La spiritualità dell’Azione Cattolica

È stata probabilmente una delle qualificazioni più usate, quella della ferialità riferita all’Azione Cattolica e magari anche a ragione, sospettata di agghindare il volto appassito di un cristianesimo imborghesito nel grigiore dei giorni uno simile all’altro.

Essa invece vorrebbe esprimere, sia pure in modo velato, la santa ambizione di fare dell’esistenza e di tutta l’esistenza, il luogo proprio di adorazione in Spirito e verità dei veri adoratori del Padre che non hanno necessità né di luoghi sacri, né di giorni “fasti” dal momento che adesso è il tempo, qui è il luogo dell’incontro col Dio di Abramo, Padre di Gesù; consapevoli che il “sacrificio vivo e santo” è l’offerta dei propri corpi nel culto secondo ragione, a cui Paolo esorta i cristiani di Roma.

Paradossalmente, pur riconoscendo e apprezzando l’atteggiamento di Maria (l’ascolto) e quello di Marta ( il servizio), la loro parzialità non ci è sufficiente, perché siamo desiderosi della pienezza di vita che il Cristo largisce nuova e in abbondanza ai suoi discepoli; vita che è conoscenza, amore, servizio, passione del bene, che a tutto si apre, tranne che a quello che può ucciderla: la ricerca egoistica di sé.

La ferialità perciò sta a definire la vita di un discepolo di Cristo che, nutrito dalla comunione divina dispensata nei Sacramenti, pieno dello Spirito di Cristo, realizza il proprio servizio nella Chiesa e nel mondo, in mezzo al quale testimonia il Regno.

Questa religiosità di ogni giorno costituisce, mi pare, la risposta più appropriata, non a caso data da laici, all’atteggiamento del secolarismo che nasce da una presunta impossibilità del riferimento a Dio di tutte le cose, in un mondo che fa della propria autonomia un possesso geloso come se in realtà, invece, Dio non ne fosse il fondamento ultimo e unico. Non solo dunque religiosità di certi luoghi e di certi tempi, ma di sempre e dovunque perché l’incarnazione del Figlio di Dio tutto ha elevato, tutto ha impreziosito.

Mi accorgo però che in questo senso la ferialità dovrebbe qualificare la spiritualità di ogni cristiano vero. Cosa aggiunge di proprio l’Azione Cattolica? Il senso della Chiesa, e non la Chiesa “lontana” che potrebbe rimanere una bella evocazione, bensì la Chiesa più vicina, quella diocesana in cui “ è veramente presente e agisce la Chiesa di Cristo, una, santa, cattolica e apostolica”, laddove tra le case, la vita culmina nella Messa e da lì nuovamente, si irradia nella vita.

Questa ecclesialità è di fatto così avvertita nell’associazione che se ne sente il bisogno di un’esplicitazione sigillata da coloro che nella Chiesa locale rappresentano il Cristo capo: il Vescovo con il suo presbiterio. Un’appartenenza che è un reciproco consegnarsi, una sorta di patto che si esprime addirittura in un documento: la tessera. Come si può notare, questa non è solamente un puro e semplice mezzo di finanziamento, ma un simbolo forte che caratterizza ed esprime.

Cos’altro potrebbe e dovrebbe significare tutto questo se non una sempre più profonda e crescente fiducia, dedizione, disponibilità al servizio, intelligente obbedienza da parte dei laici e attenzione, ascolto, coltivazione da parte del Vescovo e del suo presbiterio?…….

Don Bruno Durante

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