L'OTTAVO GIORNO

 

"L'ottavo giorno Dio creò loro, i diversi, a metà tra gli angeli e gli umani". Loro sono gli altri, quelli che i "cattivi" chiamano, come se nulla fosse, subumani e i "buoni" considerano poverini da aiutare. Loro sono gli handicappati: nelle loro molteplici manifestazioni, che siano disabili, tetraplegici, spastici, down, cerebrolesi, provocano al loro semplice apparire sentimenti controversi, di pietà, di fastidio, di simpatia, di colpa, perfino di odio nei confronti di una realtà che per i "normali" resta comunque indecifrabile. Anche le apparizioni cinematografiche non fanno eccezione, e neppure L'ottavo giorno lo è. Eppure questo film si differenzia dagli altri del genere per molte ragioni. In questo caso l'handicappato non è interpretato da Dustin Hoffman ma da un down vero, Pascal Duquenne, che recita benissimo nella parte di Georges, l'angelo spedito a cambiare la vita ad Harry, addetto alla formazione dei quadri aziendali in una grande banca, yuppie un po' fuori tempo. Inutile dire che dall'incontro con Georges la vita di Harry esce completamente trasformata: è l'aspetto più scontato del film. Interessante invece è il ribaltamento dei ruoli che si produce tra Harry e Georges: il primo è corroso dal lavoro e dalla programmazione di ogni istante delle proprie giornate, incapace di amicizia, impossibilitato a sognare. È insomma un handicappato nel mondo di Georges che è fatto di umanità e poesia, dove l'immaginario conta quanto il reale, i topi cantano e "una coccinella è più importante di una convention". C'è chi ha scritto - e non a torto - che in questo modo viene offerta un'immagine edulcorata dell'handicap, che i rapporti tra la normalità e la diversità sono molto più complessi di come vengono rappresentati dal regista belga Van Dormael. Tuttavia L'ottavo giorno rimane una fiaba universale piena di speranza: in un tempo in apnea di fiato e di cuore, che non dà spazio alla creatività, alla fantasia, alla genialità dell'individuo, può arrivare una grande lezione di libertà da chi per natura è irriducibile alle strette regole economiche. In questo senso Georges si aggiunge a quella fitta schiera di clown, folli, artisti, ubriaconi, che nel cinema e nella vita sono fuori dagli schemi e hanno tempo per una corsa su un prato anche se domani c'è il consiglio di amministrazione o il compito da consegnare. Fino ad arrivare ad una paradossale conclusione: che questo mondo è malato perché chi ha le gambe non sa più dove andare. E che chi ha le ali non riesce più a volare.

da "Il Bandolo della matassa" - Guida all'Attenzione Annuale 1997-1998
del Settore Giovani di AC

 


SCHEDA DEL FILM
a cura della Commissione Nazionale Valutazione Film della CEI

Genere: Metafora 
Regia: Jaco Van Dormael 
Interpreti:
Daniel Auteil (Harry), Pascal Duquenne (Georges), Miou-Miou (Julie), Isabelle Sadoyan, Henry Garcin, Michèle Maes, Laszlo Harmati, Hélène Roussel, Fabienne Loriaux, Didier De Neck, Dominic Gould 
Nazionalità:
Francia, 1996
Dur
.: 118' Produz.: Philippe Godeau

Giudizio: Discutibile/Complesso/Dibattiti

Tematiche: Amicizia; Handicap;

Soggetto: Harry, uno stimato docente di formazione aziendale, cura molto la preparazione degli addetti alle vendite, sintetizzandone il comportamento ottimale in tre regole d'oro: sorriso e attenzione al cliente, ottimismo, decisione. All'uscita da un suo faticoso servizio, al limite della resistenza per l'impegno che il proprio compito esige, quasi dimentica che è il "suo giorno" di marito separato per avere le sue bambine. Quando arriva alla stazione, dove aveva promesso alla moglie Julie di recarsi a prenderle, le bambine non ci sono più e costei, in tono comprensibilmente indignato e gelido, gli fa sapere al telefono che sono tornate a casa. Mentre riflette su quella sua giornata estenuante, al volante della propria automobile in piena notte, Harry è preso da un colpo di sonno e provoca un incidente che lo fa tornare di colpo in sé. Ha investito un cane e subito si fa avanti il presunto padrone, Georges, un giovane down smarrito e farneticante, fuggito dall'Istituto in cui è stato relegato dopo la morte della madre. Harry è costretto suo malgrado ad occuparsene e lo porta al primo posto di polizia, dove s'imbatte in pretesti burocratici da parte dell'unico agente in servizio in quell'ora notturna: non gli resta che portarlo nel proprio alloggio di "single" forzato e offrirgli l'unico letto disponibile, il suo. Andati a vuoto i numerosi tentativi di disfarsi di Georges, per il quale pur sente compassione e simpatia, restituendolo a qualcuno dei suoi o all'Istituto, Harry non può fare altro che dividere con lui il proprio ruolo di "perdente", rifiutato perfino dalle sue piccole figlie. Finché, dovendosi assentare un momento dall'automobile in cui l'ha lasciato, per i suoi impegni di lavoro, non trova più Georges che è salito sulla terrazza del-lo stabile, si è rimpinzato di cioccolato verso il quale ha una pericolosa allergia ha perduto l'equilibrio ed precipitato giù.

Valutazione Pastorale: Intrecciata di sequenze realistiche e lunghe rappresentazioni irreali di sogni e vaneggiamenti dei due protagonisti, la storia proposta obbliga lo spettatore a riflettere su certe frange infelici di "ultimi", fra i più rifiutati dalla famiglia e dalla società che tendono a rimuovere dalla propria coscienza i gravi problemi che suscita l'esistenza di questi esseri estremamente bisognosi di assistenza, comprensione ed affetto. Oltre alla valida interpretazione maschile dei due coprotagonisti (il normale ed il down) il film è pregevole formalmente anche per la fotografia, le musiche, la scelta narrativa. Ma è soprattutto considerevole per le problematiche familiari e sociali che affronta. Può tuttavia creare illusioni e indurre a interventi inadatti in persone non ben informate sul fenomeno down, che potrebbero peggiorare le condizioni di chi ne soffre. Tale anomalia, infatti, esige competenza ed equilibrio nel trattamento, e non unicamente buon cuore e palliativi scelti con leggerezza. La complessità di certe situazioni realistiche motiva il giudizio.

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