THE TRUMAN SHOW
Nella placida e ordinata cittadina di Seahaven vive Truman Burbank nella sua casetta monofamiliare con pratino all'inglese, porticato candido e mogliettina bionda. La sua esistenza trascorre in un mondo in cui tutto sembra sorridergli nella sua ovattata normalità, finché... Finché comincia ad aprirsi qualche crepa in una costruzione perfetta: un po' alla volta Truman si rende conto di ritrovarsi costantemente spiato in una colossale finzione, in cui la sua vita è fuori dal suo controllo. Egli è infatti l'oggetto di un enorme Live Show, comandato da un fantomatico regista chiamato Christof e messo in onda ventiquattr'ore al giorno. A quel punto Truman non ci sta più... Un film di denuncia, sicuramente. Denuncia feroce contro l'invadenza della televisione nella nostra quotidianità, per lo strapotere che assume nel volerci assolutamente mostrare la vita più vera del reale. Ma denuncia anche nei confronti del pubblico, che pur se convinto della bontà della scelta finale di Truman, sembra non rendersi davvero conto di quanto stia accadendo, rimanendo lì col telecomando in mano pronto a cambiare canale, pronto per un nuovo spettacolo. Un film quindi provocatorio, che ci spinge a riflettere su quante volte ci siamo trovati ad essere dei piccoli Truman. Su quante volte ci siamo trovati o ci troviamo ad accettare, più o meno consapevolmente, degli schemi precostituiti intorno a noi, che ingabbiano la nostra vita senza permetterci di svilupparla in pienezza. Ma ci interroga anche su quante volte siamo stati spettatori delle ingiustizie subite dagli altri, offesi nella loro dignità di persone. E, infine, ci spinge a coinvolgerci in un grande progetto di liberazione di ogni uomo, nei suoi limiti e nei suoi doni.
da "Libera la gioia" - Guida
all'Attenzione Annuale 1999-2000
del Settore Giovani di AC
SCHEDA
DEL FILM
a cura della Commissione Nazionale Valutazione Film della CEI
Genere:
Metafora
nazionalità: Usa, 1998
durata: 107 min.
regia: Peter Weir
interpreti: Jim
Carrey, Ed Harris, Laura Linney, Natascha McElhone, Holland Taylor
Giudizio: Raccomandabile/Problematico/Dibattiti***
Tematiche: Mass-media; Metafore del nostro tempo;
Soggetto: La vita di Truman Burbank nella cittadina di Seahaven scorre all'apparenza tranquilla: lui lavora come agente assicurativo, ha una moglie infermiera in ospedale, e i vicini di casa tutte le mattine lo salutano con un cordiale 'buon giorno!'. Truman a dir la verità avverte un po' il peso di questa routine, e progetta di fare viaggi, visitare altri paesi, fare nuove esperienze. Ma al momento di concretizzare queste idee, qualcosa sempre lo rimanda indietro: l'impiegata dell'agenzia gli dice che i posti sono esauriti, e anche in macchina il traffico impedisce di uscire di città. Truman si scontra con ostacoli che col passare del tempo cominciano ad apparirgli strani e inspiegabili. Quando, finalmente deciso ad andare a fondo di questi fenomeni, si confida con l'amico Marlon, quest'ultimo commette l'errore che rivela l'inganno. Seahaven non è mai esistita: è solo un gigantesco studio televisivo di Los Angeles dove Truman, del tutto ignaro, vive dalla nascita, dove tutto è azionato meccanicamente e le persone (moglie, amici, colleghi di lavoro) sono attori appositamente ingaggiati. Dalla nascita la vita di Truman va in onda 24 ore al giorno, ed è il più grande successo della storia della televisione. Ma ora Truman ha capito e Christof, il regista di questo perfido gioco, deve arrendersi alla sua voglia di ribellarsi.
Valutazione Pastorale: un film difficile da definire. All'apparenza una commedia con toni sereni e brillanti, eppure con venature drammatiche per quella situazione quasi di carcere, di prigionia in cui si trova a vivere il protagonista. Ma anche un racconto di fantascienza, sia pure molto vicina a noi, forse una metafora sul destino dell'uomo nel Terzo millennio prossimo venturo. Comunque lo si voglia definire (ma forse il termine 'metafora' è in grado di riassumere meglio tutti gli altri) si tratta di una storia, appositamente scritta e sceneggiata dal giovane Andrew Niccol (già autore di 'Gattaca, la porta dell'universo'), di grande spessore, di forte coinvolgimento, incisiva sul piano espressivo e delle immagini. Evidente l'intenzione di mettere in luce i confini ormai labilissimi tra realtà e fantasia nella civiltà del Duemila dominata dai media: l'argomento non è nuovo ma è svolto in modi così incalzanti e stringenti da portare in primo piano la riflessione (più ampia e senza confini storici) del rapporto tra l'individuo e la sua manipolazione, tra libertà e schiavitù, tra progresso e ritorno alla barbarie. Un film inquietante, tra denuncia e speranza, che si ricollega a certi scenari apocalittici tipo 'Metropolis' di Fritz Lang, e che in maniera diretta e inequivocabile mette tutti di fronte alle proprie responsabilità: realizzatori ma anche esperti, critici e pubblico. Dal punto di vista pastorale, un film di grande ricchezza ed umanità, da segnalare come raccomandabile per le tante problematiche proposte ed anche per la sua perfetta resa visiva e professionale.
Utilizzazione: il film è da utilizzare in programmazione ordinaria per un pubblico il più ampio possibile. E' poi da recuperare in altre occasioni, per riflettere sulla forse abusata ma non esaurita tematica del ruolo dei mass-media nella società di fine millennio.