Lettera
del Consiglio Episcopale Permanente della C.E.I.
alla Presidenza Nazionale dell’Azione Cattolica Italiana
Animati
da sollecitudine pastorale e motivata fiducia,
i Vescovi italiani guardano al cammino di rinnovamento in atto nell’Azione
Cattolica Italiana, confermando la gratitudine e l’apprezzamento per ciò che
l’Associazione ha rappresentato e rappresenta per la missione della Chiesa nel
nostro Paese. Il Consiglio Episcopale Permanente vuole contribuire a tale
cammino con alcune riflessioni, indirizzate alla Presidenza nazionale
dell’Associazione e per il tramite della medesima ai responsabili, ai
sacerdoti assistenti e a tutti i soci, con l’intento di accompagnare,
sostenere e incoraggiare.
La
peculiare identità dell’Azione Cattolica Italiana e la «diretta
collaborazione con la Gerarchia, per la realizzazione del fine generale
apostolico della Chiesa» (Statuto dell’A.C.I.,
art. 1; cf. art. 5), motivano la connotazione pastorale della vostra
Associazione, la sua singolare collocazione nel panorama delle aggregazioni
ecclesiali e l’assidua cura ad essa rivolta dai Pastori. Il Santo Padre
Giovanni Paolo II è insigne testimone di questa attenzione. Così egli si
esprimeva qualche anno fa: «Ribadisco […] l’invito ad accogliere e
sostenere nelle comunità parrocchiali l’esperienza associativa dell’Azione
Cattolica, particolarmente raccomandata dal Concilio Vaticano II (cf. Apostolicam
actuositatem, 20; Christus Dominus,
17). Annoverata tra i “vari ministeri” che, “suscitati nell’ambito
stesso dei fedeli da una chiamata divina”, sono “necessari” per “la
impiantazione della Chiesa e lo sviluppo della comunità cristiana” (Ad
gentes, 15), l’Azione Cattolica assicura al parroco una “diretta
collaborazione” (Apostolicam
actuositatem, 20) ed intende servire “all’incremento di tutta la comunità
cristiana, ai progetti pastorali ed all’animazione evangelica di tutti gli
ambienti di vita, con fedeltà e operosità” (Christifideles
laici, 31)» (Discorso agli assistenti
dell’A.C.I., 26 ottobre 1995, n. 2).
Forti
di questa identità associativa, siete impegnati con particolare responsabilità
a far vostro l’invito del Santo Padre a “prendere il largo”, tenendo lo
sguardo fisso su Gesù, l’inviato del Padre. Tale invito si fonda sulla
consapevolezza che solo una sempre più profonda conoscenza di Cristo e del suo
mistero, una continua ricerca della contemplazione del suo volto, una viva
esperienza di incontro con Lui nella Parola e nei Sacramenti, una convinta
accoglienza della chiamata universale alla santità e, insieme, l’attenzione
al mutare del contesto culturale e sociale possono dare efficacia all’annuncio
del Vangelo e credibilità alla sua testimonianza.
Questa
è anche la prospettiva contenuta negli orientamenti pastorali della Chiesa
italiana per questo decennio Comunicare il
Vangelo in un mondo che cambia, nei quali abbiamo sollecitato i fedeli ad
accogliere, in modo adeguato ai tempi, l’invito dell’apostolo Pietro a
essere “pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della
speranza che è in voi” (1 Pt 3,15). Le novità del presente, la ricchezza e la complessità
dei percorsi del pensiero umano, come anche dell’esperienza quotidiana,
richiedono una costante traduzione in parole e opere delle ragioni di questa
speranza, in modo che sia possibile proporre a ogni persona e all’intera
società i criteri e le norme di vita che scaturiscono dall’autentica realtà
dell’uomo, quale ci è stata pienamente rivelata in Gesù Cristo.
Tale
impegno, che comporta la condivisione del cammino di ogni uomo e donna, mette in
chiara luce la partecipazione dei cristiani laici alla missione della Chiesa
oggi: essi sono chiamati a testimoniare in comportamenti concreti e visibili i
valori evangelici, aiutando nello stesso tempo ogni persona a lasciarsi
interpellare dalla verità sull’uomo rivelata dal Vangelo.
