“Una sola è la cosa necessaria..."

Attenzione annuale 2001/2002

Quando si legge nel Vangelo di Luca il testo che narra del dialogo tra le sorelle di Betania e Gesù si resta colpiti dal diverso atteggiamento dei protagonisti, ciascuno di essi così vivo e vicino a noi, e si può rischiare di non cogliere la forte provocazione che ha oggi quell’affermazione di Gesù: “una sola è la cosa necessaria”.

Se si legge questa frase fuori dal contesto, allora ci si sorprende, per la forza con cui ci orienta, e ci costringe a rivedere il nostro modo di pensare e di scegliere.

Abbiamo pensato che fosse utile e sapiente anche per l’Azione Cattolica dedicare un anno a riflettere su che cosa è "necessario", cioè così importante che senza di esso non si può più vivere e non si può essere se stessi: necessario per ciascun aderente all’AC; necessario per ogni associazione: parrocchiale, diocesana e nazionale in questo anno di assemblee.

Questo tempo severo e appassionante ci chiede di radicarci in ciò che ci rende noi stessi, senza nostalgie per il passato, con creatività e fiducia nel futuro.

L’essenziale per ciascuno di noi

Il percorso di rinnovamento cui ci chiama in questo momento la nostra associazione riguarda prima di tutto ciascuno di noi.

Non ci sarà nessun significativo rinnovamento dell’Azione Cattolica se non per il rinnovamento interiore dei suoi aderenti; se non perché le persone che sono di AC assumeranno la decisione di un nuovo impegno nel vivere la loro adesione a Dio, la loro fedeltà alla Chiesa, la loro dedizione ai fratelli e a questo tempo.

Essenziale dunque è prima di tutto rinnovamento interiore delle persone dell’AC.

Si tratta di una dinamica che nell’esperienza cristiana prende il nome di conversione, di nuovo ritorno a Dio.

In particolare, sappiamo che il rinnovamento per l’AC significa rimettere al centro la questione della fede, il valore del nostro battesimo e del percorso ordinario della vita cristiana.

Siamo di AC perché amiamo vivere la vita cristiana senza particolarità, senza specificazionié di nessun genere: cristiani senza aggettivi, nella dimensione comune ed essenziale della vita battesimale; quella che ci rende uguali a tutti i laici cristiani che hanno scelto di vivere in questo tempo la fedeltà al Signore Gesù e secondo il suo Vangelo.

L’essenziale è la fede

L’essenziale per ogni credente è affidarsi al mistero del Signore e alla Sua Pasqua e vivere la propria esistenza in comunione con Lui.

L’esperienza della fede è percorsa dall’esigenza di vedere. Vedere il volto di Dio: è la domanda che dice il bisogno di pienezza che c’è nella vita, nostra e di ogni persona; vedere Gesù, domanda che tanti anche oggi rivolgono a noi credenti, alla nostra testimonianza, alla Chiesa. Vedere è una promessa: quella che Gesù fa ai suoi, quando promette di mostrarsi in Galilea, cioè in quella terra oscura e quotidiana in cui egli stesso è vissuto nell’anonimato di Nazareth e nel silenzio di trent’anni di vita ordinaria.

Siamo convinti che se sapremo nuovamente, con intensità e con gioia, orientare lo sguardo verso il Volto di Gesù potremo trovare pienezza alla nostra vita: questo non significa che troveremo risoluzione ai problemi di questo tempo, ma che avremo una forza nuova per affrontarli e che il contatto con questo tempo difficile avrà rigenerato e risvegliato in noi l’esigenza e il gusto di vivere l’originalità cristiana con nuova convinzione e con nuova motivazione.

Vivere la fede nell’ascolto obbediente alla Parola e nella preghiera

Per poter rigenerare la nostra esperienza di fede abbiamo bisogno di un’attenzione assidua alla Parola del Signore, per ridare in essa nuova profondità alla vita cristiana. Nel tempo potremmo aver maturato l’idea che essere cristiani significa soprattutto dedicarsi con generosità ad una serie di impegni che, pur buoni, potrebbero averci fatto perdere il gusto delle dimensioni interiori della fede, soprattutto quella della preghiera e dell’ascolto della Parola. E’ proprio l’ascolto, insieme alla preghiera, ciò che modella la nostra vita sul pensiero di Dio e la coinvolge nel suo mistero: è nell’ascolto che cresciamo nella consapevolezza che tutto è dono e che si è cristiani perché continuamente rigenerati dalla misericordia; che sappiamo di essere resi figli in un amore che ci precede e ci salva non per i nostri meriti o per quelli dei nostri impegni; che ci sentiamo chiamati ad una pienezza possibile per la grandezza di un amore che ci guida, ci consola, ci sorregge, ci indica la strada, ci dice di un Padre pronto ad accoglierci infinite volte.

