GATTO NERO GATTO BIANCO
Matko, un povero diavolo che vive d'espedienti, decide di imbarcarsi in un grosso affare con l'aiuto di Grica Pitic, vecchio padrino gitano. Il suo progetto si rivelerà fallimentare e per rimborsare il suo socio, il gangster Dadan, Matko accetterà di far sposare suo figlio Zare con la minuscola sorella di Dadan, Afrodita. Dopo una lunga serie di incredibili e inenarrabili vicende i due giovani riusciranno a sposarsi con i loro veri innamorati: Zare con l'ammaliante cameriera Ida, e Afrodita con Griga Maggiore, l'altissimo nipote di Griga Pitic. A Dadan, invece, spetterà una "particolare" punizione! Kusturica ci ha regalato uno straordinario e divertentissimo manifesto di vitalità.
È veramente un'impresa impossibile provare a descrivere a parole tutte le piccole e grandi invenzioni visive di ogni inquadratura. Così come cercare di trovare una morale definitiva e completa al racconto: forse potrebbe essere "la vita vince tutto". Anche la morte, come dimostrano i due arzilli e "defunti" vecchietti che si risvegliano in soffitta! E allora vita sia: fatta di gioia, libertà, schiettezza cercando di essere quello che siamo, non ciò che vorrebbero farci diventare.
Attenzione: il fatto che il film sia ambientato tra il popolo gitano, non deve farcelo percepire come più lontano di altri. Se anche parla di "loro", comunque parla a "noi": donandoci uno sguardo altro su una cultura con cui ci troviamo sempre più a confronto, può senz'altro aiutarci a ripensare più in profondità anche il nostro stile di vita, portandoci anche a concepirlo in maniera meno assoluta e più dialogante. Infatti, ci sono tanti e tanti modi per liberare la gioia; poi bisogna anche saperla condividere…
da
"Libera la gioia"
- Guida
all'Attenzione Annuale 1999-2000
del Settore Giovani di AC
SCHEDA
DEL FILM
a cura della Commissione Nazionale Valutazione Film della CEI
Genere:
Grottesco
Regia:
Emir Kusturica
Interpreti:
Bajram Severdzan (Matko Destanov), Srdjan Todorovic (Dadan Karambolo), Sabri
Sulejman (Grga Pitic), Zabit Mehmedovski (Zarije Desta- nov), Florijan Ajdini (Zare
Destanov), Branka Katic (Ida), Jasar Destani (Grga Veliki), Ljubica Adzovic
(nonna Sujka), Predrag-Pepi Lakovic, Stojan Sotirov, Predrag-Miki Manojlovic.
Nazionalità:Jugoslavia,
1998
Dur.:
120'
Giudizio: Accettabile-riserve/Complesso/Dibattiti*
Tematiche: Rapporto tra culture;
Soggetto: Pitic, padrino gitano magnate delle discoteche, e Zarije, proprietario di un cementificio, non si vedono da tantissimo tempo. Sono arrivati ad 80 anni e rimangono grandi amici. Zarjie vuole chiedere a Pitic del denaro per concludere un affare legato al mercato nero del petrolio. Per assicurarsi il prestito, Matko, figlio di Zarjie, dice a Pitic che suo padre è morto. Pitic ne è profondamente colpito e decide di andare sulla tomba di Zajie. Matko vuole coinvolgere nell'affare Dadan, re dei gangster gitani. Zare, figlio di Matko, deve sposare la sorella di Dadan, la piccolissima Afrodita. Ma il giorno del matrimonio Zare ed Afrodita si ribellano e Zare aiuta Afrodita a scappare. La ragazza trova comprensione tra le braccia dello spilungone Grga, nipote di Pitic. Le cose sembrano appianarsi. Zare è libero di sposare la cameriera Ida e organizza subito un matrimonio per se e per Afrodite. Mentre Pitic muore e si scatena il putiferio, Zare e Ida fuggono con una fisarmonica piena di soldi, minacciando il prete alla presenza di due testimoni, un gatto nero e uno bianco.
Valutazione Pastorale: si tratta di un film di evidente taglio grottesco che prende spunto dalla cultura e dalla tradizione del popolo zingaro per ironizzare sulla perdita d'identità e di punti di riferimento che vivono attualmente quelle popolazioni. Kusturica, nato a Sarajevo nel 1954, ha in passato trattato in modo drammatico le difficoltà seguite al crollo della nazione jugoslava (con Underground). Oggi l'argomento tutto sommato non cambia, ma il regista sceglie un taglio completamente diverso, una storia affidata ad un ritmo veloce, ad una grande confusione tra i personaggi e i fatti, a tracciare il quadro di una situazione oltremodo confusa in cui ognuno va ormai per conto proprio. La rigidità dei costumi antichi, delle tradizioni, dei simbolismi si confronta e stride con i suggerimenti di altre culture, con la voglia di fare soldi e guadagnare indipendenza. L'affresco, sia geografico-culturale che generazionale, è vero e sincero, utile a capire come sia difficile ricreare un convincente tessuto sociale tra gruppi tanto diversi. Dal punto di vista pastorale, il film manifesta una autentica voglia di riscatto e di crescita e va quindi valutato come positivo, sia pure evidenziandone alcune riserve per certe situazioni un po' superficiali e tirate via. Del resto è consigliabile accompagnarne la visione con dibattiti per comprenderne meglio la complessità.
Utilizzazione: da quanto detto si deduce che l'utilizzazione migliore del film è in proposte mirate, per parlare delle difficili realtà che attraversano l'Europa dell'Est e la sua ricerca di una precisa identità.