1. Azione
Cattolica oggi
La
promozione dei laici cristiani, nella visione di Chiesa propria del Concilio
Vaticano II, passa anche attraverso le diverse forme di aggregazioni laicali,
tra le quali un posto particolare spetta all’Azione Cattolica.
Questa
tipica esperienza di laici rappresenta una grande risorsa per la Chiesa in
Italia e richiede oggi una rilettura, attenta all’eredità del passato e,
insieme, coraggiosa nell’assumere forme rinnovate per il futuro. Riconosciamo,
infatti, che senza l’Azione Cattolica sarebbe stato impossibile in vari
contesti tradurre a livello popolare le scelte maturate dall’Episcopato per
l’attuazione delle indicazioni conciliari nella catechesi, nella liturgia e
nella testimonianza della carità, come anche nella proposta di un modello di
Chiesa caratterizzato dalla comunione e dallo slancio missionario.
Ma
non possiamo fare a meno di cogliere nello stesso tempo talune difficoltà che
stanno appesantendo la vitalità dell’Azione Cattolica: alcune legate alla
vita dell’Associazione; altre determinate da situazioni interne alle Chiese
locali. Tra queste ultime segnaliamo la difficoltà di comporre la presenza di
associazioni e movimenti e la stessa fatica della parrocchia a collocarsi nel
contesto sociale ed ecclesiale in cambiamento.
Dobbiamo
rilevare, altresì, che nel tempo ha perso vigore all’interno della comunità
ecclesiale, e forse anche presso taluni ambiti della stessa Associazione, la
consapevolezza che l’Azione Cattolica è una «singolare forma di
ministerialità laicale» (Paolo VI), da promuovere con convinzione.
L’affievolirsi di questa consapevolezza ha prodotto, in alcuni contesti
ecclesiali, una flessione della cura formativa – spirituale e apostolica –,
che in passato aveva contribuito in modo rilevante a suscitare generazioni di
saldi testimoni della fede.
Mentre
rinnoviamo dunque viva gratitudine per il servizio offerto dall’Azione
Cattolica al cammino della Chiesa in Italia, ci sentiamo impegnati a condividere
con voi la verifica delle modalità di vita interna e della stessa
configurazione statutaria dell’Associazione, insieme alla ricerca di strade
nuove per la missione. L’identità e la vitalità dell’Azione Cattolica
infatti non riguardano soltanto l’Associazione, ma devono stare a cuore alla
comunità ecclesiale e in particolar modo al laicato.
2. Impegno per
la missione e l’evangelizzazione
La
conferma della fondamentale scelta per la missione e per l’evangelizzazione
porta l’Azione Cattolica a misurarsi oggi con l’incredulità, con
l’indifferenza, con la ricerca di quanti non si riconoscono esplicitamente o
consapevolmente in una prospettiva cristiana, nonché con la diffusa estraneità
nei confronti di un cammino ecclesiale. È a partire da queste situazioni che
occorre elaborare proposte idonee a presentare le ragioni della fede in modo
credibile e condivisibile, prestando attenzione alle domande e alle scelte delle
persone che sono attorno a voi.
Nel
dialogo con chi non crede sappiate attingere luce dal Vangelo, impegnandovi a
testimoniarlo con la coerenza della vita di ogni giorno, facendovi prossimi a
tutti, senza conformarvi alle logiche del mondo e ai suoi modelli culturali (cf.
Rm
12,2). Ci aspettiamo che sappiate dire il Vangelo con le parole semplici
della vita quotidiana, per imparare a parlare al cuore di ogni uomo.
Ci
sembra questo il modo per comporre,
in forma significativa, tensione
missionaria e laicità, assumendo il progetto culturale della Chiesa italiana.
In particolare, vi chiediamo di
assumere il compito di declinare in forme diffuse e popolari tale progetto,
aiutando i laici delle comunità parrocchiali a guardare e a giudicare da
credenti le questioni impellenti del nostro tempo e a esprimere valutazioni
ancorate a una visione cristiana dell’uomo e dei problemi che lo riguardano.
