CHOCOLAT
In un paesetto della campagna francese, arrivano una donna e sua figlia di sei anni. Lei, Vianne Rocher, apre una cioccolateria. La tranquillità della vita di paese su cui veglia il sindaco-conte, implacabile moralista, ne viene gradualmente sconvolta; l'arrivo di un fascinoso gitano, porta il subbuglio paesano alle stelle. Il racconto, si presenta come una singolare favola, e si sviluppa come un apologo contro gli integralismi puritani e l'intolleranza verso i diversi, sottesa ad una visione mortificatoria e penitenziale della vita. È quindi un inno gustoso al piacere di vivere in un'atmosfera svagata e distesa, magnificamente fotografata, che gli eccellenti attori rendono del tutto gradevole. Il film, tuttavia, dato il grande successo riscontrato nelle sale di tutto il mondo propone, indirettamente, un'altra serie di considerazioni:, "È uno di quei film-fiaba che, con il pretesto di inneggiare a valori condivisi e condivisibili (la libertà, la tolleranza, la ricerca della felicità), finiscono per allinearsi al pensiero unico globale più corrivo, che oggi ad Hollywood alligna soprattutto nei melodrammi e nelle commedie" (Vincenzo Buccheri, Segnocinema, 109). Parlandone insieme, si possono quindi fare emergere i luoghi comuni e le genericità della nostra etica reale, abilmente omogeneizzata dai mass-media.
da
"Di
generazione in generazione"
cammino formativo del Settore Adulti 2001-2002
SCHEDA
DEL FILM
a cura della Commissione Nazionale Valutazione Film della CEI
Genere:
Commedia
Regia:
Lasse Hallstrom
Interpreti:
Juliette Binoche (Vianne Rocher), Alfred Molina (sindaco, conte di Raynaud),
Carrie Ann Moss (Caroline), Victoire Thivisol (Anouk), Lena Olin (Josephine),
Judi Dench (Armande), Johnny Depp (zingaro), Peter Stormare, Leslie Caron, John
Wood.
Nazionalità:
Gran Bretagna/Stati
Uniti, 2000
Durata: 121'
Giudizio: Discutibile/ambiguo Tematiche: Donna; Politica-Società;
Soggetto: E' il 1959. La tranquilla e monotona vita a Lasquenet, piccolo paese della provincia francese, é turbata dall'arrivo di Vianne Rochet. La giovane donna, con al seguito la figlia piccola Anouk, prende in affitto un fondo abbandonato e comincia rimetterlo in piedi. Di lì a poco il locale prende le forme di una invitante e accattivante pasticceria. Vianne é bravissima e sia il bancone che la vetrina si riempiono di deliziosi cioccolatini lavorati in cento modi diversi. Ma tutto questo attira l'attenzione non proprio favorevole del sindaco, il conte di Raynaud, il quale si reca al negozio e invita Vianne a moderare la sua attività. Il conte tiene la vita del paese sotto il freno di regole rigide e immutabili, scandite dalla vita della chiesa secondo un rituale cui si adegua anche il giovane parroco, il quale porta a lui i discorsi da tenere alle messe per le opportune revisioni. Intanto però alcuni abitanti cominciano a trovare nella pasticceria un insperato momento di conforto. Così Josephine scappa dal marito manesco e trova il coraggio per restare da Vianne; Armande, l'anziana proprietaria del locale, si ferma per confidarsi, e sembra una donna robusta finché la figlia Caroline non rivela che ha il diabete ad uno stadio avanzato. Anche Luc, il figlio di Caroline, trova nel negozio l'atmosfera giusta per dedicarsi al disegno, la sua passione. Lungo il fiume é segnalato l'arrivo di un gruppo di zingari. Il consiglio comunale si riunisce e il conte sostiene che bisogna mandarli via. Dopo il pranzo per la festa dei settanta anni di Armande, il cuore della donna non regge più. Intanto qualcuno ha appiccato il fuoco ai barconi degli zingari e Vianne, che si era appartata con uno di loro, passa un grosso spavento per le sorti della figlioletta. Arriva la Pasqua. Il sindaco si introduce nel negozio, non resiste più di fronte ai cioccolatini e si lascia andare a gesti furiosi al termine dei quali si addormenta. La mattina Vianne lo aiuta ad andare via. In chiesa padre Henry tiene l'omelia senza leggere discorsi già scritti. Vianne decide di rimettersi in movimento per altre destinazioni. Ma il paese festeggia. Il sindaco ora é cambiato, e con lui tutti gli altri sono più allegri e disponibili.
Valutazione Pastorale: Il racconto comincia con "C'era una volta..." e quindi non c'é dubbio che si tratta di una favola. Bisogna aggiungere: una favola decisamente laica non priva di aspetti di metafora. Si parte da uno stadio zero di negatività (un paese in cui si vive all'insegna del bigottismo e del conformismo)e si procede con il confronto tra questa situazione e un evento imprevisto che arriva a sconvolgerla: Vianne, la donna non sposata, la ragazza madre per niente sottomessa, mette sottosopra abitudini e atmosfere, diventa una sorta di specchio verso cui tutti si rivolgono per vedere meglio se stessi e gli altri. Da qui anche la tolleranza nei confronti del 'diverso' (gli zingari), l'accoglienza, la scoperta di nuovi rapporti. Una favola, si diceva, ma con molti aspetti poco convincenti. Da una parte Viviane, il positivo; dall'altra l'intero paese, il negativo (la regressione, l'immobilismo). In mezzo la rappresentazione di una Chiesa incapace di essere se stessa, succube e senza idee. Se ne potrebbe dedurre l'interpretazione che nel mondo e nella Chiesa bisogna cambiare quando stanno per prevalere i conformismi e che vanno liberate le energie positive anche laiche. Ma sul versante opposto ci sono non pochi passaggi equivoci, a cominciare dall'omelia finale. Il regista si dimostra molto furbo nell'ammantare il racconto di obiettivi di libertà sui quali nessuno può dirsi in linea di principio contrario. Ma é troppo saccente nell'irrisione dei valori, radicalizza lo scontro per portarlo dalla parte voluta, deride, carica troppo i toni, diventa anche lui prevedibile e conformista. Film quindi da seguire con tranquillità sul piano narrativo ma da osservare con qualche attenzione. Dal punto di vista pastorale, l'evidente alternarsi di momenti felici con altri troppo manichei induce alla valutazione del discutibile, e di ambiguo come tratto prevalente del racconto.
Utilizzazione: il film può essere utilizzato in programmazione ordinaria. In altre circostanze lo si può proporre come ritratto europeo anni '50 in una cornice storica tra favola e realtà.