Bozza documento finale Assemblea

Uno solo è il vostro Maestro e Signore (Mt. 23, 10)

L' ACI: un cammino rinnovato ed esemplare

Parte 1

 

L 'icona biblica

 

Testo del VESCOVO al Cammino Annuale Associativo

 

Parte 2

 

L ' ACI nel contesto ecclesiale e associativo nazionale

L 'orizzonte che muove l’ACI è altresì indicato dal segnale di forte rinnovamento a tutti i livelli della vita associativa, dalle prospettive della Chiesa universale e nazionale, dalla situazione storico- politica ed economica che il nostro paese oggi si trova ad affrontare.

In particolare nel delineare le idee guida del prossimo triennio facciamo riferimento a:

- il documento del magistero pontificio “NOVO MILLENNIO INEUNTE”

- il documento pastorale della CEI per il primo decennio 2000 “COMUNICARE IL VANGELO IN UN MONDO CHE CAMBIA” n. 54-61

- il documento pastorale del Vescovo “RIPOSATEVI UN PÒ”

- le decisioni che verranno assunte dall'assemblea Nazionale nell' Aprile 2002

 

Parte 3

 

L ' ACI NELLA CHIESA DIOCESANA

 

In quest’ ultimo decennio l’ ACI ha vissuto i cambiamenti della Chiesa locale, scoprendo nella Diocesanità il punto di forza della sua natura e del suo spazio associativo.

A partire, infatti, dalla fine degli anni ‘80 ad oggi la Chiesa di Anagni -Alatri ha dato vita ad un profondo rinnovamento nella sua presenza sul territorio, nella pastorale, nello stile dell'annuncio e dell ' evangelizzazione.

In questo contesto, che comunque aveva visto I' ACI coinvolta nella progettazione del cambiamento, diversi sono stati i mutamenti apportati alla sua azione, alcuni dei quali non sempre consapevoli e convinti:

 

- Il venir meno di un proprio ruolo autonomo nella pastorale per assumere le scelte operate dalla Diocesi e realizzarle. Questo ha significato una diminuzione delle iniziative dei settori per evitare il moltiplicarsi delle azioni e degli intralci che ne derivavano.

- La nascita degli organismi pastorali e il forte impulso dato ad altri movimenti ed associazioni ecclesiali ha comportato un profondo ripensamento del ruolo e della presenza dell’ACI nella Chiesa locale.

 

Alla luce di questi elementi, oggi, e nell' immediato futuro, ci sembra che l’ ACI debba riscoprire nella diocesanità il proprio elemento caratteristico come ricordava il Vescovo nella lettera del 15-10-2000.

 

Ciò si traduce nel far proprio:

la missione di evangelizzazione che l' ACI, in diretta collaborazione con la gerarchia è chiamata a svolgere. In modo particolare l' ACI è impegnata, esplicitamente, nella missione diocesana, sia nella fase di preparazione (ciò richiede un surplus di formazione per tutti i responsabili direttamente investiti) sia nel coinvolgimento delle parrocchie e di tutti gli aderenti.

 

La collaborazione con il Vescovo diventa pertanto impegno a realizzare il progetto pastorale della chiesa di Anagni- Alatri, pensato per questa comunità ecclesiale ai vari livelli.

 

Da questi elementi fondamentali discende l'impegno dell' ACI in parrocchia. E' vero che di fronte ai mutamenti avvenuti, anche il coinvolgimento dell’ACI nella vita ordinaria delle parrocchie va posto in modo diverso: innanzitutto è indispensabile che alla proposta di ACI corrisponda un consenso esplicito ed un invito concreto alla collaborazione secondo le necessità della comunità parrocchiale rappresentate dal parroco.

Certamente l'Azione Cattolica è una vocazione e un carisma laicale riconosciuto e pertanto, come ci ricordano i pastori, è bene che venga apprezzato e favorito nelle diverse realtà parrocchiali.

Si tratta, infatti, non di un carisma particolare, ma di un carisma comune, di cui a pensarci bene ogni chiesa locale non può fare a meno, soprattutto se questo tipo di servizio ecclesiale è offerto spontaneamente dai laici che si sentono chiamati. L 'impegno in parrocchia esige presenza visibile, chiara disponibilità a mettersi a disposizione, offrendo il proprio contributo, senza pretese di autonomia, dichiarandosi a parole e nei gesti, pronti ad assumere le necessità di quella comunità ecclesiale che attraverso il parroco vengono espresse.

