La
“mia” AC
Quattro domande
al nuovo Vescovo
Mons.
Francesco Lambiasi è il nuovo Vescovo della diocesi di Anagni-Alatri. Lo scorso
23 Maggio è stato ordinato Vescovo nella cattedrale di Anagni, poiché ha
scelto di “nascere Vescovo” in mezzo a noi, nella sua chiesa diocesana.
L’abbiamo
incontrato all’indomani del suo ingresso in diocesi per rivolgergli qualche
domanda sull’A.C.
Eccellenza
sappiamo che lei è un “vecchio amico” della AC; che cosa ha rappresentato
l’AC nella sua vita?
Basta
scorrere il mio curriculum per constatare che in AC ci sono nato e cresciuto.
Fin da piccolo ho seguito tutta la trafila dei vari settori: prima fiamma
bianca, rossa e verde ( l’attuale ACR ), poi aspirante, pre–ju, fino a
quando, diventato prete, sono stato vice assistente diocesano del Settore
Giovani (1972-77), nel frattempo anche vice assistente regionale dello stesso
settore, e poi negli anni 1986-93 assistente diocesano. In tutto quasi mezzo
secolo di AC !
Come
vede l’AC oggi?
Rispondo
citando don Tonino Bello, che si esprimeva in proposito con una bella immagine
calcistica: l’AC in una diocesi è come il centro-campo , e diceva: “Se il
centro-campo tiene, tutta la squadra gira…”
Ha
qualche suggerimento da dare alla nostra associazione diocesana?
Sono appena
arrivato in diocesi, faccio fatica ad azzeccare i messaggi giusti: ritornando
all’immagine calcistica, mi serve innanzitutto del tempo per vedere,
ascoltare, capire. Comunque, dagli anni del Leoniano ho avuto modo di apprezzare
tante cose belle e ho incontrato persone di grande spessore. Forse allora potrei
azzardare qualche rapido messaggio.
Innanzitutto
direi: "fate squadra
!" , cioè: non
disperdetevi, evitate le frammentazioni, attenzione ai campanilismi. Secondo:
"fate
gioco!", l’AC è azione,
non discussione; una partita si gioca, non si teorizza.
Allora
il Vescovo starà in panchina…
Certamente
non starò in campo da solo, pretendendo (o illudendomi!) di poter fare a meno
della squadra. Ma non starò nemmeno in panchina a guardare e magari a
criticare. O forse sì, ci starò ma per guidare, sostenere, incoraggiare. Ciò
che mi sembra indispensabile è che ognuno faccia la sua parte, non per dovere né
per interesse, ma perché è bello. Questo mi sta veramente a cuore: che ogni
aderente all’AC faccia capire che lavorare per il Vangelo non è una fatica ma
una fortuna; che stare nella Chiesa è una passione non una pena. Insomma: non
un obbligo, ma un onore, anzi una beatitudine.
Stefania
Faiocco