Veni vidi
vici
Ideale,
progetto, programma:
il
manifesto del Vescovo per la missione diocesana
Si è conclusa il 24 settembre scorso l'Assemblea Pastorale di Fiuggi.
La missione non poteva avere un inizio migliore. Se qualcuno era saltato dalla sedia giorni indietro, alla voce che monsignor Lambiasi stesse per indire una solenne missione popolare oggi potrà stare più tranquillo: niente parate né manifestazioni esteriori, niente impegni extra o fatiche pastorali in più anzi, l'anno post giubilare dovrà essere un anno sabbatico.
Un unico ideale dovrà guidare il cammino delle nostre parrocchie: la comunione intorno al Vangelo e all'Eucaristia, sull'esempio della prima comunità cristiana descritta dagli Atti degli Apostoli. Non c'è missione popolare migliore, insomma che vivere il Vangelo nella quotidianità.
Per tutta l'AC diocesana questo mandato ha un sapore speciale. Per chi fà della missionarietà il suo carattere fondamentale, del servizio alla comunione il suo biglietto da visita e della ferialità del Vangelo l'asse portante della struttura associativa, le conclusioni dell' Assemblea non possono rimanere semplici parole. In questi ultimi anni la secolarizzazionie della società, i cambiamenti interni hanno coinvolto molto l'associazione, costringendola talora ad un ruolo spesso marginale e di retroguardia. L'incapacità di lasciarsi convertire e di rinnovarsi ha precluso all'AC diocesana di fare ulteriori passi in avanti nella direzione tracciata dal concilio e dai Progetti associativi. Questa assemblea Pastorale deve avere, allora, una valenza profetica per noi laici di AC.
Se non diventiamo "ciò che siamo", come ci rammenta il Progetto, e non torniamo ad essere "pietra d'inciampo per molti" con il nostro modo specifico di vivere la Parola negli ambienti in cui operiamo, il carisma dell'AC rischia di restare rintanato e diventerà ben presto come quel sale, di evangelica memoria, che "ha perso sapore e che a null'altro serve se non a essere gettato via". Essere "segni che creano stupore", ecco il punto (cfr. EN). La sfida non è semplice. A ciascuno di noi sarà richiesto un "passo indietro" per vivere con rinnovato spirito l'impegno di essere comunità aperta a ciò che il suo Signore vuole da lei e generosa nell'accogliere le diversità che la società odierna ci presenta. Perché dovremmo aver paura, non abbiamo ancora fede?
Il cammino è tracciato da uomini e donne che prima di noi hanno vissuto in AC questo carisma. La chiesa locale ha riconsegnato a tutti la missione come modo di essere di ciascuna comunità. A noi il compito di dire basta ad una prassi di conservazione di quel poco che abbiamo. Ma perché il nostro "poco" diventi sovrabbondante per tutti bisogna iniziare a donarlo.
Francesco Sordo