Quale
AC per la missione diocesana
L'intervento
del Vescovo al Consiglio diocesano
Monsignor
Lambiasi e il Consiglio Diocesano
di AC. Un incontro previsto da tempo, perché l’Associazione vive in stretta
correlazione con i suoi Pastori, e oggi eccezionale dopo la nomina del nostro
Vescovo ad Assistente Generale di Azione Cattolica Italiana.
E
se poi guardiamo alla nostra chiesa di Anagni-Alatri che si prepara alla
missione popolare, allora non risulterà strano che il consiglio
“speciale” di domenica 18 marzo abbia avuto come tema proprio
l’avventura missionaria, “già partita con gli incontri quaresimali, ha
precisato Mons. Lambiasi, avviati nella maggior parte delle parrocchie”.
Il
faccia a faccia è durato per due ore circa. Il dialogo intenso e accorato ha
chiarito molteplici aspetti: “quel che ci si aspetta dall’AC nella
missione diocesana è una partecipazione continuata nel tempo, da missione
permanente”, ha sottolineato il Vescovo.
Le
domande sono sorte spontanee: non sarà forse questa missione una cosa in più
da fare per i laici impegnati nelle parrocchie? Quali modalità concrete avrà?
Quale compito specifico per i laici di AC?
Mons.
Lambiasi ha invitato a non avere fretta: la strategia è quella di “grandi
orizzonti e piccoli passi”. Quasi a dire: niente patemi d’animo o
allarmismi di sorta; la missione non è un valore aggiunto, ma è
l’essenziale della Chiesa. Dunque niente fardelli pesanti di evangelica
memoria, ma solo tanta “fantasia” (è la parola più ricorrente dalle
labbra di Mons. Lambiasi) e spirito di unità. Sulle modalità della
missione sono al vaglio diverse ipotesi. Ci può essere la visita casa per casa
con la consegna del Vangelo; incontri zonali o di quartiere, incontri per
giovani o adolescenti.
Una
cosa è certa, il Vangelo prima che portarlo “bisogna viverlo”. Ecco
il trucco. Il modello di attuazione della missione popolare sarà proprio quello
del vivere la buona novella. Dove? In giro per le strade, le case, i luoghi
pubblici, le chiese.
E
sembra questo il suggerimento che il vescovo sembra voler dare all’AC: rendersi
presenti con la propria vita di cristiani nei luoghi dove gli uomini e le donne
dei nostri tempi vivono ogni giorno. “Perché dalla vostra vita gli altri
possano dire: ma perché questo giovane, questo adulto, questo ragazzo vive così
?”.
Quando
si parte? Da subito, sembra dire il vescovo. “A partire dalle parrocchie dove
c’è già una presenza dell’AC”. Puntare dunque a poco per arrivare a
tanto, anzi a tutti.
Sostare,
specializzarsi e scomparire. Così
può essere sintetizzato il messaggio del pastore alla sua AC.
Sostare
per pregare, perché qualsiasi evangelizzazione parte dallo Spirito Santo e
ritorna al Padre. Specializzarsi, ovvero portare il vangelo lì dove si vive già,
senza troppa burocrazia e formalismo. Scomparire, se necessario, cioè essere
“sale” che si scioglie e da sapore.
“Chi
ha orecchi per intendere, intenda”, diceva Qualcuno
Francesco Sordo