La
diffusione dell’Azione Cattolica nelle comunità e la sua connotazione
popolare ne fanno uno strumento essenziale per realizzare la condivisione di
orientamenti culturali comuni all’interno delle Chiese particolari e per
essere coscienza critica nella società civile. Come ricordava il Cardinale
Camillo Ruini nella lettera alla Presidente nazionale dell’Associazione nel
gennaio 1999, «questo significa anche esprimere con forza la voce del laicato
cattolico attorno ai grandi temi che si agitano nella nostra società e che
coinvolgono l’autentica visione della persona e della comunità nel mondo
(quali la vita, la famiglia, la libertà educativa, il diritto al lavoro, la
crescita della società civile, la difesa dei più poveri, ecc.)», senza
ovviamente entrare negli spazi propri delle forze politiche, evitando il ricorso
a modalità di intervento che comporterebbero lo schierarsi con l’una o
l’altra di esse. L’animazione del sociale richiede peraltro di ricercare
forme efficaci di presenza per dare visibilità alla testimonianza cristiana.
La
storia dell’Associazione mostra come essa, nel variare delle condizioni
culturali, sia stata sempre protagonista di un serrato confronto con mentalità,
ideologie e modelli sociali che negavano valori fondamentali della persona
umana, dando voce e unità alle diverse componenti del mondo cattolico. Oggi
viviamo in un contesto caratterizzato da non minori pericoli per la dignità
della persona umana e la ricerca del bene comune della società, a causa di
diffusi orientamenti nichilistici e relativistici. Vorremmo che l’Azione
Cattolica si rendesse sempre più disponibile al dialogo sui grandi temi della
vita e accettasse le sfide lanciate dalla cultura contemporanea, non solo per
offrire a quanti sono in ricerca la possibilità di una riflessione e di una
verifica in comune con i cristiani, ma anche per indirizzare i soci verso una
coraggiosa testimonianza dei valori evangelici nella vita sociale, per una loro
efficace penetrazione nel vissuto della nostra società.
Volgendo
poi lo sguardo alla missione della Chiesa, chiediamo ai laici di Azione
Cattolica di essere presenti nelle comunità parrocchiali, stimolandone la
missionarietà, e di inserirsi con passione apostolica negli ambienti di vita:
la famiglia, la scuola, il mondo del lavoro e quello delle relazioni sociali, la
politica… La loro testimonianza evangelica potrà contribuire a illuminare di
senso cristiano queste esperienze e a incrementare la condivisione e la
collaborazione con ogni persona di buona volontà. Negli orientamenti pastorali
vi richiamavamo proprio l’esigenza di «un impegno che […] contribuisca a
rinvigorire, mediante la testimonianza apostolica tipicamente laicale […] il
dialogo e la condivisione della speranza evangelica in tutti gli ambienti della
vita quotidiana» (Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, 61).
Siamo
certi che questo risalto dato alla missionarietà della vostra vocazione, lungi
dal sottrarvi all’impegno pastorale nelle comunità di appartenenza,
soprattutto nelle vostre parrocchie, vi spingerà ancora di più a offrire il
vostro servizio ecclesiale con la semplicità e la disponibilità che vi hanno
sempre caratterizzato e realizzerà, all’interno delle comunità ecclesiali,
quella conversione missionaria della pastorale richiesta a tutti nel momento
presente.
3. Percorsi
formativi rinnovati e appartenenza associativa
Come
abbiamo affermato negli orientamenti pastorali, dall’Azione Cattolica «ci
attendiamo un’esemplarità formativa» (Comunicare
il Vangelo in un mondo che cambia, 61), attraverso qualificati e rinnovati
itinerari di santità laicale, proposti alle diverse età e condizioni di vita,
tenendo presenti le esigenze di crescita delle persone. Occorre pensare – a
livello parrocchiale o interparrocchiale, zonale o diocesano – a luoghi
significativi e a momenti forti di formazione, per alimentare il cammino di fede
dei soci, da offrire all’occorrenza anche a coloro che hanno fatto scelte di
servizio nella comunità ecclesiale o civile. Ricordiamo al riguardo l’aiuto
qualificato reso dall’Azione Cattolica ai propri gruppi e all’intera
parrocchia con i sussidi di catechesi, sui quali generazioni di cristiani hanno
maturato il proprio cammino di fede e l’impegno di testimonianza: una
tradizione alla quale non deve mancare continuità. L’annuncio della Parola,
la preghiera e la celebrazione dei sacramenti saranno punti di riferimento
qualificanti, insieme all’accompagnamento spirituale di cui c’è particolare
bisogno oggi. Questi itinerari di spiritualità potranno far maturare
gradualmente una credibile e gioiosa testimonianza cristiana,
in questo tempo impegnativo e difficile ma per molti versi straordinario.
