“Una
sola è la cosa necessaria..."
Quando
si legge nel Vangelo di Luca il testo che narra del dialogo tra le sorelle di
Betania e Gesù si resta colpiti dal diverso atteggiamento dei protagonisti,
ciascuno di essi così vivo e vicino a noi, e si può rischiare di non cogliere
la forte provocazione che ha oggi quell’affermazione di Gesù: “una sola è
la cosa necessaria”.
Se si legge questa
frase fuori dal contesto, allora ci si sorprende, per la forza con cui ci
orienta, e ci costringe a rivedere il nostro modo di pensare e di scegliere.
Abbiamo pensato
che fosse utile e sapiente anche per l’Azione Cattolica dedicare un anno a
riflettere su che cosa è "necessario", cioè così importante che
senza di esso non si può più vivere e non si può essere se stessi: necessario
per ciascun aderente all’AC; necessario per ogni associazione: parrocchiale,
diocesana e nazionale in questo anno di assemblee.
Questo tempo
severo e appassionante ci chiede di radicarci in ciò che ci rende noi stessi,
senza nostalgie per il passato, con creatività e fiducia nel futuro.
L’essenziale
per ciascuno di noi
Il percorso di
rinnovamento cui ci chiama in questo momento la nostra associazione riguarda
prima di tutto ciascuno di noi.
Non ci sarà
nessun significativo rinnovamento dell’Azione Cattolica se non per il
rinnovamento interiore dei suoi aderenti; se non perché le persone che sono di
AC assumeranno la decisione di un nuovo impegno nel vivere la loro adesione a
Dio, la loro fedeltà alla Chiesa, la loro dedizione ai fratelli e a questo
tempo.
Essenziale dunque
è prima di tutto rinnovamento interiore delle persone dell’AC.
Si tratta di una
dinamica che nell’esperienza cristiana prende il nome di conversione, di nuovo
ritorno a Dio.
In particolare,
sappiamo che il rinnovamento per l’AC significa rimettere al centro la
questione della fede, il valore del nostro battesimo e del percorso ordinario
della vita cristiana.
Siamo di AC perché
amiamo vivere la vita cristiana senza particolarità, senza specificazionié di
nessun genere: cristiani senza aggettivi, nella dimensione comune ed essenziale
della vita battesimale; quella che ci rende uguali a tutti i laici cristiani che
hanno scelto di vivere in questo tempo la fedeltà al Signore Gesù e secondo il
suo Vangelo.
L’essenziale
è la fede
L’essenziale per
ogni credente è affidarsi al mistero del Signore e alla Sua Pasqua e vivere la
propria esistenza in comunione con Lui.
L’esperienza
della fede è percorsa dall’esigenza di vedere. Vedere il volto di Dio: è la
domanda che dice il bisogno di pienezza che c’è nella vita, nostra e di ogni
persona; vedere Gesù, domanda che tanti anche oggi rivolgono a noi credenti,
alla nostra testimonianza, alla Chiesa. Vedere è una promessa: quella che Gesù
fa ai suoi, quando promette di mostrarsi in Galilea, cioè in quella terra
oscura e quotidiana in cui egli stesso è vissuto nell’anonimato di Nazareth e
nel silenzio di trent’anni di vita ordinaria.
Siamo convinti che
se sapremo nuovamente, con intensità e con gioia, orientare lo sguardo verso il
Volto di Gesù potremo trovare pienezza alla nostra vita: questo non significa
che troveremo risoluzione ai problemi di questo tempo, ma che avremo una forza
nuova per affrontarli e che il contatto con questo tempo difficile avrà
rigenerato e risvegliato in noi l’esigenza e il gusto di vivere l’originalità
cristiana con nuova convinzione e con nuova motivazione.
Vivere
la fede nell’ascolto obbediente alla Parola e nella preghiera
Per poter
rigenerare la nostra esperienza di fede abbiamo bisogno di un’attenzione
assidua alla Parola del Signore, per ridare in essa nuova profondità alla vita
cristiana. Nel tempo potremmo aver maturato l’idea che essere cristiani
significa soprattutto dedicarsi con generosità ad una serie di impegni che, pur
buoni, potrebbero averci fatto perdere il gusto delle dimensioni interiori della
fede, soprattutto quella della preghiera e dell’ascolto della Parola. E’
proprio l’ascolto, insieme alla preghiera, ciò che modella la nostra vita sul
pensiero di Dio e la coinvolge nel suo mistero: è nell’ascolto che cresciamo
nella consapevolezza che tutto è dono e che si è cristiani perché
continuamente rigenerati dalla misericordia; che sappiamo di essere resi figli
in un amore che ci precede e ci salva non per i nostri meriti o per quelli dei
nostri impegni; che ci sentiamo chiamati ad una pienezza possibile per la
grandezza di un amore che ci guida, ci consola, ci sorregge, ci indica la
strada, ci dice di un Padre pronto ad accoglierci infinite volte.
