Non siamo pochi cristiani ma poco cristiani
Il Vescovo al Consiglio diocesano AC prima della missione Torre Cajetani

All’inizio del nuovo anno associativo l’Azione Cattolica Diocesana ha vissuto l’esperienza di una Missione Popolare a Torre Cajetani svolta dal 2 al 10 ottobre.

In preparazione a questo iniziativa il Consiglio Diocesano si è riunito nel giorno 20 settembre alle ore 18,30 presso la sede di AC .

Durante l’incontro vi è stato l’intervento del nostro Vescovo Francesco, il quale non si è soffermato sulle modalità della missione ma sul perché questa oggi è necessaria, anzi urgente. infatti quelli che egli ha definito i motivi di sempre, ossia: una Chiesa voluta da Gesù missionaria, dagli apostoli simili a pescatori, desiderosi di evangelizzare a un popolo che ha bisogno e diritto al Vangelo, ora sono ragioni particolarmente urgenti.

Il Vescovo ha affermato, infatti che si rischia di vivere nell’illusione che il mondo sia già evangelizzato come è avvenuto all’inizio del secolo quando, invece, viviamo in una condizione di indifferenza si potrebbe dire di “nuovo paganesimo”.

Usando le seguenti parole: "Non siamo pochi cristiani ma poco cristiani" il Vescovo ha sottolineato come l’essere una minoranza non è una condizione sfavorevole se vissuta con la luce della Fede perché può risultare una Grazia, un’opportunità.

La Missione dunque non è una crociata né una conquista ma un servizio di ogni cristiano e della comunità che richiede una seria preparazione spirituale. Il Vescovo ha suggerito di seguire lo stesso itinerario che seguirono i discepoli di Gesù sotto la sua guida: conversione, comunione e missione.

Il significato profondo del cristianesimo è avvertire nella propria vita la Grazia di Dio, essere consapevoli che Cristo è morto e risorto per ognuno di noi, è convertirsi ogni giorno all’Amore, rispondere con convinzione alla chiamata del Signore negli atteggiamenti di tutti i giorni, sperimentare il vangelo e scoprire che funziona.

La grandezza della Fede va oltre le nostre unità di misura ma non bisogna per questo avere paura di viverla nel piccolo e nella povertà, è necessario personalizzare e essere testimoni. Allo stesso tempo non bisogna dimenticare di essere una comunità: la comunione è fondamentale per evitare di dare spazio al proprio ego, alla voglia di soddisfare e di gratificare se stessi.

In un clima di missione, dunque, non servono eroi, non è necessario egocentrismo ma unione perché si possa piantare un seme di Chiesa.

Partendo da questi presupposti la Missione diviene una conseguenza inevitabile e non risulta essere un insieme di spazi e attività che non danno frutto ma si rivela un’ottima semina.

Il messaggio di Gioia e di Amore di cui il Vangelo ci parla e che noi dobbiamo annunciare deve dunque essere visibile sui volti con i nostri sorrisi e la nostra semplicità perché le fatiche sono trasfigurate dalla bellezza della Missione.

Credo che nessuno abbia il coraggio di negare quanto sia difficile vivere mettendo in pratica le parole del nostro Vescovo ma forse a volte si dimentica che il Signore non richiede la perfezione ne tanto meno sacrifici inutili ma solo la tenerezza nel cuore che ci permette di camminare con letizia certi che la sua Misericordia non ci abbandonerà mai.

Ilaria Pettorini  

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