È
necessario adeguare a questi obiettivi gli itinerari formativi
dell’Associazione, dando un’attenzione rinnovata alla catechesi. In
particolare riteniamo importante che nelle parrocchie vengano offerti a ragazzi,
giovani e adulti cammini organici, nei quali tra l’altro siano affrontate le
domande piccole e grandi, antiche e nuove che la vita di tutti i giorni pone a
ogni cristiano che intende operare scelte coerenti con la fede professata. La
ricca tradizione formativa aiuterà l’Associazione a elaborare proposte
significative non solo per i contenuti ma anche per le forme comunicative.
La
formazione deve poi legarsi a una sempre più convinta appartenenza associativa,
che valorizzi la scelta di convergere come laici nella comune responsabilità di
itinerari formativi, di crescita nella comunione ecclesiale, di impegno per la
missione, di servizio per l’animazione della realtà temporale. Si tratta di
una dimensione che deve trovare anche forme espressive di comunione e di
relazioni personali, che valorizzino la presenza e l’apporto di ciascuno,
insieme a una identità comune, che si esprima nella gioia e nella fierezza di
una stessa appartenenza, di un comune cammino, di medesimi ideali apostolici.
4.
Articolazione diocesana e servizio dei sacerdoti assistenti
Nel
formulare queste considerazioni, intendiamo esprimere la convinzione che
l’Azione Cattolica continua a essere una preziosa esperienza di cui la Chiesa
– e ogni Chiesa particolare – non possono fare a meno. Il legame diretto e
organico dell’Azione Cattolica con la diocesi e con il suo Vescovo, espresso
anche nella collaborazione con gli organismi pastorali diocesani; l’assunzione
della missione della Chiesa, il sentirsi “dedicati” alla propria Chiesa e
alla globalità della sua missione; il far propri il cammino, le scelte
pastorali, la spiritualità della Chiesa diocesana, tutto questo fa
dell’Azione Cattolica non un’aggregazione ecclesiale tra le altre, ma un
dono di Dio e una risorsa per l’incremento della comunione ecclesiale, sui
quali ciascun Vescovo, il suo presbiterio e l’intera comunità ecclesiale
sanno di poter fare affidamento. In questa prospettiva va affrontato anche il
nodo del rapporto tra le aggregazioni ecclesiali – associazioni e movimenti
–, che deve trarre ispirazione e modello dalla comunione ecclesiale.
All’Azione Cattolica chiediamo di farsi carico di tale sensibilità,
promuovendo dialogo e collaborazione tra le diverse realtà, nel rispetto della
varietà dei carismi ma anche nella ricerca di un’effettiva comunione nel
quadro della pastorale diocesana.
Nello
stesso tempo il carisma dell’Azione Cattolica fa di essa una vera espressione
di laicato adulto e maturo, del quale la Chiesa italiana ha urgente bisogno per
attuare la conversione missionaria della pastorale. Giovanni Paolo II ha
significativamente sottolineato che l’apostolato dell’Azione Cattolica «deve
attuarsi secondo alcune chiare direzioni […]: la formazione di un laicato
adulto nella fede; lo sviluppo e la diffusione di una coscienza cristiana
matura, che orienti le scelte di vita delle persone; l’animazione della società
civile e delle culture, in collaborazione con quanti si pongono al servizio
della persona umana. Per procedere secondo queste direzioni, l’Azione
Cattolica deve confermare la propria caratteristica di associazione ecclesiale,
al servizio della crescita della comunità cristiana, in stretta unione con i
ministeri ordinati. Questo servizio richiede un’Azione Cattolica viva, attenta
e disponibile, per contribuire efficacemente ad aprire la pastorale ordinaria
alla tensione missionaria, all’annuncio, all’incontro e al dialogo con
quanti, anche battezzati, vivono un’appartenenza parziale alla Chiesa o
mostrano atteggiamenti di indifferenza, di estraneità e, forse, talora di
avversione» (Omelia, 8 dicembre
1998).
