APRILE

 
 
Il film ne ha per tutti: destra, sinistra, centro, giornalisti. Moretti afferma la sua delusione su tutto l'arco costituzionale politico e confessa la propria impossibilità a girare un documento sulla realtà italiana. Lo fa rifugiandosi nel privato, nella grazia di una paternità vissuta istante per istante, dal concepimento alla nascita, dal primo vagito al primo bagnetto. L'ottavo film di Moretti, Aprile, è tante cose insieme: un diario pubblico, un'inchiesta, un racconto intimo. Pellicola di transizione su un personaggio e un paese in transizione, un film su un regista che cambia pelle e, dunque, è in difficoltà. Da un lato il vecchio personaggio ossessivo che colleziona ritagli di giornale, che accumula lettere mai spedite, che soffre di fronte ai passi falsi della politica; dall'altra il neo-padre che balla con la radio e il bambino in spalla e confonde festosamente i risultati elettorali con il peso del figlio Pietro. Aprile sembra una pausa di riflessione prima di un futuro cinematografico difficile da prevedere per l'autore di Bianca e Palombella rossa; esprime il sentimento collettivo del distacco dalla politica e della dedizione agli affetti privati, pur essendo un film personalissimo: la meno morettiana ma, per certi versi, la più morettiana fra le pellicole del regista.
 
da "Libera la gioia" - Guida all'Attenzione Annuale 1999-2000
del Settore Giovani di AC

SCHEDA DEL FILM
a cura della Commissione Nazionale Valutazione Film della CEI

Giudizio: Accettabile/Realistico

Tematiche: Famiglia; Politica-Società;

Soggetto: Il 28 marzo 1994 Nanni segue alla televisione, a casa della madre, i risultati delle elezioni politiche che vedono la vittoria della coalizione del centro destra. Nanni va allora in giro a filmare le manifestazioni organizzate dai partiti della sinistra, mentre dentro di sé cerca di concretizzare qualche idea per il suo prossimo film e torna a pensare all'idea del musical con protagonista un pasticciere trotzkista. Convoca allo studio Silvio Orlando al quale aveva anticipato il soggetto già nove anni prima. Ma intanto, siamo in autunno, Silvia, la sua compagna, gli comunica di aspettare un bambino che dovrebbe nascere intorno alla metà dell'aprile successivo. Quando arriva il primo giorno delle riprese del musical, Nanni non sente più la spinta necessaria e abbandona tutto. Passa del tempo e si convince sempre più che è suo preciso dovere preparare un film-documentario sull'Italia per spiegare il Paese a se stesso e a molti commentatori stranieri, soprattutto francesi, che non riescono a comprendere lo stato della situazione politico-sociale italiana. Per l'aprile 1996 vengono fissate nuove elezioni politiche e, in vista di quell'appuntamento, Nanni affida ai suoi collaboratori il compito di effettuare riprese, andare in giro, cogliere testimonianze. Silvia intanto cerca di spiegargli come sarà il parto, ma lui è molto agitato e cambia discorso, cerca di litigare, rifiuta inviti. All'ospedale nasce Pietro, poi ci sono le elezioni, la vittoria del centro sinistra, la felicità di Nanni. Dopo un mese, Nanni tiene Pietro in braccio e canta per lui. Alla fine dell'estate 1996 va a filmare la manifestazione della Lega a Venezia, e poi, nella primavera successiva, in Puglia documenta l'affondamento di una barca di profughi albanesi. Nell'agosto '97 Nanni festeggia il compleanno, è confuso, e decide di filmare solo quello che gli piace. Indossa una mantella da scuola, va in "vespa" in giro per Roma fino ad un vecchio capannone, dove finalmente assiste alle riprese del musical in pasticceria.

Valutazione Pastorale: Una commedia di stampo satirico-umoristico-brillante che avrebbe potuto intitolarsi "Caro diario 2", essendo concepita sulla falsariga del precedente film, girato da Moretti nel 1993. Anche qui Nanni mette in scena se stesso, regista fellinianamente alla ricerca di un film da girare: ma non trova la storia giusta, non vuole o non sa scegliere, è incerto, indeciso, irritato. Intanto eventi importanti segnano sia la vita pubblica italiana sia quella sua personale. Ed ecco allora la soluzione: l'interazione tra pubblico e privato (grande dogma del '68: il secondo deve annullarsi nel primo) durante il triennio 1994-97 diventa il soggetto del film. Il risultato dovrebbe essere quindi una cronaca-sintesi di avvenimenti importanti, una sorta di bilancio-riflessione ampio e coinvolgente, ma così non è, o lo è solo in piccola parte. Di fatto l'egocentrismo di Moretti risulta ormai a tal punto chiuso e bloccato da provocare più indifferenza che partecipazione. La gioia per la nascita del figlio, che quasi supera quella per la vittoria elettorale della coalizione preferita, vorrebbe evidenziare un recupero del 'privato' sul pubblico, che è certo presuntuoso volere additare ad esempio per tutti. Anche l'aspetto politico-sociale del film è parziale, rivolto ad esaminare pregi, difetti, crisi, certezze di una sola parte di elettori e, quindi, di cittadini. Il film dunque, pur tra alcune annotazioni felici, soffre di respiro corto, non riuscendo alla fine ad offrire una convincente rappresentazione dell'Italia attuale. Dal punto di vista pastorale tuttavia, salvata l'onestà di fondo del regista e il suo impegno per un cinema 'civile', il film è da considerare accettabile nel suo misurato realismo.

Utilizzazione: film da utilizzare in programmazione ordinaria e in altre occasioni per verificare lo stato di salute dell'Italia e di Nanni Moretti, regista culto per schiere di cinefili, e regista da respingere per schiere di altri.

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