ROSETTA

 
 
C'è una cosa che della vita non riusciamo proprio ad accettare: i tradimenti alle spalle. Rosetta, in qualche modo, rappresenta questo dramma. Due ragazzi si incontrano e cominciano a frequentarsi. Lui invita lei a ballare e mentre danzano le rivela un segreto: fa la cresta sul lavoro, dichiarando al datore di lavoro un numero minore di frittelle rispetto a quelle che effettivamente vende. Lei che fa? Il giorno dopo va dritta dritta dal padrone e gli spiffera il segreto, decretando una scenata corale, il licenziamento del ragazzo e la morte di un'amicizia/amore. Saremmo tutti bravi a giudicare male il comportamento della traditrice. Ma forse sarebbe una valutazione affrettata. Avendo più tempo scopriremmo che lei ha un nome, Rosetta, e che le cose non le vanno affatto bene. Fa parte del sottoproletariato della sua città, la madre è alcolizzata, del padre nemmeno l'ombra, non ha lavoro e per lei essere disoccupata significa non avere dignità. Le sconfitte della vita le bruciano a tal punto da passare oltre ogni elementare senso di lealtà, persino ferendo sul nascere la possibilità di un innamoramento. Rosetta è un film duro, che fa male. Il senso di difficoltà avvolge lo spettatore anche per l'uso post-moderno in continuo movimento della macchina da presa, che segue a pochi metri di distanza la vita barcollante di Rosetta e dando il mal di mare a chi osserva. Nella quotidianità delle nostre città, esistono persone logorate e abbattute dalla sorte a cui le magnifiche sorti della globalizzazione non danno conforto. Sono persone silenziose, cui il film vuol dare voce.
 
da "E ti vengo a cercare..." - Guida all'Attenzione Annuale 2000-2001
del Settore Giovani di AC

SCHEDA DEL FILM
a cura della Commissione Nazionale Valutazione Film della CEI

Genere: Drammatico
origine:
Francia/Belgio, 1999
durata: 91 min.
regia: Luc e Jean-Pierre Dardenne
interpreti: Emile Denquenne; Fabrizio Rangione; Anne Yernaux; Oliveir Gourmet.

Giudizio:  Accettabile-riserve/problematico/dibattiti

Tematiche:  Donna; Famiglia - genitori figli; Giovani; Lavoro;  

Soggetto: La giovane Rosetta viene licenziata e a nulla serve la sua furiosa reazione a questa decisione. Rosetta torna al campeggio alla periferia della città, dove vive insieme alla mamma, donna debole dedita all'alcool e ad occasionali prestazioni sessuali. Per mettere insieme qualche soldo, la ragazza vende alcuni abiti, poi riesce a trovare un nuovo lavoro. La mamma fugge dalla roulotte e scompare. Rosetta va a casa di Rigaud, che lavora con lei. Lui le offre la cena e una stanza per dormire. Prima di addormentarsi, Rosetta dice a se stessa che in questo modo lei può avere una vita normale. Il giorno dopo però al panificio perde il posto. Allora denuncia al padrone Rigaud, che guadagnava di nascosto sulla vendita di frittelle. Lui viene licenziato e lei riassunta al posto suo. Rigaud vorrebbe vendicarsi, arriva al campeggio, cade in acqua, lei vorrebbe lasciarlo annegare ma poi lo salva. La mamma torna al campeggio ubriaca. Rosetta allora telefona al laboratorio e dice che non andrà più a lavorare. La mamma é a letto, lei apre il gas e la segue. Ma la bombola é finita. Allora Rosetta esce, va a comprarne un'altra, torna verso la roulotte. Qui arriva Rigaut, lei si ferma, lascia la bombola, lo guarda.

Valutazione Pastorale: Nel 1996 il loro primo film, "La promesse" aveva ben impressionato per il vigore narrativo e la forza visiva con cui veniva delineata una drammatica vicenda di incomprensione e di sfruttamento. Un tema fortemente sociale, il lavoro, è al centro anche di questa seconda opera, nella quale però i fratelli belgi Luc e Jean-Pierre Dardenne operano un leggero ma significativo cambio di approccio alla materia: la m.d.p. sta continuativamente e ossessivamente addosso alla protagonista, la pedina e la insegue, la schiaccia come una specie di 'soggettiva' continuata e implacabile. Rosetta aspira ad una vita tranquilla e metodica, ma il disadattamento la tallona di continuo: "Credo che si debba partire dalla miseria materiale per parlare di sgomento spirituale, solo così si può esasperare al massimo le situazioni per vedere le implicazioni morali che questo comporta" dice Luc Dardenne. Si tratta quindi di un film sul disagio, che non lancia accuse specifiche ma denuncia le zone d'ombra della società occidentale con le ferite che lasciano nel corpo e nell' animo dell'individuo. Dal punto di vista pastorale, si tratta dunque di un film da vedere con interesse, soprattutto nel la scelta finale di speranza tra la morte e la vita. Riserve per qualche passaggio un po' meno controllato, ma il tono é problematico e adatto a dibattiti.

Utilizzazione: il film é da utilizzare in programmazione ordinaria, con attenzione per la presenza dei minori, e da recuperare nell'ambito di una riflessione sui temi indicati.  

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