Come Pastori riconosciamo lo spessore ecclesiale dell’Azione Cattolica, espresso da un vivo senso della Chiesa considerata nel suo mistero e nella sua storia, nelle sue espressioni quotidiane, nel suo proporsi come luogo di accoglienza per tutti: per i ragazzi, non solo destinatari di una proposta educativa, ma soggetti attivi di missione e di apostolato; per i giovani, desiderosi di una Chiesa viva, attenta ai loro travagli e alle loro speranze; per le famiglie, annunciatrici della buona notizia di Gesù, intrecciata allo scorrere semplice della vita.
Questo
vincolo con la vita della comunità diocesana e con il suo Pastore si esprime
anche nella presenza e nel ruolo dei sacerdoti assistenti. La storia
dell’Azione Cattolica è segnata da uno straordinario legame spirituale, di
amicizia e di collaborazione con il ministero presbiterale, legame inscritto
nella natura stessa dell’Associazione, dal quale presbiteri e laici insieme
hanno ricevuto giovamento nella loro maturazione umana e cristiana, ciascuno
secondo la propria vocazione. Ai parroci chiediamo di stimare e di promuovere
l’Azione Cattolica: nessuno ostacoli la nascita o lo sviluppo di gruppi
parrocchiali di Azione Cattolica, ma al contrario li sostenga in un impegno
formativo che arricchisce l’intera comunità. Ai sacerdoti assistenti
chiediamo vicinanza e condivisione verso questa esperienza laicale,
sperimentando una relazione fraterna che, nell’incontro di vocazioni distinte,
possa continuare a dare frutti di santità. Ai seminaristi chiediamo di voler
conoscere l’Azione Cattolica e di voler condividere qualche momento della sua
vita, per disporsi a sostenerla e valorizzarla nel loro futuro ministero
pastorale. Ai Confratelli Vescovi rivolgiamo l’invito a voler offrire
all’Azione Cattolica sacerdoti assistenti qualificati, posti in condizione di
rendere un servizio generoso: mettere bravi sacerdoti a disposizione
dell’Azione Cattolica è un investimento per tutta la diocesi.
Conclusione
L’Azione
Cattolica affonda le sue radici in una tradizione forte e viva di impegno
formativo, di servizio ecclesiale, di generosa missionarietà. Richiamatevi
all’audacia dei tanti testimoni che l’hanno resa viva, non temendo di
tralasciare ciò che è soltanto frutto del tempo.
Responsabili,
soci e assistenti guardate avanti con coraggio, traducendo la comunione
ecclesiale con i Pastori in coesione affettiva e operativa all’interno
dell’Associazione. Fedele alla sua tradizione l’Azione Cattolica continui a
coltivare un affetto filiale verso il Papa e i Vescovi, rinsaldando il legame di
corresponsabilità e di collaborazione con i presbiteri. Il nostro tempo attende
di vedere soci dell’Azione Cattolica che siano testimoni di laicità cristiana
nella comunità ecclesiale e nella città degli uomini. Siamo fiduciosi che ciò
sia possibile: lo lasciano fondatamente sperare le nuove energie che continuano
ad animare la vita di tante associazioni. Vi affidiamo allo Spirito, dal quale
il Signore Risorto ha promesso che i suoi testimoni avranno forza, per una
missione che non può avere frontiere, “fino agli estremi confini della
terra” (At 1,8).
Con
l’augurio più fervido ricordiamo tutti con affetto, mentre invochiamo
sull’Associazione ogni benedizione nel gaudio della Pasqua del Signore.
Roma,
12 marzo 2002