NEL NOME DEL PADRE

 

Guildford, Inghilterra, 1974: due stragi attribuite all'Ira, l'esercito repubblicano irlandese, portano all'arresto di quattro ragazzi, quattro giovani hippies stile primi anni '70, tra cui Gerry Conlon, e di suo padre Giuseppe. Seguono false confessioni estorte con sevizie, quindici anni di carcere, inutili dichiarazioni di innocenza in un paese sconvolto dal terrorismo e in cerca di capri espiatori, al punto di approvare leggi speciali che limitano in modo pesante le garanzie di difesa degli imputati. Infine la tragica morte di Giuseppe e la promessa di Gerry di riuscire a dimostrare la sua innocenza: solo nel 1989, grazie ad una campagna di opinione pubblica organizzata da un'agguerrita avvocatessa, i "quattro di Guildford" vengono assolti e rimessi in libertà. Ispirato alla storia del vero Gerry Conlon, Nel nome del padre è un gran film di impegno civile: per la prima volta un regista inglese ha il coraggio di rimettere in discussione la rispettabilità delle istituzioni del Regno Unito, gli organi di polizia, il carcere, la magistratura che senza avere uno straccio di prova in mano, sulla base del puro pregiudizio, stravolgono l'esistenza di quattro ragazzi, rubano la loro giovinezza (l'autobiografia di uno di loro, Paul Hill, si intitola appunto "Anni rubati"), fino ad arrivare alla scena finale in cui Emma Thompson, l'avvocatessa che non si è mai arresa all'evidenza dei fatti, fa a pezzi il castello dell'accusa. Ma Nel nome del padre è anche la storia di un giovane che lotta con speranza incrollabile per la propria innocenza e dignità e non si arrende di fronte agli ostacoli, alle torture, neppure di fronte alla morte del padre. Anzi, proprio questo è l'evento centrale del film che costringe Gerry a battersi con determinazione ancora più forte, nonostante l'isolamento in cui si trova anche tra i suoi compagni di detenzione. C'è una scena brutale, violenta: alcuni detenuti dell'Ira tentano la rivolta in carcere e danno fuoco ad una guardia. Gerry interviene per spegnere le fiamme, guadagnandosi l'odio dei rivoltosi, rimanendo totalmente isolato così come è chi lotta in modo non violento per la giustizia, per i suoi diritti e per i diritti degli altri. C'è un ultimo motivo di speranza, quando i quattro finalmente vengono riconosciuti innocenti: in un paese democratico, nonostante i giochi e le menzogne del potere, c'è sempre la possibilità che la stampa e l'opinione pubblica riescano lentamente a far trionfare la verità, e questo è ciò che differenzia una democrazia da una dittatura.

da "Il Bandolo della matassa" - Guida all'Attenzione Annuale1997-1998
del Settore Giovani di AC


SCHEDA DEL FILM
a cura della Commissione Nazionale Valutazione Film della CEI

Genere:Drammatico 
Regia: Jim Sheridan 
Interpreti: Daniel Day-Lewis (Gerry Conlon), Pete Postlethwaite (Giuseppe Conlon), Emma Thompson (Gareth Pierce), John Lynch (Paul Hill), Corin Redgrave (Robert Dixon), Beatie Edney (Carole Richardson), Mark Sheppard (Paddy Armstrong), Marie Jones, Britta Smith, Don Baker, Paterson Joseph, John Benfield, Frank Harper 
Nazionalità:Irlanda, 1994 
Dur.: 134'

Giudizio: Raccomandabile/Realistico

Tematiche: Conflitti etnici; Famiglia - genitori figli; Politica-Società;

Soggetto: in Irlanda, il giovane Gerry Conlon, coinvolto in una guerriglia urbana con gli inglesi e con l'IRA, ripara in Inghilterra con l'amico Paul Hill che, arrestato per un attentato che distrugge un pub e sottoposto a violente pressioni, suo malgrado lo denuncia. Gerry, maltrattato per sette giorni dalla polizia, che minaccia di uccidergli il padre Giuseppe, firma una falsa dichiarazione coinvolgendo due hippie della comune dove si era rifugiato con Hill: Paddy Armstrong e Carole Richardson. La polizia arresta poi la zia Annie ed il padre per favoreggiamento. Dopo un processo iniquo, orchestrato dall'ispettore Robert Dixon, che ha coordinato arresti e interrogatori preliminari, tutti vengono condannati. Dopo 15 anni Gerry e il padre, che dividono la cella, scoprono il vero attentatore, Joseph McAndrew. La polizia non ha voluto riaprire il processo, e Giuseppe, tramite l'avvocatessa Gareth Pierce, cerca di dimostrare la verità. Ma la malferma salute lo stronca, ed il figlio, che in carcere ha imparato ad apprezzarne le qualità umane e morali, ne raccoglie l'eredità. Per un fortuito equivoco, la Pierce, che sta consultando, col controllo di Dixon, il fascicolo di Giuseppe, riesce a prendere visione di quello di Gerry, e trova le prove occultate alla difesa da Dixon al processo, ossìa la cruciale testimonianza di un barbone irlandese, Charlie Burke, che ha incontrato Gerry e Paul in un parco londinese la notte dell'attentato, la cui esistenza è stata sempre negata dagli inquirenti, e che avrebbe scagionato tutti gli imputati ed i loro presunti complici. Nel processo che segue, ottenuto anche grazie al vasto movimento d'opinione pubblica sorto attorno al clamoroso caso, emerge la verità e tutti vengono liberati.

Valutazione Pastorale: film documento, film d'azione, film politico, film di sentimenti e di passioni violente, dove odio e sdegno, ira e frustrazione per i diritti calpestati, ansia di verità, dignità dell'uomo, miseria e grandezza morale vengono scolpiti con segno denso e serrato da Jim Sheridan, qui al meglio delle sue grandi qualità di regista. Si pensi alla straordinaria sequenza iniziale della fuga dei tre ladruncoli per le viuzze di Belfast, nel mezzo degli scontri tra civili e polizia, o ai giornali in fiamme che i detenuti lasciano cadere nel cortile per celebrare la morte del compagno Giuseppe; o ai dialoghi, straordinari per tensione interpretativa e densità psicologica e morale tra padre e figlio in carcere. Non si riesce a trovare una sequenza, un fotogramma che in questo film non sia funzionale alla vicenda narrata: qui lo spettatore viene coinvolto dallo straordinario ritmo narrativo, che la memorabile interpretazione di Day-Lewis e Postlethwaite evidenzia egregiamente, per immedesimarsi nella vicenda dall'inizio alla fine, senza soluzioni di continuità. Altro punto a favore del film è la cura meticolosa dei dettagli, sia nella sceneggiatura che nelle figure di contorno: la zia Annie, la comune hippie, le scene di carcere, l'agente che nutre un gabbiano nel cortile mentre Giuseppe lo osserva dalla sua cella, lo scambio di sguardi tra Gerry e Dixon al processo d'appello. Film verità su un problema, quello della giustizia, che costituisce una delle più dibattute questioni di questi anni di piombo.

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