TRAIN DE VIE - UN TRENO PER VIVERE
Estate 1941, Europa dell'est. I nazisti sono ormai prossimi a un villaggio ebreo. Come salvarsi? Se i saggi non sono in grado di trovare la soluzione, sarà il pazzo della comunità, Shlomo, a dare l'idea: organizzare un falso treno di deportati, su cui gli abitanti del villaggio saranno chiamati a impersonare tanto i tedeschi quanto i prigionieri. La trovata sembra produrre gli effetti sperati, ma i falsi nazisti cominciano a prendersi sul serio, così come i falsi deportati, divenuti comunisti senza aver mai letto Marx.
Alla sua seconda prova per il grande schermo, il rumeno Radu Mihaileanu costruisce una sceneggiatura in perfetto equilibrio tra commedia e dramma, riuscendo senza sforzo a far ridere e pensare e dimostrando una volta di più la pretestuosità di certe polemiche sulla presunta inopportunità di parlare in chiave divertita di uno dei maggiori orrori della storia umana.
Fiabesco e commovente pieno di trovate irresistibili e di momenti di poesia, Train de Vie è un film da vedere, non foss'altro che per quel finale brusco e scioccante che giunge, inatteso, a ribaltarne il senso. Ridere con la Shoah? Sì, se nell'alternanza di gag e commozione, nell'incontro fra due opposti che, poi, opposti non sono (la lacrima e il riso) si spendono parole finalmente non banali sull'identità ebraica e l'apocalisse dell'umanità.
da
"Libera la gioia" - Guida
all'Attenzione Annuale 1999-2000
del Settore Giovani di AC
SCHEDA
DEL FILM
a cura della Commissione Nazionale Valutazione Film della CEI
Genere:Allegorico
origine: Romania, 1998
durata: 101 min.
regia: Radu Mihaileanu
interpreti: Lionel
Abelanski, Rufus, Clément Arari
Giudizio: Raccomandabile/complesso/dibattiti**
Tematiche: Razzismo;
Soggetto: Una sera del 1941 Schlomo, chiamato da tutti il matto, irrompe allarmato in un piccolo villaggio ebreo della Romania: i nazisti, fa sapere, stanno deportando tutti gli abitanti ebrei dei paesi vicini e fra poco toccherà anche a loro. Durante il consiglio dei saggi, che subito si riunisce, Schlomo tira fuori una proposta un po' bizzarra che però alla fine viene accolta: per sfuggire ai tedeschi, tutti gli abitanti organizzeranno un falso treno di deportazione, ricoprendo tutti i ruoli necessari, gli ebrei fatti prigionieri, i macchinisti, e anche i nazisti in divisa, sia ufficiali che soldati. Così riusciranno a passare il confine, ad entrare in Ucraina, poi in Russia per arrivare infine in Palestina, a casa. Il folle progetto viene messo in atto, il treno parte tra speranza e paura. Gli inconvenienti non mancano, e non sono solo quelli che arrivano da fuori (i controlli alle stazioni) ma, inaspettatamente, anche dall'interno del gruppo: Mordechai, falso ufficiale nazista, comincia a dare ordini sul serio, e, all'opposto, il giovane Yossi abbraccia l'ideologia comunista, proclama che la religione è morta e instaura nei vagoni le cellule marxiste-leniniste. A un certo punto vengono fermati da un altro treno, che però risulta pieno di zingari che avevano escogitato lo stesso stratagemma. Procedono allora tutti insieme, fino all'arrivo sulla linea di confine con le bombe che sparano dalle parti opposte. Ormai possono considerarsi salvi. Come già all'inizio, appare in primo piano il viso del matto, che informa sui successivi destini di alcuni dei protagonisti, tutti viventi tra Russia, Palestina, America. Ma poi l'immagine si allarga e il viso di Schlomo, il matto, guarda da dietro un reticolo di filo spinato. Sullo sfondo, la lugubre sagoma di un campo di concentramento.
Valutazione Pastorale: Va riferita una significativa dichiarazione del regista Mihaileanu: " Ho visto a Los Angeles il film di Spielberg 'La lista di Schindler' e ricordo che quella visione mi ha procurato un doppio effetto: una grande emozione da un lato, ma dall'altro la convinzione che non si poteva continuare a raccontare la Shoa solo sul versante della paura e dell'orrore. Si poteva e si doveva fare qualcos'altro". Così é nata l'idea del falso treno dei deportati, così ha preso forma il tono di questo racconto improntato ad un umorismo malinconico, a quello spirito ebraico caustico e sferzante che strappa la risata, parlando del male e della morte. Un treno come microcosmo di pregi e difetti, come allegoria della fuga, come luogo corale dove si incontrano i senza patria (ebrei e zingari), dove si fanno i conti con le ideologie, anche quelle che verranno di lì a poco, dove si aspetta una meta finale ma si è convinti che " la terra santa dovrebbe essere ovunque". Film notevole e profondo, nel quale l'inizio e la fine danno l'idea di ciò che poteva essere e non é stato. Se qualcuno ha preso quel treno e si é salvato, la maggioranza é rimasta dietro quei fili spinati. Film intenso e commovente che, dal punto di vista pastorale, va raccomandato per la complessità dei temi che propone e insieme per la semplicità espositiva che li sorregge.
Utilizzazione: il film è da utilizzare largamente, sia in programmazione ordinaria sia in altre circostanze, non escluse le sedi didattiche ed educative.