Lo riconoscerai quando sentirai ardere il tuo cuore
Riflessione di Sr. Teresa, carmelitana originaria di Anagni)
Sono ormai 19 anni che manco da Anagni, e altrettanti dall'Azione Cattolica. Ma come fosse ieri la memoria dei momenti forti vissuti insieme a voi tocca il cuore della preghiera… l'esperienza della vita fraterna in una vita contemplativa come quella carmelitana, dove vivere l'unione con Dio è tutto, porta con sé ancora come un memoriale le scarpinate in montagna e la Bellezza della vetta, la vita nelle tende di estate e le adunanze settimanali, i raduni diocesani e le amicizie vicendevoli…
In questa occasione della Pasqua giubilare mi è stato chiesto di scrivere qualcosa per voi. Vorrei lasciarvi qualche pensiero appena, scritto non come articolo ma come riflessioni personali fatte a voce alta. Se qualcosa susciterà in voi perplessità, interrogativi, stupore, potrete discuterne insieme oppure scrivermi. Siamo l'uno specchio dell'altro, e in questo cammino faticoso che è la vita umana quando la solitudine dell'uomo si riempie della voce dei fratelli si fa più pressante l'eco di Dio. Il mio augurio vuole essere un'esortazione a vivere sul serio il quotidiano andare nei sentieri del tempo per incontrare il Risorto nel cuore della propria debolezza… Non siamo perfetti, ma la grazia di Dio ci fa nuovi ogni giorno. Auguri santi a tutti! Invisibilmente ma realmente presente fra voi…..sr teresa +
È la vita insieme che fa apparire i limiti e le debolezze di ciascuno, che fa venire alla luce i lati tenebrosi dell'esistenza. Chi vive a sé, chi si isola, chi cerca di nascondersi per paura di essere visto nella sua debolezza, nasconde anche inevitabilmente i suoi doni, la grazia che opera in lui e, cosa ancor più tragica, la nasconde ai propri occhi. L'altalena dell'entusiasmo e della delusione di fronte a chi vive con noi nel lento scorrere degli anni costruisce il nostro volto interiore e permette di accogliere la fragilità di ognuno come anche la grandezza quando si è completamente aperti e disponibile ad amare e a lasciarsi amare. La debolezza che si svela contiene la forza di Dio. È vero che Dio rimette i peccati, ma è pur vero che il suo perdono lo si vede soltanto attraverso i fratelli. Il ritrovarsi ogni giorno con lo stesso volto davanti e tutto il bagaglio della memoria di fatti, parole, sensazioni, richiede eroismo. Qui deve emergere la qualità della vita cristiana perché la normale convivenza non sia campo di salto agli ostacoli, ma occasione di manifestare l'amore autentico, capace di morire per risorgere nella vita dell'altro. È nella concretezza del quotidiano che è possibile fare esperienza del dinamismo della risurrezione, operando il faticoso passaggio dall'"io" al "noi", da "gli altri per me" a "io per gli altri". Il Risorto lo si incontra lì dove si aprono le piaghe dell'incredulità e dell'indifferenza, del ritrovarsi quasi estranei nonostante le ore trascorse insieme. La coscienza del proprio limite libera l'uomo dal pericolo dell'illusione. È un evento dinamico la vita cristiana, costruita non una volta per sempre ma giorno dopo giorno, riscoperta nel perdono e nelle energie della fede. Si tratta di crescere nell'amore fino alla capacità di vedere nell'altro un dono del Signore e quindi a sganciarsi dalla logica della pretesa, del possesso, del giudizio, mali tipici del vivere sotto lo stesso tetto. Assumere l'altro come un fratello anche se è tuo marito o tuo figlio, tua madre o tuo fratello, il tuo ragazzo o la tua amica, richiede un prezzo molto alto: la capacità tremenda di ricominciare, la pazienza senza limiti, il restare vigilanti contro il rischio di raffreddarsi, l'affetto vero verso l'altro, un perdono che dimentica…
Ognuno di noi sa che quando si diventa un p0' cattivi è perché si è stati feriti da qualcosa, non ci si è sentiti compresi e amati. Avvicinandoci all'altro dobbiamo pensare che in lui avviene la stessa cosa. Quando non si sente amato da me, è allora che mi respinge, che mi ferisce… e aspetta che io comprenda il suo dolore, mentre io sto lì a compassionare il mio.
È necessario imparare ad ascoltare il cuore dell'altro, più che le parole e i gesti, se vogliamo vivere nelle profondità dell'amore di Dio e non nelle increspature superficiali di ciò che appare.
Non serve che io dica: ti amo, quando l’altro tutto sente, meno che il mio amore. Lo amo sì, ma a modo mio, non a modo suo. E allora non è amore dell'altro, è ancora amore a me stesso.
L'attenzione a chi mi sta a fianco deve portarmi a capire come l'altro vuole essere amato. Gesù cosa ha fatto nell'incontro personale con gli altri? Ha offerto la sua presenza benevola e atteso che i semi della parola e della fede germogliassero.Siamo capaci di offrire alle persone che ci sono accanto e che pensiamo di conoscere meglio di chiunque altro, il silenzio della contemplazione e del rispetto?
Vogliamo provare a restare in silenzio per entrare in quel mistero "ignoto" che ognuno porta dentro di sé? Il fatto di avere tra i piedi una persona da anni e anni e di sapere di lei una marea di dettagli non significa "conoscerla".
Il nostro impegno: mettiamoci di fronte alle persone con cui viviamo abitualmente come di fronte al "mistero". Un mistero che scandalizza e urta la nostra mentalità debole e fragile, un mistero che è però il luogo discriminante della nostra fede. Dice sant'Agostino: "Se ami, non dire: Io non ho carismi; infatti, se ami l'unità, quello che tuo fratello possiede in essa, è per te che lo possiede. Respingi l'invidia e allora quello che ho è tuo; e quello che hai è mio".
Quando ci prende l'invidia? Quando non capiamo che la nostra persona vale qualcosa, per Dio e per gli altri. Non facciamo torto a Dio, desiderando di essere diversi o lamentando di non avere quello che vorremmo. Il segreto della vita è in noi. La preghiera può aiutarci a ritrovare l'immagine di Dio dentro la nostra esperienza umana. La nostra santità non è nel fare, ma nel togliere via. Come chi scolpisce da un blocco di marmo fa emergere la figura scultorea dalla massa togliendo via ciò che è in più, così l'uomo è chiamato a togliere via da sé ciò che cela la sua immagine profonda.
È un lavoro di scalpello che richiede arte ma soprattutto calma. La fretta non è una qualità della vita cristiana. Il Cristo risorto assume ormai le sembianze dei fratelli: un ortolano, un viandante, un fantasma, un uomo sulla riva del lago… lo riconoscerai quando ti sentirai chiamare per nome o quando ti arderà il cuore mentre ti parla.
Non pescherai nulla nella notte della tua solitudine e della tua delusione, le reti si spezzeranno quando Lui ti strapperà alle acque amare delle tue fatiche e ti donerà te stesso trasfigurato di perdono, ricevuto e donato a piene mani. A chi rimetterete i peccati, saranno rimessi… è questa la pace!
Suor Teresa +
Monastero Carmelo Janua Coeli -Santuario dell'Addolorata-Cerreto di Sorano (GR) tel.0564 633298
e-mail: monastero@januacoeli.it