LA TREGUA
All'annuncio della fine della guerra, un gruppo di deportati viene liberato dai russi dal lager di Auschwitz ma, in assenza di indicazioni, comincia a vagare senza meta. Tra loro, polacchi, cechi, francesi e italiani. Per un po' rimangono uniti, poi gli italiani si affidano a un connazionale che si spaccia per responsabile dei rapporti coi russi e cercano di pensare a come tornare a casa. Ha inizio, così, un viaggio pieno di difficoltà. Nel gruppo c'è Primo, che continua a vivere dentro di sé gli orrori del lager, e non riesce più a pensare a una vita diversa. Il viaggio va avanti e diventa occasione per conoscere meglio gli altri e se stessi. In rapidi, drammatici flashback riaffiorano i ricordi del lager. Primo, a contatto con una realtà che si riapre alla vita, sente quasi la colpa di essere sopravvissuto. Finalmente il gruppo arriva a Monaco, dove un soldato tedesco vede su Primo il segnale di Auschswitz e si inchina per chiedergli scusa. L'ultima tappa è a Torino, a casa, dove il protagonista ritrova la sorella e la madre. Nella tranquillità della propria stanza, seduto alla macchina da scrivere, cerca di rievocare la tragedia passata. Il film documenta l'annullamento della personalità provocato nei sopravvissuti ai lager dalla tragedia della prigionia. Tra le tante testimonianze, quella dello scrittore Primo Levi rimane una delle più forti. I suoi scritti sono diventati un romanzo, La tregua, pubblicato nel 1963: nel libro Levi documenta la sua sfiducia nelle capacità positive dell'uomo, il dramma della cancellazione delle coscienze e il pessimismo totale sulle sorti della natura umana. Al regista, Francesco Rosi, il merito di aver affrontato il problema della natura dell'uomo, della presenza-assenza di Dio, del pessimismo e della voglia di andare avanti, malgrado tutto. La meditazione sull'esempio morale che si ricava da questa tragedia dell'umanità è una testimonianza di dolore che unisce pietà e riflessione sulla memoria. Il soldato tedesco che si inginocchia per invocare il perdono dei sopravvissuti è forte metafora della possibilità, offerta all'uomo, di redimersi e ritrovare la via che conduce alla salvezza.
da
"Apriti Cuore" - Guida all'Attenzione
Annuale 1998-1999
del Settore Giovani di AC
SCHEDA
DEL FILM
a cura della Commissione
Nazionale Valutazione Film della CEI
Genere:
Drammatico
Regia:
Francesco Rosi
Interpreti:
John
Turturro (Primo), Massimo Ghini (Cesare), Rade Serbed-zija (Il greco),
Teco Celio (Colonnello Rovi), Roberto Citran (Unverdorben), Claudio
Bisio (Ferrari), Andy Luotto (D'Agata), Agnieszka Wagner, Stefano
Dionisi, Lorenza Indovina, Maryna Gerasymenko, Igor Bezgin, Viacheslav
Olhovsky
Nazionalità:
Italia, 1996
Dur.:
140'
Giudizio: Accettabile/Realistico
Tematiche: Guerra; Letteratura; Razzismo;
Soggetto: Quando si annuncia la fine della seconda guerra mondiale, un gruppo di deportati viene liberato dai russi dal lager di Auschwitz ma, in assenza di indicazioni o di punti di riferimento, rimane sbandato. Ci sono polacchi, ceki, francesi ed anche alcuni italiani. Per un po' tutti rimangono uniti, poi gli italiani si affidano ad un connazionale che si spaccia per respon-sabile dei rapporti con i russi e cercano di pensare a come tornare a casa. Comincia così un viaggio pieno di difficoltà affrontato nelle condizioni più disperate. Nel gruppo c'è Primo, che continua a rivivere dentro di sé gli orrori del lager e quasi non riesce più a pensare ad una vita diversa. Ci sono Cesare, molto estroverso, e poi Daniele, Ferrari, Unverdorben, D'Agata. Insieme attraversano l'Europa centrale, ora a piedi ora su treni di fortuna, tal-volta pensando di aver trovato la strada giusta, talaltra in preda allo sconforto per un traguardo che sembra allontanarsi sempre di più. Durante il cammi-no, Primo incontra un greco disincantato e disilluso che gli offre molte lezio-ni di vita. Il viaggio va avanti e diventa occasione per conoscere meglio gli altri e sé stessi. Momenti di depressione si alternano, in tutti ma specialmen-te in Primo, a occasioni di riscoperta di gioie dimenticate come la tensione amorosa. In rapidi, drammatici flashback riaffiorano i ricordi del lager, e Primo a contatto con una realtà che si riapre alla vita, sente quasi la colpa di essere sopravvissuto. Finalmente il gruppo arriva a Monaco, dove un soldato tedesco vede su Primo il segnale di Auschwitz e si inchina per chiedergli scusa. L'ultima tappa è a Torino, a casa, dove Primo ritrova la sorella e la mamma. Nella tranquillità della propria stanza, seduto alla macchina da scrivere, cerca di rievocare la tragedia passata, ma il senso della colpa rimane forte e ineliminabile.
Valutazione Pastorale: Tra le tante testimonianze sulle atrocità commesse nei lager nazisti, soprattutto sull'annullamento della personalità che questi crimini hanno lasciato nei sopravvissuti, quella dello scrittore Primo Levi è tra le più vive e palpitanti. Pubblicato nel 1963, La tregua è il libro in cui Levi è riuscito a offrire ai posteri non solo il resoconto dei fatti ma il senso della sconfitta nelle capacità positive dell'uomo, una sorta di cancellazione delle coscienze e di pessimismo totale sulle sorti della natura umana. Levi non si riprese mai del tutto da quell'esperienza e nel 1987 pose fine col suici-dio alla propria esistenza. Il film ripropone fedelmente l'odissea di un grup-po di disperati che cercano qualche appiglio per ricominciare a vivere e dà a Primo lo spazio centrale come voce-guida che vuol far arrivare ai posteri quelle parole (del libro) e quelle immagini (del film). L'autenticità della testimonianza è tale, che sembra quasi inopportuno dire che la versione diret-ta da un nome importante come Rosi presenta qualche lacuna. Il film è lun-go oltre misura, si perde in episodi di contorno non essenziali che rallentano la tensione, alcuni personaggi e alcuni dialoghi sono visti più con l'occhio di oggi che con quello degli anni Quaranta. Dal punto di vista pastorale, molti sono i motivi di interesse che rendono il film accettabile: fra tutti il problema della natura dell'uomo, della presenza-assenza di Dio, del pessimismo o del-la voglia di andare avanti. E' un problema di ordine teologico-esistenziale, che il film propone e accosta in maniera laica ma lasciando spazio a soluzio-ni aperte.
Utilizzazione: L'importanza del tema centrale e di quelli collaterali rende il film utilizzabile anche in programmazione ordinaria, come esempio di un cinema di ispirazione civile che è sempre opportuno diffondere largamente. Naturalmente è consigliabile proprio in tutte le occasioni (cineforum, scuole, gruppi parrocchiali) in cui ci sia da riflettere sulle tematiche sopra ricordate