Il ritmo di questo
cammino è quello che la Chiesa scandisce nel suo percorso di fede, quello della
liturgia: della domenica e dell’anno liturgico, celebrazione del tempo di Dio
che salva le nostre giornate.
L’impegno che ci
proponiamo in questo anno "essenziale" è quello di gustare queste
dimensioni della vita cristiana e riscoprirle nella loro freschezza e nella loro
forza vitale.
L’essenziale
per l’AC
Anche l’Azione
Cattolica ha bisogno di questo esercizio di essenzialità, di questo recupero.
Il tempo e lo
scorrere della vita finiscono sempre con il depositare qualche residuo di
stanchezza e di abitudine su ogni esperienza. Non solo: le forme concrete, che
sono legate a un momento storico, possono mostrarsi superate; allora
quell’esperienza finisce, se essa si è identificata con il modo concreto con
cui è stata vissuta. Ma se in essa si può riscoprire sempre il cuore, che è
oltre e più grande di ciò che concretamente si vive,
allora quell’esperienza guadagna una vitalità che va oltre il tempo.
Per l’Azione
Cattolica questo significa recuperare il senso dell’ideale su cui essa si
fonda.
Qual è
l’ideale dell’AC?
Un
dono della Chiesa, secondo cui i soci di AC vivono concretamente: un modo di
essere laici impegnati a vivere l’essenziale del Battesimo; a sostenersi in
questo percorso; a mettere a disposizione della Chiesa il loro amore e il loro
cuore di figli, e non solo in termini ideali ma anche quotidiani e concreti;
soprattutto impegnati a mettere a disposizione della Chiesa la loro esperienza
di cristiani nel mondo, perché la Chiesa possa arricchirsi nella sua azione
pastorale del pensiero e dell’esperienza di coloro che conoscono i problemi
della vita quotidiana: della famiglia, della politica, del lavoro, delle
relazioni sociali; che conoscono le domande profonde di tante persone anche non
credenti con cui condividono la vita di ogni giorno. Essi sanno che il
patrimonio più prezioso che possono offrire alla Chiesa è quello della loro
fede, provata nell’incontro con le situazioni ordinarie e comuni della vita di
tutti. Sono convinti che la loro fede non è un fatto privato, ma fa parte del
tesoro della Chiesa tutta.
Il
recupero del valore di questo dono e la fierezza di viverlo sono l’obiettivo
del cammino della vita associativa in questo anno, che ha al suo cuore il valore
dell’identità di AC: un modo originale di essere nella Chiesa, scelto per
rendere più ricca la vita stessa della comunità.
Ci
sono alcune conseguenze che scaturiscono da questo impegno; ne cito due in
particolare: riqualificare la proposta formativa dell’associazione e dare
valore alle relazioni tra le persone: l’AC è anche un’esperienza di umanità!
Un
cammino assembleare "essenziale"
Essenziale vuole
essere anche il cammino assembleare e la celebrazione delle assemblee.
Che significa?
Che le assemblee
dovranno essere, oltre che un momento importante per fare il punto, per
scegliere le linee di lavoro per il futuro, eleggere i nuovi responsabili, anche
un momento di intenso valore spirituale (non a caso è stata proposta la mostra
sul volto di Cristo, proprio per orientare l’assemblea a questa dimensione
interiore!), un momento qualificato delle relazioni tra le persone, un momento
di gratitudine e di festa.
Sono le assemblee
del rinnovamento di questa fase della vita associativa; il rinnovamento ha
bisogno anche di passione. Anche la passione è essenziale, altrimenti
un’esperienza associativa rischia di diventare solo organizzazione!
E passione è
fedeltà, è riconoscenza, è legame e genera legami.
La presentazione
degli Orientamenti Pastorali fatta da Mons. Corti all’Assemblea dei vescovi
conclude invitando a dedicare questo anno ad una specie di preludio, un anno di
avvicinamento al vero tema: quello di una Chiesa che ri-orienta il suo volto al
mistero di Cristo e per questo si fa missionaria. Questa è l’unica cosa
necessaria per la Chiesa, come per ciascuno di noi.
Un anno dedicato a
comprendere e a sperimentare come questo tempo che cambia abbia bisogno di poche
cose importanti è il nostro preludio associativo per entrare con disponibilità
e decisione nel cammino che gli Orientamenti Pastorali dischiudono per
l’inizio del millennio.
Presidente nazionale AC
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