Il ritmo di questo cammino è quello che la Chiesa scandisce nel suo percorso di fede, quello della liturgia: della domenica e dell’anno liturgico, celebrazione del tempo di Dio che salva le nostre giornate.

L’impegno che ci proponiamo in questo anno "essenziale" è quello di gustare queste dimensioni della vita cristiana e riscoprirle nella loro freschezza e nella loro forza vitale.

L’essenziale per l’AC

Anche l’Azione Cattolica ha bisogno di questo esercizio di essenzialità, di questo recupero.

Il tempo e lo scorrere della vita finiscono sempre con il depositare qualche residuo di stanchezza e di abitudine su ogni esperienza. Non solo: le forme concrete, che sono legate a un momento storico, possono mostrarsi superate; allora quell’esperienza finisce, se essa si è identificata con il modo concreto con cui è stata vissuta. Ma se in essa si può riscoprire sempre il cuore, che è oltre e più grande di ciò che concretamente si vive,  allora quell’esperienza guadagna una vitalità che va oltre il tempo.

Per l’Azione Cattolica questo significa recuperare il senso dell’ideale su cui essa si fonda.

Qual è l’ideale dell’AC?

Un dono della Chiesa, secondo cui i soci di AC vivono concretamente: un modo di essere laici impegnati a vivere l’essenziale del Battesimo; a sostenersi in questo percorso; a mettere a disposizione della Chiesa il loro amore e il loro cuore di figli, e non solo in termini ideali ma anche quotidiani e concreti; soprattutto impegnati a mettere a disposizione della Chiesa la loro esperienza di cristiani nel mondo, perché la Chiesa possa arricchirsi nella sua azione pastorale del pensiero e dell’esperienza di coloro che conoscono i problemi della vita quotidiana: della famiglia, della politica, del lavoro, delle relazioni sociali; che conoscono le domande profonde di tante persone anche non credenti con cui condividono la vita di ogni giorno. Essi sanno che il patrimonio più prezioso che possono offrire alla Chiesa è quello della loro fede, provata nell’incontro con le situazioni ordinarie e comuni della vita di tutti. Sono convinti che la loro fede non è un fatto privato, ma fa parte del tesoro della Chiesa tutta.

Il recupero del valore di questo dono e la fierezza di viverlo sono l’obiettivo del cammino della vita associativa in questo anno, che ha al suo cuore il valore dell’identità di AC: un modo originale di essere nella Chiesa, scelto per rendere più ricca la vita stessa della comunità.

Ci sono alcune conseguenze che scaturiscono da questo impegno; ne cito due in particolare: riqualificare la proposta formativa dell’associazione e dare valore alle relazioni tra le persone: l’AC è anche un’esperienza di umanità!

Un cammino assembleare "essenziale"

Essenziale vuole essere anche il cammino assembleare e la celebrazione delle assemblee.

Che significa?

Che le assemblee dovranno essere, oltre che un momento importante per fare il punto, per scegliere le linee di lavoro per il futuro, eleggere i nuovi responsabili, anche un momento di intenso valore spirituale (non a caso è stata proposta la mostra sul volto di Cristo, proprio per orientare l’assemblea a questa dimensione interiore!), un momento qualificato delle relazioni tra le persone, un momento di gratitudine e di festa.

Sono le assemblee del rinnovamento di questa fase della vita associativa; il rinnovamento ha bisogno anche di passione. Anche la passione è essenziale, altrimenti un’esperienza associativa rischia di diventare solo organizzazione!

E passione è fedeltà, è riconoscenza, è legame e genera legami.

La presentazione degli Orientamenti Pastorali fatta da Mons. Corti all’Assemblea dei vescovi conclude invitando a dedicare questo anno ad una specie di preludio, un anno di avvicinamento al vero tema: quello di una Chiesa che ri-orienta il suo volto al mistero di Cristo e per questo si fa missionaria. Questa è l’unica cosa necessaria per la Chiesa, come per ciascuno di noi.

Un anno dedicato a comprendere e a sperimentare come questo tempo che cambia abbia bisogno di poche cose importanti è il nostro preludio associativo per entrare con disponibilità e decisione nel cammino che gli Orientamenti Pastorali dischiudono per l’inizio del millennio.

  Paola Bignardi
Presidente nazionale AC

 

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