In presenza, infine, di altri carismi laicali nella parrocchia e di ulteriori forme di collaborazione e di servizio l' ACI fa suo il primato dell’ evangelizzazione e della formazione, scegliendo quelle frontiere che nella pastorale di oggi sono il terreno più difficile e scoperto della missione della Chiesa.

 

Parte 4

 

Alcune priorità:

 

1. ORGANIZZAZIONE

o UNITÀ: questo dato istituzionale dell' ACI oggi non è più scontato; la sola affermazione di principio che l'Azione Cattolica è unitaria non basta più. Una associazione frammentata, settorializzata, eccessivamente specializzata, strettamente impegnata nel proprio specifico ambito rischia di perdersi nel nulla.Ribadire l'unitarietà dell'associazione vuol dire oggi: individuare e scegliere comunitariamente ció che è essenziale, fondamentale, decisamente importante per l' ACI. Inoltre significa far convergere le sensibilità, la disponibilità e l'impegno delle persone verso mete e traguardi prima di tutto comuni e necessari e poi che si articolano verso obiettivi specifici. Questo deve tradursi nell’esprimere a tutti i livelli nella Presidenza, nel Consiglio Diocesano e parrocchiale la visibilità di un gruppo, anche numericamente limitato, che si è coinvolto in un progetto pensato, condiviso e realizzato insieme e che agisce come un cuor solo e un' anima sola.

o ORGANICITA': strettamente connessa alla prima, l’organicità dice che I' ACI agisce in modo simile ad un corpo. Il funzionamento dell' AC, infatti, se vuole essere autentico e produrre quei frutti efficaci nell’apostolato (chiari segni dell’ecclesialità vedi A.A. ), deve essere strutturato in maniera simile al corpo in cui le varie e diversa membra si muovono in sintonia, coordinate l'una con l'altra, in cui ogni parte agisce in funzione del tutto. Insomma l’Azione Cattolica deve farsi più famiglia e non la semplice somma di tanti individui. Infatti l'impegno comunitario ed organico costituisce il primo requisito dell' ACI. L 'identità dell' ACI, talora messa in discussione, va ricercata e rafforzata tenendo ben presente questo primo articolo dello STATUTO. Ne consegue che occorre riunire, invece che disperdere, ricompattare invece che separare e distinguere. Ciò significa che gli organismi associativi, dalla Presidenza ai Consigli, fino ai Gruppi Parrocchiali debbono esprimere una forte coesione interna, in tutte le dimensioni, umana, spirituale, nel servizio.

 

Proposte di sperimentazione :

 

o Forme di collaborazione tra i settori adulti e giovani e l' ACR per ciò che concerne la progettazione , la formazione e la verifica

o Scegliere delle iniziative comuni e non sovrapporsi

 

2. ESSENZIALITA'

Oggetto anche del cammino associativo annuale l' essenzialità non è solo un tema di attenzione a termine, è un dato costitutivo da recuperare perché caratteristico della natura stessa dell’associazione.

Del resto non è solo la constatazione del lievitare numerico a suggerire di ritrovare il senso profondo dell' essere associazione. Infatti è altrettanto evidente che l' ACI spesso, negli ultimi tempi, si è spesa troppo per dare spazio all' organizzazione, al tecnicismo, alla metodologia, perdendo di vista ciò che invece determina l’ossatura propria della scelta e della condivisione associativa.

Ciò ha prodotto un forte dispiego di energie nelle molte iniziative, soprattutto giovanili e dei ragazzi, a discapito della natura profonda che caratterizza l' ACI: I'impegno al servizio della vocazione, formazione e missione cristiana dei suoi aderenti.

Si osserva un certo calo nella tensione dell’ideale cristiano, nel cammino vocazionale, nella scelta decisa del Vangelo, della dimensione ecclesiale: tutti elementi che se non diventano scopo preciso e duraturo, rendono inutile la stessa associazione. Occorre ristabilire con forza:

- l'impegno alla formazione umana e cristiana degli aderenti

- la continuità nell'impegno alla formazione perché la scelta del cristianesimo, la scoperta della propria vocazione siano durature e non limitate ad un tempo della vita

- la qualità della proposta, senza aver paura di chiedere e di sollecitare, presentando un cammino che propone mete ideali e si caratterizza per delineare le tappe anche impegnative di questo cammino, pur nel rispetto dei tempi e della vita di ciascuno.

 

Proposte di sperimentazione :

 

3. FORMAZIONE

I cammini formativi se per taluni aspetti sono diventati più a misura delle persone e delle loro esigenze, sembrano tuttavia peccare di genericità, scarsa incisività sia sul piano qualitativo che quantitativo.

