpreti: Julianne Moore; Tom Cruise, Philipp Seymour Hoffmann; William H. Macy.

Giudizio: Discutibile/problematico

Tematiche: Famiglia; Lavoro; Malattia; Male; Psicologia; Solidarietà-Amore; Tematiche religiose;

Soggetto: Un giorno qualunque a San Ferdinando Valley, nella California del sud. Earl Partridge é anziano e in fin di vita nel letto di casa. Tra delirio e lucidità, esprime il desiderio di rivedere dopo anni il figlio Frank, che ha seguito le orme del padre nell'ambiente della televisione, sia pure con tutt'altro stile. Frank é un predicatore televisivo, dà lezioni di seduzione, é una sorta di Cattivo Ragazzo pieno di fascino. Phil, l'infermiere di Earl, rimane emotivamente coinvolto, tenta ogni possibile strada per far riavvicinare il suo assistito a Frank e arrivare ad una riconciliazione tra padre e figlio. Anche Linda, la giovane moglie di Earl, dopo essersi sposata esclusivamente per interesse, sente di essere innamorata del marito. Caduta in preda al rimorso, si imbottisce di psicofarmaci, mentre nevroticamente cerca di correggere gli errori commessi, prima di ripresentarsi al capezzale del marito. La situazione di Earl arriva a conoscenza di Jimmy Gator, conduttore del popolare quiz televisivo "What do kids know?". Affermatosi come figura di uomo integerrimo, Jimmy ha un male incurabile, sente vicina la resa dei conti e capisce di avere poco tempo per riuscire a fare pace con i propri rimorsi. Stanley, il bambino protagonista del quiz, ad un certo punto rinuncia a rispondere per ribellarsi al padre, che lo costringe a vincere per rivalsa personale. In questa situazione si riconosce Donnie, che da giovane era stato un genio dei giochi ed ora nessuno conosce più. Donnie passa le giornate al bar, poi mette in atto un furto di denaro nella ditta dove lavorava, ma, preso dal rimorso, porta indietro il bottino. Jim, agente di polizia, vive solo ma vorrebbe aiutare gli altri. Quando si trova a perquisire l'appartamento di Claudia,figlia di Jimmy, tra i due scatta una scintilla. Claudia, piangente, ere stata violentata in passato dal padre. Al termine dell'intervista con una giornalista, Frank accetta di andare dal padre. Di fronte a lui morente, Frank gli rinfaccia tutto i l male che gli ha fatto. Intanto una pioggia di rane morte comincia a cadere sulla città, ricoprendo strade e marciapiedi. Jim dice tra sé: "Ho amore da offrire. Che cosa possamo perdonare? E' la parte più difficile". Poi torna da Claudia, che sorride verso la m.d.p.

Valutazione Pastorale: Dice l'autore: "Questo film racconta di un tempo -il 1999- e di un luogo, la San Ferdinando Valley. Sebbene sia contemporaneo, ho voluto affrontarlo come un film d'epoca, perché desideravo raccontare il presente con distacco: l'individualismo, l'alienazione, l'influenza dei mass-media e l'uso dell'abito come nascondiglio e maschera". In questo senso va vista la lunga sequenza iniziale, con il racconto di una serie di azioni delittuose quasi tutte successe per misteriose spinte del caso. Ancora una volta la razionale, opulenta, soddisfatta società californiana viene toccata nei suoi nervi più sotterranei, mostrando una imprevista e impressionante fragilità. Affiancandosi ad altri titoli più o meno recenti (da "Gran Canyon" di Kasdan a "American beauty" di Mendes), Anderson conferma che c'è in America, latente ma robusta, la convinzione di essere giunti alla fine di un percorso, civile ma anche esistenziale, di fronte al quale bisogna ripartire da zero. La malattia e la morte, tabù di un universo per definizione ottimista come quello statunitense, sono di fronte a noi, ostacoli ormai impossibili da nascondere. La sicurezza di poter fare tutto fa i conti con l'ipocrisia, la falsità, l'inganno. Piovono rane sui peccatori, ma resta uno spiraglio per la loro voglia di riscatto e di perdono. Drammatico con echi di metafora, il film vale per la sincerità di fondo che lo ispira, mentre la durata oltre le 3 ore induce a qualche ripetizione, qualche sforamento nel melenso, qualche confusione di troppo nei riferimenti terreni e ultraterreni, tra new age, predestinazione, vita oltre la morte. Dal punto di vista pastorale, l'andamento é quindi assai alterno, da valutare come discutibile, e comunque senz'altro problematico. 

Utilizzazione: il film é da utilizzare in programmazione ordinaria, con attenzione per la presenza dei minori. E' da recuperare come affresco e sintesi sulle contraddizioni di fine Millennio degli Stati Uniti, e per fare un confronto con l'Europa.

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