Casomai
Alessandro D'Alatri ripropone, nel film, il tema della famiglia in modo positivo, tradizionalmente italiano, rivoluzionario proprio a motivo del suo tradizionalismo. Infatti, ha detto il regista, «la normalità è oggi la cosa più difficile».
Stefania
Rocca (Stefania) e Fabio Volo (Tommaso) sono una normale coppia di trentenni
(milanesi) dei nostri giorni. Vivono il "giallo del cuore" di tutti
gli innamorati che decidono di coronare il loro sentimento con
l'impegno-avventura del matrimonio: l'invidia e l'ingerenza degli altri («Non
dico mica che lo facessero per cattiveria. Solo che, le parole, una tira
l'altra. ..», la solitudine «Qualcuno che si ricorda ancora di noi»), la
difficoltà di gestire il menage familiare «Non ha senso fare allevare i
figli da qualcuno che per allevare i nostri lascia i suoi a qualcun altro»; «Se
mi dedico alla famiglia perdo il lavoro, se mi dedico al lavoro perdo la
famiglia»), l'incomprensione «La cosa peggiore è che non parliamo più»), la
stanchezza ( «Parlo tutto il giorno, a casa vorrei un po' di silenzio»),
l'ostilità sociale «<Lei è sposata?», «Regolarmente!», «Peccato.»; «Sei
sposato? Regolarmente? Perché non divorzi? Per detrarre gli alimenti, per la
legge devi divorziare»), l'incapacità di sostenere nuove responsabilità, un
secondo figlio.
È
una infausta congiuntura di opposizioni giornaliere a mettere in crisi le buone
intenzioni di stare insieme per tutta la vita. L’impegno sincero ad amarsi e
onorarsi s'incrina nella successione dei "casomai", del lasciare
spazio agli eventi, fino a ritenere ogni cosa "normale": la crisi, il
tradimento, l'aborto, il divorzio. Per Tommaso e Stefania si tratta soltanto di
una ipotesi incombente, prospettata provocatoriamente da un parroco di campagna,
don Livio (eccellentemente interpretato da Gennaro Nunziante), il prete operaio
che celebra la cerimonia di nozze in modo atipico, sottraendosi alla ripetizione
di un rito svuotato di significato, assolvendo fino in fondo alla propria
missione di testimone e voce della coscienza, di "grillo parlante",
che consiglia, ammonisce, rimprovera, sostiene.
«Come
si fa a pensare che l'amore possa dissolversi così! Io credo che sia rimasto
sepolto, sotto interferenze, pressioni di ogni genere. Due persone che si amano
fanno paura: all'infelicità», dice don Livio, facendo eco ad Alessandro D'
Alatri in persona, che spesso interviene attraverso i personaggi del film, come
voce della coscienza propria e del proprio tempo, per raccontare una famiglia
vera. «Sposarsi è un impegno preciso, che uno si prende per tutta la vita»,
dicono Alessandro- Tommaso-Fabio e, con loro, i giovani e i meno giovani che non
accettano la banalità dei tanti copioni già girati, dei tanti casi divenuti la
regola, dell'ineluttabile crollo di promesse e di intenti nella realtà che
segue al sogno.
«L’immagine
di una famiglia vera. ..di questi tempi. ..». Una immagine positiva, la cui
narrazione si mantiene, appunto, tra sogno e realtà, tra il quotidiano e il
fantastico, e utilizza la metafora per comunicare in profondità. Quella dei
protagonisti, che paragonano il matrimonio ad una danza su ghiaccio, in cui i
danzatori sembrano a tratti allontanarsi per poi riprendersi, in un equilibrio
difficile su una superficie fragile. Ma, anche, metafore che appartengono all’
esperienza di vita reale di Alessandro D' Alatri, tradotte nel sogno
cinematografico.
È
durante un’arrampicata che Tommaso chiede in sposa Stefania. Il momento topico
di un viaggio di coppia, che inizia comodamente in automobile, su strada, per
divenire una passeggiata in montagna con gli amici e poi trasformarsi in una
scalata in due, sotto l'azione di forze centrifughe e centripete. Ci vuole,
certo, coraggio per affrontare l'ascesa e arrivare
in cima, per farcela fino in fondo. Da soli non ce la si può fare. Ma,
l'importante è danzare, tenersi per mano e resistere, dopo una caduta alzarsi e
ricominciare.
