TESTIMONE A RISCHIO
Piero Nava è un rappresentante di commercio che vive nel Sud Italia. La mattina del 21 settembre 1990, sulla superstrada Canicattì-Agrigento, assiste, senza rendersene conto, all'omicidio del giudice Rosario Livatino. Giunto in città, decide di raccontare alla polizia la strana scena che ha visto. È l'inizio di un incubo: come testimone oculare, viene affiancato per la protezione dal commissario di polizia Nardella. Tutta la sua vita viene sconvolta: è costretto a lasciare il lavoro e a trasferirsi in una località segreta, prima da solo, poi con la famiglia. Grazie alla sua deposizione, gli esecutori del delitto vengono condannati. A Nava e ai suoi familiari vengono consegnati nuovi documenti per lasciare in incognito l'Italia. Oggi vivono nel Nord Europa, con altri nomi. Una storia autentica, ispirata a un recente fatto di cronaca nera, che è diventata prima un libro, L'avventura di un uomo tranquillo, di Pietro Calderoni, poi una pellicola. Ma il film non è la storia di un delitto né, tantomeno, di un'indagine. La macchina da presa osserva, non vista, un dramma umano, senza cedere a facili sentimentalismi di maniera. Difficile convincersi di aver operato la scelta giusta quando si convive con la paura e la propria esistenza va in pezzi. Vale la pena di raccontare ciò che si è visto mettendo a rischio se stessi e i propri cari? Nava non sembra avere dubbi: parlare vuol dire, forse, salvare altre vite, proteggere altre famiglie, fare un gesto concreto per un mondo più giusto. Sette anni fa non esistevano leggi specifiche per la tutela dei testimoni volontari: Nava era il primo; dopo di lui altri settanta sono seguiti. Molti hanno abbandonato la loro città e hanno cambiato nome. Forse anche loro, come il protagonista di questa pellicola, oggi si sentono uomini migliori. Ben vengano la scelta minimalista di Pozzessere, il piglio essenziale del suo film, la recitazione mai sopra le righe, la fotografia asciutta di Luca Bigazzi, a caccia di immagini che hanno la verità delle cose necessarie e reali.
da
"Apriti Cuore" - Guida all'Attenzione
Annuale 1998-1999
del Settore Giovani di AC
Genere:Drammatico
Regia: Pasquale
Pozzessere
Interpreti: Fabrizio
Bentivoglio (Piero Nava), Claudio Amendola (Sandro Nardella), Margherita Buy
(Franca Nava), Arnaldo Ninchi (Cataldi), Mauri-zio Donadoni (Turrini), Carlo
Cartier (Luciani), Biagio Pelligra (De Lio), Paolo Maria Scalondro, Achille
D'Aniello, Antonio Petrocelli, Guido Morbello, Antonio Campa, Pierfrancesco
Pergoli, Federica Cocuccioni
Nazionalità:Italia,
1996
Dur.: 102'
Giudizio: Accettabile/Realistico
Tematiche: Famiglia; Giustizia;
Soggetto: Il quarantenne Piero Nava vive e svolge nel Sud Italia la sua attività di rappresentante di commercio. La mattina del 21 settembre 1990, mentre si dirige ad un appuntamento con il suo agente siciliano, sulla superstrada Canicattì-Agrigento assiste casualmente all'assalto di un commando mafioso che uccide il giudice Livatino. Giunto in città, decide di andare alla polizia e raccontare tutto quello che ha visto. E' l'inizio di un cambiamento di vita radicale. Nava diventa un testimone oculare, viene affiancato per la protezione dal commissario di polizia Nardelli, ma quello che faceva prima non potrà più continuare a farlo: la casa a Giffoni, il lavoro, la moglie, i due figli piccoli, tutto viene sconvolto. La famiglia Nava cambia residenza, si trasferisce prima a Montecatini dai genitori della moglie Franca, poi in altra località segreta. Nava cambia aspetto, va a testimoniare in Germania, viene licenziato dalla ditta, entra in collisione con la moglie perché la situazione impone livelli di tensione insopportabili. Quando arriva il giorno del processo, Nava recupera inaspettatamente tutto il proprio equilibrio e offre una deposizione lucida che consente di condannare gli esecutori del delitto. Subito dopo, la polizia consegna alla famiglia Nava nuovi documenti d'identità con cui lasciano l'Italia. Oggi vivono nel Nord Europa.
Valutazione Pastorale: Una storia autentica, un fatto recente di cronaca che sembrava arduo poter affrontare in un clima molto condizionato dai fatti rac-contati. Il regista riesce invece a ricostruire con misura e sobrietà quei fatti tragici e a disegnare intorno il clima drammatico sviluppatosi nei tempi successivi. Messi in evidenza i difetti dovuti alle macchinose procedure burocratiche dello Stato, il film evita di fare una semplice opera di denuncia per concentrarsi sulla figura del protagonista: di lui viene seguita l'evoluzione, da figura semplice ed esuberante ad uomo che assiste incredulo all'evolversi di situazioni più grandi di lui, con tutto quello che segue in termini di sconvolgimento sul piano caratteriale, sul piano degli affetti, del rapporto con la moglie e i figli. Dal punto di vista pastorale, ne esce un ritratto convincente per il realismo e la sincerità che lo anima, per la positività che ne guida l'o-perato, per la sofferenza che passa e l'esempio di coraggio che offre a tutti gli altri. Il personaggio è seguito con partecipazione, sia in quel suo precipitare in una dimensione claustrofobica quasi di prigionia, sia nella volontà di riscatto che sempre lo anima.
Utilizzazione: Un buon esempio di film italiano di ispirazione civile, che può essere utilizzato anche in programmazione ordinaria, con attenzione ai minori, per l'importanza dei temi trattati e per il valido livello complessivo della realizzazione anche sul piano professionale. In sede di approfondimento, il film è validissimo strumento per introdurre riflessioni su argomenti legati all'attualità italiana, il senso del dovere, il ruolo dello Stato, la figura del testimone, i diritti dell'uomo e della famiglia, la distinzione tra meriti e colpe.