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Intervista alla nuova Presidente diocesana

 

Dopo la designazione da parte del Consiglio Diocesano di AC e la nomina di mons. Lorenzo Loppa, l’Azione Cattolica diocesana ha un nuovo presidente per il prossimo triennio 2008-2011: Sabrina Atturo.

Sabrina, nata il 23/3/1977 e residente a Piglio, è laureata in Scienze Politiche a “La Sapienza” , ha conseguito il master in “Development Economics and International Cooperation” presso l’Università Tor Vergata, attualmente lavora presso il MAGIS Italia (Movimento e Azione dei gesuiti italiani per lo sviluppo), Organizzazione Non Governativa che si occupa di Cooperazione Internazionale allo Sviluppo, è responsabile nazionale della Campagna Raccolta Cellulari e coordinatrice dell’Ufficio Rapporti Imprese e Campagne.

Tra i suoi incarichi in AC ricordiamo la presidenza parrocchiale di Piglio e vari ruoli di responsabilità. E’, e continuerà ad essere in parrocchia, animatrice di un gruppo giovani di AC.

Dall’età di 8 anni è tesserata AC, crescendo in un gruppo ACR prima e giovanissimi poi. Ha un vissuto decennale in Associazione, partecipazione attiva alle iniziative diocesane.

Oltre alla crescita in AC, collabora con il Comitato UNICEF di Frosinone, con il Movimento per la Vita e con associazioni di cooperazione di Capo Verde e del Mozambico.

A lei rivolgiamo alcune domande per conoscerla meglio.

  • Riprendendo il titolo dell’Assemblea Diocesana (AC una storia tra piazze e campanili) potremmo dire che i tratti che ti caratterizzano siano questi: un impegno costante e fedele in Ac e una spiccata sensibilità per il sociale. Saranno queste le caratteristiche del tuo servizio come presidente?

I miei studi e il mio tempo libero sono dedicati al sociale, una tensione che impregna la mia vita e tutto ciò che faccio, un’attenzione anche in  linea con l’AC nazionale che propone sempre più spesso l’impegno e il sostegno a favore di diocesi o realtà difficili di Paesi in Via di Sviluppo, ricordo l’impegno dell’ACR in Albania e poi in Sierra Leone che continueremo a confermare quest’anno in occasione dei primi 140 di vita di AC.

La sensibilità al sociale è attenzione all’uomo, alla sua totalità, è attenzione al Bene Comune, occhi aperti sul mondo nel quale viviamo, è impegno a “costruire una buona società in cui vivere” (A. Sen).

Sogno un’AC diocesana che guarda con speranza al mondo, alla pace e alla giustizia, un’AC che si adopera a rispondere alle domande degli ultimi, degli oppressi, dei senza voce e dei senza terra, che guarda con ricchezza e speranza alle realtà multiculturali e multireligiose che si vanno delineando, che si interroga e riflette sulle difficoltà che l’uomo incontra nel mondo del lavoro, nella famiglia. E’ compito morale a cui tutti siamo chiamati.

L’AC e tutte le persone di buona volontà devono sentirsi scuotere nel profondo ogni qual volta giunge una notizia di ingiustizia che colpisce qualsiasi parte del mondo.

Benedetto XVI ci invita a vivere la pace promuovendo la nostra stessa umanità e ciò che essa ha di più alto, ci invita a guardare più in là, a spingerci fino ad osare di sognare, porre in essere azioni per dar vita ad un mondo capace di giustizia e di felicità. Vi rendo il messaggio di un poster appeso nella mia camera: Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo (Mahatma Gandhi).

  • Formare laici di sana e robusta costituzione: questo uno dei punti centrali del programma che l’AC si è dato per il prossimo triennio: hai già qualche idea concreta in proposito?

La formazione sarà impegno e attenzione particolare in linea con la presidenza precedente, realizzando occasioni diocesane di formazione con la presenza attiva di assistenti parrocchiali AC, gli esercizi spirituali, la scuola per educatori, i giovani e gli adulti coinvolti nella scuola di formazione diocesana organizzata dalla Pastorale Giovanile. Attenzione specifica sarà rivolta ai gruppi -  famiglia di AC perché è nella famiglia che si realizza la prima formazione, è lì che si gettano le basi per la sana e robusta costituzione.

La grande sfida è rendere la proposta formativa di AC all’altezza dei tempi e in risposta ai veri bisogni delle persone: una proposta viva, capace di leggere, interpretare e stimolare allo studio e alla riflessione critica i membri della nostra associazione e non solo, stimolare la sete di Acqua Viva attraverso l’esperenzialità del Vangelo in linea con il nostro Progetto Formativo, attraverso forme nuove, autentiche ed efficaci di formazione pensate e delineate con tutti i membri del Consiglio diocesano. Una formazione e un servizio, quello dell’AC, orientato alla missione che continua ad essere dono alla Chiesa, di cui la Chiesa afferma di non poter fare a meno (Giovanni Paolo II alla XI Assemblea).

Una formazione che si impegna a formare laici che credono, che sperano, che amano, laici oranti; laici capaci di pensare con la loro testa, dunque laici critici e indipendenti quando pensano; laici che amano al tempo stesso la Chiesa e quel mondo apparentemente desolato e deserto in cui sono tenuti a trovare tutto quello che di buono, affascinante e grande c’è (dal Progetto Culturale del Convegno di Verona).

Il mio impegno personale sarà quello di accompagnare e curare le persone dell’AC diocesana e parrocchiali, quelle con cui condividerò la responsabilità e la gioia di appartenere all’AC. Accompagnare è lo stile di Dio che si fa compagno di strada di ciascuno di noi. È lo stile della Chiesa che a sua volta si fa compagna degli uomini in questo mondo. È lo stile di ciascun cristiano.

 

  • AC volto amabile e credibile di Cristo, questo in fondo è il compito fondamentale dell’AC: annunciare il Vangelo, coinvolgere le persone in un incontro affascinante, che ti cambia la vita. In molte realtà parrocchiali questo volto dell’associazione è opaco, in altre non è più visibile. Pensi che ci sia ancora spazio e necessità per un rilancio dell’AC?

L’AC quest’anno festeggia i suoi primi 140 anni di vita, una lunga storia di tradizioni e volti, un’AC che conosce momenti di forte espansione e momenti più opachi fatti di presenza discreta e costante accanto alla Chiesa locale, un’ AC viva e forte che cerca di leggere i segni dei tempi, che si pone in dialogo e ascolto dei collaboratori ma che non dove mai perdere la fierezza e il coraggio di esistere. E a quelle realtà dove l’AC sta attraversando momenti di crisi, rinnovo il monito di Benedetto XVI che ci invita ad essere uomini e donne di speranza!

Una speranza che vedrà un sicuro rilancio dell’AC, attraverso la sperimentazione di forme nuove di collaborazione (gemellaggi, dimensioni interparrocchiali), ma comunque un rilancio che si farà con i mezzi poveri ma travolgenti del Vangelo, con il dialogo e con il silenzio, con la mitezza e la franchezza, con la pazienza e il coraggio, con fedeltà ad un ‘AC bella, che osa, che si spende e risponde con impegno all’invito di Giovanni Paolo II: DUC IN ALTUM, AC! Un Compito difficile ma BELLO!

 .. e allora auguriamo buon lavoro a Sabrina, al nuovo consiglio diocesano e  al nuovo assistente, il caro don Giuseppe Ghirelli!

di Raniero Marucci

"Avvenire - Lazio Sette" del 9 marzo 2008

 

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