di
Emanuela Bambara
tratto
da Segno nel mondo n. 8 –Maggio 2002
SCHEDA
DEL FILM
a cura della Commissione Nazionale Valutazione Film della CEI
Genere:
Commedia
Regia:
Alessandro D'Alatri
Interpreti:
Stefania Rocca (Stefania), Fabio Volo (Tommaso), Gennaro Nunziante (don Livio),
Mino Manni (Rino), Maurizio Scattorin (Fausto), Sara D'Amario (Laura), Paola
Bechis (Sara), Andrea Collavino (Carlo), Ada Treves (Giuliana), Andrea Jonasson
(Christel). Nazionalità:
Italia, 2002
Dur.:
110'
Giudizio: Raccomandabile/problematico** Tematiche: Famiglia; Famiglia - genitori figli; Lavoro; Matrimonio - coppia;
Soggetto: Stefania e Tommaso arrivano nella chiesetta di S. Gabriele, isolata tra le colline, e dicono al parroco don Livio che hanno intenzione di sposarsi. Don Livio scambia qualche parola con i giovani, poi acconsente. All'altare i due ragazzi e i presenti lo ascoltano mentre pronuncia frasi inattese sulla fragilità del matrimonio oggi. Don Livio coinvolge poi amici e parenti, e infine Stefania racconta come si sono conosciuti. In flashback, ecco il loro recente passato: lui pubblicitario, lei truccatrice negli studi dove si girano gli spot. Durante una gita in montagna, lui le chiede di essere sua moglie. Si sposano, nasce un bambino, e qualcosa inavvertitamente comincia a cambiare. Timori, campanelli d'allarme: a Tommaso viene assegnato meno lavoro. Per avere un po' di tempo libero, cercano una colf, ma poi preferiscono la nonna di lei. Tra loro però il dialogo comincia a diminuire, e a Tommaso viene detto chiaramente in ufficio che deve decidere quale tipo di impegno privilegiare, la famiglia o il lavoro. Le spese crescono, e a Tommaso il commercialista suggerisce di divorziare per pagare meno tasse. Nello studio un giorno per caso viene chiesto a Stefania di posare per una pubblicità, e lei accetta. Poco dopo, lei dice al marito di essere di nuovo incinta. Lui ha paura del futuro, e lei, dopo qualche incertezza, abortisce. La nonna, addolorata, lascia la casa. Tommaso fa un viaggio con i colleghi dello studio, per ritirare un premio alla miglior pubblicità. Mentre è fuori, ha un rapporto con una ragazza dello staff. Al ritorno Stefania lo caccia di casa. Entrambi finiscono in mano agli avvocati. Si parla ormai di tribunali e di reciproche accuse, quando il racconto rientra nella chiesetta dell'inizio. Don Livio conclude il filo del proprio ragionamento, ricordando che tutto quello appena raccontato può accadere agli sposi nella loro futura vita matrimoniale e sfidare il loro reciproco amore. Invita poi i presenti ad uscire. Quando escono dalla chiesa, Stefania e Tommaso sono sposati e felici ricevono gli auguri di tutti.
Valutazione Pastorale: L'argomento, per quanto rimosso, respinto e collocato ai margini, resta centrale nella società italiana e in questi anni di passaggio dal secondo al terzo millennio: il matrimonio, con tutti gli aspetti che lo circondano, la vita di coppia, i figli, il lavoro, il successo, il tempo libero. Dopo tante analisi di non sempre convincente lucidità ingabbiate in uno sterile sociologismo, questo racconto ha la freschezza, l'efficacia, la vivacità di proporre una riflessione nuova e del tutto attendibile. Merito principale é forse da attribuire alla scrittura del copione, concepita in modo da collocare sullo sfondo di una Milano vera e autentica un 'pezzo' centrale di storia che il finale ci rivela solo immaginato. Ed è invece qui che prende vita un realismo palpitante e minuzioso che diventa cronaca esatta di un "disamore" quotidiano, tra seduzioni di carriera e spinte ad una vita esteriore sotto i riflettori. Dall'altro lato c'è il filo conduttore, dettato dal parroco: frasi le sue aperte e spiazzanti nella prospettiva seria di un invito a prendere coscienza della scelta che si compie; l'attenzione posta sulla preparazione al matrimonio; il richiamo alle responsabilità reciproche. Nel descrivere la parabola ora ascendente ora discendente della coppia di oggi in una cornice metropolitana sfuggente e frastagliata, D'Alatri assume un punto di vista insieme rispettoso e coraggioso. Gli inciampi sentimentali, le incertezze professionali, i dispiaceri e il dolore si succedono lungo un ventaglio esistenziale che ha la forza di non rinunciare ancora a credere nel possibile raggiungimento della felicità nell'amore reciproco. Restano nella memoria il singhiozzo sommesso della nonna che lascia la casa alla notizia dell'aborto, e il gesto del parroco che nel finale chiede di restare solo con gli sposi. Essenziale e caparbio, inatteso e propositivo, il film, dal punto di vista pastorale, è da valutare come raccomandabile, e problematico, per la forte sincerità che emana dalla presa d'atto di tante difficoltà che però non escludono la fiducia e la speranza.
Utilizzazione: il film è da utilizzare in programmazione ordinaria, e da proporre in molte occasioni, anche in funzione didattica ed educativa, per una riflessione ad ampio raggio sul tema del matrimonio nella società italiana attuale.