Proprio la constatazione delle difficoltà in campo educativo e formativo a tutti i livelli associativi (dai responsabili parrocchiali e di settore, agli educatori/animatori) , i disorientamenti nelle varie fasi dello sviluppo individuale e nella ricerca dell' equilibrio nella vita adulta deve indurci a qualificare meglio la proposta formativa ricercando nell’ esemplarità formativa il criterio guida per i contenuti e la metodologia di lavoro.

 

o FORMAZIONE ALLA RESPONSABILITÀ

Essa è prima di tutto individuale e consiste nel "dar ragione della propria fede, della propria speranza e carità"

La responsabilità individuale è quella che ci assumiamo nella scelta del battesimo e della vita cristiana, nelle azioni personali nella chiesa e nel mondo, negli incarichi che siamo chiamati ad assumere e per i quali non esiste delega, rinvio, gruppo o altri che valgono.

Infatti altro è la responsabilità, altro è la ricerca della collaborazione e della compartecipazione, nonché del consenso ad un progetto.Nello scadimento della democraticità all'interno dell'ACI (ruolo dei consigli - della presidenza), c'è questa confusione sul significato di responsabilità e collegialità frutto della moda corrente per la quale "tutti sono responsabili, e nessuno è responsabile", anche l'ACI ne paga le conseguenze. Infatti alla base del diminuito ruolo degli organismi collegiali dell'associazione vi sono sia scelte emotive, basate della simpatia momentanea, difficoltà di fronte ai primi impegni, sia facilità nel rinunciare dopo qualche tempo che si è iniziato, ma anche difficoltà a rapportarsi ad organismi nei quali proprio la rappresentatività può talora impedire la snellezza delle procedure.

Però nel ribadire l'importanza di questa forma di democraticità, che impegna i singoli nella responsabilità occorre rivedere alcune funzioni e sperimentare forme di partecipazione più adeguate.

 

o LA RESPONSABILITA' NELLA COMUNITA' O COLLEGIALE

E' quella per la quale ci sentiamo parte viva e non estranea del gruppo, per la quale ci assumiamo il carico delle gioie e degli impegni perché ne condividiamo le scelte ideali e che siamo pronti a difendere perché vi apparteniamo.

E' quella responsabilità che ci ha fatto scegliere nel metodo democratico dell'elezione di un certo numero di rappresentanti non il modo per dare ad alcuni la "croce.." fino al limite delle possibilità, ma il modo per esprimere in forma più efficace ed elastica (ma tutti ne sono responsabili) un mandato.

Insomma se l'ideale di ACI può continuare ad avere un peso nelle nostre comunità oggi dipende dalla forza con le quali tutti, a vari livelli di responsabilità, ma nella partecipazione collegiale mostriamo visibilmente "che siamo uno per tutti e tutti per uno" e che l'Azione Cattolica non è stato solo l’episodio di una vita, l'occasione di un momento, un seno da cui succhiare senza gratitudine, ma qualcosa che ci appartiene e che ci è caro. Tale responsabilità che ci investe direttamente non consente giustificazioni mediocri, attribuendo i fallimenti e le povertà agli altri.

 

o VIVACITA' APOSTOLICA

L 'attenzione per l'uomo, in particolare a quello di oggi più debole (bambini, poveri, emarginati, extracomunitari) richiede innanzitutto la capacità di esprimere iniziative dove tutto il gruppo sia coinvolto.

 

Proposte di sperimentazione:

 

PARTE 5

 

LA DIREZIONE DEI SETTORI

Crediamo che i settori nel prossimo futuro abbiano necessariamente bisogno di convergere e puntare sugli stessi obiettivi. Le priorità indicate implicano che debbano superare la logica dei compartimenti stagni e, mettendo al centro il progetto condiviso, lo realizzino. È chiaro che la forza dei settori consista nell'esperienza di vita dei propri aderenti, nello stile che esprime per raccoglierne bisogni e istanze, per i metodi adottati e adeguati alle situazioni di vita.. Questa originale e preziosa ricchezza va orientata e finalizzata alla crescita di tutta l’associazione puntando a:

- suscitare vocazioni adulte all'impegno formativo in associazione

- inserire momenti formativi comuni a tutti i settori

- qualificare maggiormente i responsabili di settore e parrocchiali

- dare più spazio alla costituzione di gruppi adulti e giovani per favorire l'impegno con l' ACR

PARTE 6

 

PREGHIERA FINALE

N. B. (Si tratta del lavoro della Presidenza e del Consiglio Diocesano. Chi vuole può inviare contributi all’indirizzo dell’ACI Diocesana, Casella Postale n. 49 o all’indirizzo e-mail cipran@libero.it