PREFERISCO IL RUMORE DEL MARE

 
 
Rispetto ai film del grande Massimo Troisi, qualcuno aveva da obiettare "Ma non si capisce come parla". Chi non proveniva dal Sud poteva non riuscire a tenere il filo dei rocamboleschi e scoppiettanti monologhi dell'attore/regista napoletano. Per certi versi, una eguale coltre di incomunicabilità potrebbe scendere tra questo film e chi lo guarda. Ma è una incomunicabilità che nasce da un'eccesso di distanza che Mimmo Calporesti - alla sua terza opera - sparge a piene mani nel suo lungometraggio: distanza tra il mare e il sole della Calabria e il grigio decadente delle giornate torinesi; distanza tra la vitalità composta di Michele Raso e la sregolatezza triste di Paolo Cirio; distanza tra Silvio Orlando preso dal suo lavoro e dalle sue cose e Mimmo Calopresti (sacerdote "alla don Ciotti") che spende le sue giornate con i ragazzi della sua comunità. Di fatto, vengono abbozzate (e qui sta una pecca del film: non c' è tutto l'approfondimento che ci saremmo aspettati da Calopresti) due Italie, due modi di stare al mondo, veri entrambi ma non egualmente vivi. Stare al Sud, oggi, non garantisce molto in termini di opportunità lavorative ma tutela alcuni valori cardine: la lealtà, la schiettezza, la religiosità, in senso comunitario. Stare al Nord può voler dire cavalcare l'onda della new economy e regolarsi bene tra sms, wap, reload, a scapito, però, di una normalità di vita, che non è rinuncia ma sapiente crescita. Come esile ponte tra i due mondi si propone la poesia: "Lavorare, lavorare/preferisco il rumore del Mare".
 
da "E ti vengo a cercare..." - Guida all'Attenzione Annuale 2000-2001
del Settore Giovani di AC
 

SCHEDA DEL FILM
a cura della Commissione Nazionale Valutazione Film della CEI

Genere: Drammatico 
Regia: Mimmo Calopresti 
Interpreti: Silvio Orlando (Luigi), Michele Raso (Rosario), Paolo Cirio (Matteo), Fabrizia Sacchi (Serena), Mimmo Calopresti (don Lorenzo), Andrea Occhipinti (Massimo), Enrica Rosso (Elisabetta), Marcello Mazzarella (Vincenzo), Eugenio Masciari (Cappabianca), Raffaella Lebboroni (Miriam), Palma Valentina Di Nunno (Adele). 
Nazionalità: Italia, 2000
Dur.: 90'

Giudizio: Raccomandabile/problematico/dibattiti** 

Tematiche: Adolescenza; Amicizia; Educazione; Famiglia - genitori figli; Lavoro; Politica-Società; Solidarietà-Amore; 

Soggetto: Tornato a Torino dopo una vacanza nella natia Calabria, Luigi, affermato dirigente d'azienda, non riesce a togliersi dalla mente Rosario, un ragazzo conosciuto al cimitero del paese : sepolta c'é la madre, vittima di una faida, mentre il padre é in carcere. Rosario, quindici anni, è silenzioso, composto, scontroso, solitario. Luigi, separato dalla moglie, ha un figlio coetaneo, Matteo, che, all'opposto, é svogliato, dispersivo, inconcludente e sfoga la sua insoddisfazione dipingendo e ascoltando musica. Luigi si rivolge a don Lorenzo, un sacerdote che in città manda avanti una comunità per giovani disagiati e, con il suo aiuto, fa arrivare Rosario a Torino. Qui il ragazzo, che ha un forte sentimento religioso, entra nella vita della comunità, lavora in biblioteca, serve la Messa. Luigi fa incontrare Rosario e Matteo. Tra i due c'é all'inizio una inevitabile distanza. Quando qualche confidenza comincia a farsi avanti, alcuni episodi relativi a piccoli furti scavano profonde incomprensioni. Luigi (che non riesce a gestire il rapporto d'affetto con l'amica Serena) fa di Rosario il bersaglio delle proprie difficoltà personali, lo accusa di abuso di fiducia, lo respinge. Quando arriva l'ultimo dell'anno, Rosario é in comunità con gli altri, Luigi é solo, Matteo va ad una festa ma quasi subito esce. Tornato a casa, avverte all'improvviso una vuoto che lo porta a tentare il suicidio. Telefona a Rosario che arriva in tempo, proprio poco prima dell'ingresso in casa anche di Luigi che soccorre il figlio e scaccia a male parole l'altro. Per Rosario é troppo. Chiama don Lorenzo per dirgli che sta per tornare in Calabria. Don Lorenzo cerca senza successo di fargli cambiare idea. Adesso Rosario legge un libro davanti al mare, mentre Luigi e don Lorenzo cercano di capire meglio il comportamento di ciascuno in questa vicenda. 

Valutazione Pastorale: Il titolo é tratto da una poesia di Dino Campana che, in un passaggio, dice: "Fabbricare, fabbricare, fabbricare, preferisco il rumore del mare". "Quelli che racconto -precisa Calopresti- sono uomini e donne che provano a scegliere. Tento di raccontare il loro rapporto contraddittorio con l'esistenza, il loro non star bene con se stessi che stimola la necessità di una convivenza con il proprio disagio personale". E' sicuramente qui il punto centrale di un film bello e disperato, dolente e insieme vivo. E' qui la forza di un racconto che disegna una tavolozza di sentimenti ampia e sfrangiata, sulla quale prendono forma combinazioni opposte, pronte a scontrarsi, a generare attriti ma anche desiderose di costruire armonia. Confermando una inclinazione già espressa nei due precedenti titoli, Calopresti dà al racconto una musicalità fatta di semitoni e chiaroscuri, una sorta di diario che parte da eventi reali della vita sociale (la criminalità in Calabria; i compromessi dell'industria a Torino) e finisce per indagare 'dentro', nell'anima, nel cuore e nella mente di ciascuno. Giocato su una sottile introspezione dei sentimenti, il film ha il merito di raccontare un disagio esistenziale contemporaneo ma anche senza tempo: il rapporto genitori/figli, le difficoltà dell'adolescenza, la paura di invecchiare da un lato, di crescere dall'altro; il prezzo da pagare per il successo. Tutto é detto con un tono 'morale' forte e compatto, che esclude soluzioni preconfezionate ma non rinuncia a cercarle. La felicità può essere parte integrante del nostro vivere quotidiano. Oltre ad un limpido cromatismo (l'opacità di Torino e l'azzurro del mare di Calabria) e a validissime interpretazioni (Calopresti é don Lorenzo), resta nella memoria sopratutto il ragazzo esordiente che interpreta Rosario: un adolescente suscettibile, chiuso,ombroso ma con grande ricchezza interiore. Dal punto di vista pastorale, il film, segnalandosi per il modo attento con cui prende a cuore situazioni difficili, é da valutare molto positivamente, raccomandabile quindi, problematico nello svolgimento e da segnalare per dibattiti. 

Utilizzazione: il film é da utilizzare in programmazione ordinaria e da proporre largamente come prodotto italiano di elevato livello, concreto, denso di spunti, coinvolgente

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