Il laico di AC alla luce della Christifideles laici
Quali sono le caratteristiche del laico di AC?
Chi è il laico di AC?
In che modo possiamo esplicitare nella Chiesa la corresponsabilità?
Le domande e i riferimenti alla Christifideles laici ci inducono a sottolineare alcuni elementi. Il Concilio Vaticano II ed il Papa in questa enciclica definiscono chi sia il laico e quale sia la sua vocazione all’interno di una visione rinnovata di Chiesa, vista come “popolo di Dio”
Il laico è prima di tutto un “fedele di Cristo”, un battezzato che appartiene a Cristo e nella Chiesa costituisce le membra del suo corpo, partecipando al suo mistero di comunione e missione .Con questa immagine viene ampiamente superata la concezione limitata che identificava la Chiesa esclusivamente con la gerarchia, con i vescovi, i sacerdoti e i religiosi,
La Chiesa è l’intero popolo di Dio, salvato da Cristo nel battesimo. Il laico pertanto nell’uguaglianza e nella piena dignità di figlio di Dio ha una peculiarità che consiste nel realizzare la propria santità nel mondo, attraverso gli impegni quotidiani dello studio, del lavoro, della famiglia, delle amicizie, delle relazioni sociali, civili e politiche. Il mondo è allora è la realtà in cui si può realizzare la vocazione del laico.
Immersi dunque nelle cose di questo mondo, i cristiani laici non solo sono chiamati a santificarsi, ma anche a contribuire alla santificazione di tutte le realtà che nel mondo trovano accoglienza, ad essere insomma fermento, sale e luce della terra.
La testimonianza e l’impegno non sono separabili dalla ricerca, da parte del fedele laico, di trovare proprio all’interno della realtà in cui è stato posto da Dio i segni della sua vocazione alla salvezza. In questa luce emerge, allora, con maggiore chiarezza quale sia la natura e la caratteristica del laico di Azione Cattolica.
Il laico di Azione Cattolica è, in tutto e per tutto, un battezzato che vivendo nel mondo compie lì doverosamente i compiti che gli sono stati affidati e attraverso i quali esprime la sua chiamata personale alla pienezza della vita.
Nello scegliere l‘AC il laico cristiano decide di condividere la missione di tutta la Chiesa, accetta cioè di partecipare, in stretta collaborazione con i pastori, all’annuncio evangelizzatore con lo stile e i metodi che gli sono propri.
I laici hanno la libertà di costituire gruppi ed associazioni e quindi di aggregarsi per realizzare fini e scopi connessi al loro essere cristiani
L’autonoma e spontanea libertà di associarsi ha fatto nascere l’AC . Quei giovani che l’hanno fondata si erano dati un fine: la collaborazione con la gerarchia e la condivisione della sua stessa missione evangelizzatrice.
Proprio per questo l’AC è tenuta, come quei gruppi e associazioni che chiedono un riconoscimento da parte della gerarchia, al rispetto dei criteri di ecclesialità, criteri che servono per il discernimento.
I criteri sono quelli che Giovanni Paolo II esprime nel documento qui riportato e sui quali ciascuna associazione di AC deve potersi misurare e confrontare. Tanto più per il fatto che condividendo la missione stessa della Chiesa l’AC ha ricevuto un particolare mandato. Questo mandato i presidenti parrocchiali e il presidente diocesano l’hanno ricevuto nell’assumere la responsabilità dell’associazione.
“L’indole
secolare è propria e peculiare dei laici...i fedeli laici vivono nel secolo,
cioè implicati in tutti i singoli gli impieghi e gli affari del mondo e nelle
ordinarie condizioni della vita familiare e sociale, di cui la loro esistenza è
come intessuta...essi sono persone che vivono la vita normale del mondo,
studiano, lavorano,...Il Concilio considera la loro condizione non semplicemente
come un dato esteriore e ambientale, bensì come una realtà destinata a trovare
in Gesù Cristo la pienezza del suo significato...Il mondo diventa così l’ambito
e il mezzo della vocazione cristiana dei fedeli laici...I fedeli laici sono da
Dio chiamati a contribuire quasi dall’interno a modo di fermento alla
santificazione del modo “.(CHL n15)
“E’ sempre nella prospettiva della comunione e della missione della Chiesa,
e dunque non in contrasto con la libertà associativa, che si comprende la
necessità di criteri chiari e precisi di discernimento e di riconoscimento
delle aggregazioni laicali...che sono i seguenti: - Il primato dato alla
vocazione di ogni cristiano alla santità…- La responsabilità di confessare
la fede cattolica…- La testimonianza di una comunione salda e convinta, con il
Papa, con il Vescovo, con il Parroco…- La conformità e la partecipazione al
fine apostolico della Chiesa…- L’impegno di una presenza nella società
umana...che si ponga a servizio della dignità integrale dell’uomo…-
Verifica dai frutti concreti che accompagnano la vita e le opere delle diverse
forme associative…(CHL 30)
“Tra le diverse forme apostoliche dei laici...l’AC, in cui i laici si
associano liberamente in forma organica e stabile, sotto la spinta dello Spirito
Santo, nella comunione con il Vescovo e con i sacerdoti per poter servire, nel
modo proprio alla loro vocazione all’incremento di tutta la comunità
cristiana, ai progetti pastorali dell’animazione evangelica di tutti gli
ambiti di vita con fedeltà e operosità…(CHL 31 )
Giovanni Paolo II