KOLYA

 
 

Praga, 1988: il violoncellista Frantisek, dopo una discussione con un funzionario del partito comunista, si ritrova senza lavoro e finisce a suonare ai funerali. Bisognoso di soldi, accetta la proposta di un amico di sposare una giovane russa che ha bisogno di documenti per espatriare. Poco dopo il matrimonio la donna scappa, lasciandogli il figlioletto Kolya. Dialogo difficile tra i due: Frantisek non parla il russo e il bambino non accetta la separazione dalla madre. Dopo le difficoltà iniziali, tra i due nasce un profondo legame. Ma un anno dopo, con la caduta del muro di Berlino, la giovane torna a Praga per riprendersi il figlio. Frantisek tornerà a lavorare alla Filarmonica, con il ricordo del bambino stampato nel cuore. Storia autentica e commovente, quella raccontata nel film, che sceglie la via dell'essenzialità espressiva e dell'asciuttezza narrativa. Lontana da facili retoriche, la pellicola, cui è stato attribuito l'Oscar come miglior film straniero nel 1997, descrive con originalità sentimenti apparentemente ovvi, ma che ovvi non sono. Commozione non ricattatoria, che giunge a illuminare questa "paternità" non voluta: la prevedibilità del soggetto nulla toglie alla poesia delle immagini. Si può imparare ad amarsi anche quando si è molto diversi: è questo il messaggio del film di Sverak; per dialogare non occorre parlare la stessa lingua, basta prendersi per mano, come Frantisek e Kolya. È la magia dell'ascolto e della percezione: e così, quando il bambino si avvicina per la prima volta a Frantisek, gli accarezza, simbolicamente, l'orecchio. Torna alla mente il titolo di un vecchio film, I bambini ci guardano: impariamo a guidarli, con la stessa purezza del loro animo, rispettandone tempi e necessità. Ma la storia di Kolya è anche metafora degli effetti di una dittatura sul popolo: a nulla valgono le imposizioni, l'annientamento dell'interiorità, il rifiuto della diversità.

 

da "Apriti Cuore" - Guida all'Attenzione Annuale 1998-1999
del Settore Giovani di AC


SCHEDA DEL FILM
a cura della Commissione Nazionale Valutazione Film della CEI

Genere: Drammatico 
Regia: Jan Sverak 
Interpreti: Jan Sverak (Frantisek Louka), Andrej Chalimon (Kolja), Libuse Safrankova (Klara), Ondrez Vetchy (signor Broz), Stella Zazvorkova (madre), Ladislav Smoljak (signor Houdek), Irena Livanova (Nadezda), Lilian Mankina, Petra Spalova, Nella Boudova 
Nazionalità:Repubblica Ceca,1996
Dur.: 105'

Giudizio: Accettabile/Complesso

Tematiche: Famiglia; Politica-Società;

Soggetto: A Praga nel 1988 il violoncellista Frantisek ha avuto un alterco con un funzionario del partito comunista ed ora non lavora più, ridotto a suonare esclusivamente in occasione di funerali. Ha bisogno di soldi, e un giorno un amico gli propone di sposare una giovane russa che ha bisogno di documenti cechi per espatriare. In cambio riceverà una buona somma di denaro. Dopo molte esitazioni, Frantisek accetta, ma poco dopo il matrimonio, ha una sgradita sorpresa: la moglie è scappata in Germania dove c'è il suo innamorato ma ha lasciato a Praga il figlioletto di cinque anni che viene depositato davanti alla porta di casa di Frantisek. Questi è all'inizio disperato e smarrito, il bambino parla solo russo, i due non si capiscono e lui non sa come fare per accudirlo. La polizia lo interroga ripetutamente, ma Frantisek riesce a non cedere, tiene con sé il piccolo e, dopo un periodo iniziale difficile, tra i due nasce un rapporto caloroso ed affettuoso. Ora Frantisek capisce di dover pensare alla felicità e al futuro della creatura che gli è capitata, e così insieme fanno un viaggio attraverso la campagna ceca. Quando arriva il 1989, con la caduta del muro di Berlino, la mamma di Kolya torna a Praga per riprendersi il figlio e chiedere il divorzio. Tutto va come previsto, ed anche Frantisek riprende il suo posto all'orchestra Filarmonica. Ma il ricordo di Kolya lo accompagnerà per sempre.

Valutazione Pastorale: Una storia sincera, commovente, autentica, di notevole spessore sul piano storico, sociale, morale. L'ultimo anno di presenza del blocco "comunista", l'ossessione dell'oppressore straniero, la bellezza quasi nascosta di una Praga magica e affascinante, il disorientamento e le difficoltà dopo la fine di un' era e l'inizio di un'altra, tutto è visto e proietta-to con in primo piano il crescere e il consolidarsi di un rapporto di affetto tra un maturo signore e un bambino. Il ritrovato equilibrio interiore del primo diventa quasi una sorta di passaggio del testimone alla nuova generazione perché cresca con valori più saldi, con una fiducia nelle capacità dell'uomo di costruire una sociètà giusta. Il racconto, misurato e sofferto, evita retoriche, non è ideologico ma guarda sempre all'interiorità della persona e, dal punto di vista pastorale, si offre come uno spettacolo altamente valido e positivo. Si evidenzia che il senso della solidarietà è il più importante, soprattutto quando le circostanze sembrano portare da tutt'altra parte.

Utilizzazione: Del film va consigliata una utilizzazione ampia, sia in programmazione ordinaria, anche festiva, sia in occasioni più ristrette, quando si voglia affrontare il tema dei rapporti tra grandi e piccoli, quello della necessità della famiglia per uno sviluppo equilibrato, quello del rapporto tra l'evolversi della Storia e dei sentimenti interiori.

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