IL VESCOVO ALL’A.C.: SANTITÀ PER LA MISSIONE

L'augurio al neo presidente

Caro Raniero,

dopo aver riflettuto e pregato, ho ritenuto di affidarti la presidenza diocesana della nostra Azione cattolica per il prossimo triennio. Ti ho già comunicato a voce i fattori che mi hanno portato a scegliere il tuo nominativo - e tra di essi soprattutto la chiara indicazione del nuovo consiglio; ora sono certo che tu saprai leggere questa mia decisione in luce di fede e vi coglierai un segno sicuro della volontà di Dio su di te, in questo tratto del tuo cammino. Ti ringrazio per la pronta ed umile disponibilità con cui accetti l'incarico e ti prego di ringraziare anche la carissima Fausta insieme alle vostre bambine, Marta e Silvia, perché sono ben disposte a condividere con te il servizio che ti affido.

Permettimi ora di comunicarti alcuni pensieri che mi stanno particolarmente a cuore.

Il primo riguarda la nostra AC diocesana. Come vescovo ritengo che di un’ AC viva e vivace, la nostra chiesa non possa fare a meno: è vero ed è consolante che ci siano anche da noi non pochi laici che appartengono a vari movimenti e aggregazioni ecclesiali, ma l’ AC ha questo di particolare, che non solo è nella diocesi, ma è della diocesi. Fatte le debite proporzioni, si potrebbe applicare all’ AC; quello che si può dire del presbiterio diocesano: come in una diocesi sono presenti vari ordini e congregazioni religiose, ma non si può assolutamente fare a meno di un clero locale, così non ci si può privare della obiettiva risorsa rappresentata da un laicato che per scelta e per missione "sposa" la diocesi fino in fondo e trova nel vescovo il suo riferimento più autorevole ed effettivo.Questo non significa che gli appartenenti all' AC siano più "bravi" dei laici che aderiscono ad altre aggregazioni ecclesiali, come non è detto che un prete diocesano sia perciò stesso migliore di un religioso; significa semplicemente che i laici di AC rispondono ad una vocazione che viene (anch’essa!) dallo Spirito Santo e coltivano il carisma di un collegamento di- retto e organico con il pastore della diocesi. E questo lo dice il concilio, lo dice il papa, lo dicono i vescovi in Italia e lo riconoscono anche i fondatori dei nuovi movimenti ecclesiali: al riguardo potrei addurre le testimonianze personali che mi sono giunte in occasione della mia nomina ad assistente generale dell’ ACI da Chiara Lubich, Don Giussani, Salvatore Martinez e da più d'un amico del Cammino Neocatecumenale. È chiaro che perché l’ AC sia quello che deve essere, è indispensabile che persegua un serio e radicale cammino di rinnovamento. Personalmente preferisco parlare di riforma dell’AC. Sì, perché non muoia, ma si riprenda e viva, l' AC ha bisogno urgente di riformarsi, nel duplice senso: ritornare alle sue sorgenti e camminare sul passo della chiesa dei nostri giorni. Sinteticamente mi verrebbe da chiamare questa strada dell’associazione: santità per la missione. L' AC deve ridiventare scuola di santità: deve quindi impegnare ed  aiutare i suoi laici a riconvertirsi costantemente al vangelo, a vivere la vita come un cammino alla presenza del Signore , a non fare sconti alle esigenze radicali del messaggio cristiano, a ripetere ogni giorno la scelta di Dio come unico Signore della vita, a disintossicarsi costantemente dal clima inquinato delle idolatrie correnti, a seguire con docile prontezza le indicazioni della nostra madre chiesa e dei suoi pastori, ad essere segno credibile e attraente di chiesa.  L' AC deve tornare ad essere laboratorio di missione: non può starsene rinchiusa nel cenacolo ne tanto meno rifugiata in sagrestia; deve proiettarsi sulle frontiere della società, della cultura, della politica, dell’ economia, formando laici capaci di "gridare il vangelo con la vita" nei vari ambienti: casa, scuola, lavoro, ospedale, tempo libero ecc. L'associazione quindi dovrà fungere da "stazione di servizio": permettere ai soci di. ..fare il pieno per poter andare là dove il vangelo non potrà mai essere proclamato se non vi saranno presenti e attivamente operanti dei laici che siano testimoni credibili e apostoli coraggiosi del vangelo: uomini e donne, ragazzi, giovani, adulti e anziani, che hanno fatto esperienza di quanto solo il vangelo sia capace di dare sapore alla vita, di fermentare la storia, di costruire una vera civiltà dell'amore.

Concretamente tutto questo non resterà un sogno bello e impossibile, né si ridurrà ad una serie di slogans utili per gargarismi da salotto se ci si decide ad investire a fondo perduto nella formazione dei formatori. Sono certo, caro Raniero, che non ti fai illusioni: tu sai che non si può sognare di riuscire a far avanzare tutto il fronte dell' associazione; preoccupati piuttosto di coltivare il vivaio degli educatori e dei responsabili. Aiuta i tuoi collaboratori a non pensare che con quattro incontri si può improvvisare un animatore; assicurati che i cammini formativi non si riducano a "riunioni" dove si discute di un tema più o meno interessante; non darti pace finché non passi l'idea che un animatore non può contentarsi del "minimo indispensabile"; con l'assistente diocesano e con gli amici della presidenza e del consiglio fate in modo - prima di affidare un gruppo ad un educatore - che questi abbia risolto o almeno ben impostato i suoi problemi personali (affettivi, di studio, lavoro ecc.), abbia dato prova di serio impegno, sia effettivamente capace di comunicare la fede a quanti gli vengono affidati. A livello diocesano ti/vi raccomando di riattivare quel ricco patrimonio di esperienze spirituali (come gli esercizi annuali, i ritiri ecc.) che una volta erano la palestra e il laboratorio per tanti soci dell' AC. Il resto verrà da sé. ..

So che ne sei convinto: solo la formazione sostiene e anima l' azione; solo la vita contagia altra vita; solo una sia pur piccola fraternità in missione genera altri fratelli e altri missionari. Non aver paura: se qualche volta avrai l'impressione di non farcela, ricordati che anche quella è grazia: il Signore ci fa sperimentare la nostra impotenza perché solo così ci può far dono della sua onnipotenza. E la sproporzione tra la gente da sfamare e i cinque pani e due pesci della nostra bisaccia sta a dire che la missione è facile proprio perché è. .. impossibile! Fidati del Signore e affidati alla sua grazia: qualunque cosa ti dirà, falla, e ti divertirai a vedere l'acqua dei tuoi limiti diventare il vino spumeggiante della festa.

Auguri, carissimo Raniero. Che la Madonna ti aiuti a non far mancare né al Signore né alla nostra chiesa il tuo sì quotidiano, umile, sereno.

Ti saluto e ti benedico insieme ai tuoi cari, agli amici del consiglio e della presidenza, a don Domenico e a tutti i soci.

Tuo + Il vescovo Francesco

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