Il
Vescovo prova a spiegare la parola “laico”
LAICI,
CIOÈ CRISTIANI COMUNI
Gente di
straordinaria normalità:come farne a meno?
Cosa ha da dire oggi
la teologia sulla identità dei laici cristiani ? Attorno a questa domanda si è
registrato in passato un vivace dibattito, che si potrebbe concentrare in questi
estremi: da una parte (era la posizione della teologia prima del concilio) i
laici erano i cristiani impegnati nel "tempora- le", dall'altra (dopo
il Vaticano II) si è arrivati a dire che il laico in quanto tale non esiste:
esiste il cristiano e basta. Dopo la Christifideles Laici, sembra si
possa convergere su alcuni elementi fondamentali: i laici sono innanzitutto dei
cristiani, cioè dei battezzati, che sono chiamati a vivere il fermento del
vangelo nelle comuni condizioni della vita umana. Cristiani di straordinaria
normalità: così Giovanni Paolo II ha definito i due ultimi beati laici, i
coniugi Beltrame Quattrocchi, la prima coppia di sposi elevati agli onori degli
altari. Così si potrebbero definire tutti quei credenti che vivono il loro
sacerdozio battesimale in casa, al lavoro, in ospedale, nel tempo libero,
facendo della loro vita un' offerta gradita a Dio Padre.
Laici cristiani sono i discepoli del
Signore che vivono lo spirito delle beatitudini nella condizione secolare della
nostra epoca, per la quale non vi sarà profezia se non tornerà a farsi
profetica la vita del cristiano comune. Perché la società secolare diffida
delle chiese e non intende più il loro linguaggio. Può essere invece scossa
dal gesto e dalla parola di chi vive pienamente la condizione secolare, se
mostra di fare tutto per la gloria di Dio, "sia mangiando, sia
bevendo", direbbe S. Paolo.
A
volte si dice che il laico è il cristiano della "duplice
appartenenza", e si può convenire che egli è un uomo della chiesa nel
cuore del mondo ed è un uomo del mondo nel cuore della chiesa, ma senza fame un
essere che vive "in mezzo" tra le due comunità - dal momento che egli
vive dentro l'una e l'altra. Pertanto il laico cristiano dovrà evitare sia il
clericalismo che lo chiude nella comunità cristiana, alienandolo dalla società
civile, sia il laicismo che lo sbilancia nel mondo sradicandolo dalla chiesa.
Se sta questa identità, occorre allora
convertire la pastorale, ma prima ancora la spiritualità.
I laici cristiani sono il segno di una
chiesa chiamata a spendersi per la salvezza del mondo, non a "disprezzare
le cose della terra", come si diceva in passato, ma a "valutare con
sapienza i beni della terra - così fa pregare la liturgia riformata - nella
continua ricerca dei beni del cielo".
Riguardo alla pastorale, si dovrà
verificare quanto sta avvenendo: è vero che i laici sono più presenti
nelle parrocchie, ma è cresciuto
il grado di maturità e di apertura missionaria delle comunità cristiane?
Inoltre, se questa è l' ora della nuova evangelizzazione, bisogna ricordare
quanto diceva una laica, Madeleine Delbrel: o i cristiani saranno missionari o
saranno dimissionari. Non si deve però confondere "missione
organizzata" con "missione ordinaria". Già Paolo VI ricordava
che non c'è solo l'evangelizzazione per proclamazione diretta del vangelo; c'è
anche la missione per "irradiazione" o per "contagio". Ed è
quella che sembra particolarmente congeniale per i laici.
Missione infatti non è fare propaganda
né fare colpo. E' fare mistero. E' vivere una vita vera, piena, bella, talmente
bella che essa non si potrebbe spiegare se Cristo non fosse morto e non fosse
davvero risorto.
+ Francesco
Lambiasi
“C’è gente che Dio prende e mette da
parte. Ma ce n’è altra che egli lascia nella moltitudine, che non “ritira
dal mondo”. È gente che fa un lavoro ordinario, che ha una famiglia
ordinaria o che vive un’ordinaria vita da celibe. Gente che ha malattie
ordinarie, e lutti ordinari. Gente che ha una casa ordinaria, e vestiti
ordinari. È la gente della vita ordinaria. Gente che s’incontra in una
qualsiasi strada. Costoro amano il loro uscio che si apre sulla via, come i
loro fratelli invisibili al mondo amano la porta che si è richiusa
definitivamente sopra di essi. Noialtri, gente della strada, crediamo con
tutte le nostre forze che questa strada, che questo mondo dove Dio ci ha messi
è per noi il luogo della nostra santità. Noi crediamo che niente di
necessario ci manca. Perché se questo necessario ci mancasse, Dio ce lo
avrebbe già dato”
M. Delbrel. Noialtri delle strade, Milano 1998,65.