TRE COLORI - FILM BLU
Julie vive nella totale solitudine dopo la morte del marito compositore, il cui amico, che L'ha sempre amata, la convince poi ad ultimare il concerto lasciato incompiuto. Successive rivelazioni sulla vita del marito, che chiariscono il "mistero" della persona, la porteranno a riaprirsi alla vita. La distanza del ricordo dello scomparso e la sedimentazione della sua immagine consentono alla donna di recuperare la sua dimensione personale, la sua soggettività, e quindi la sua libertà di iniziare ad essere veramente se stessa.
da
"Di generazione in
generazione"
cammino formativo del Settore Adulti 2001-2002
SCHEDA
DEL FILM
a cura della Commissione Nazionale Valutazione Film della CEI
Genere:
Drammatico
Regia:
Krzysztof Kieslowski
Interpreti: Juliette Binoche
(Julie De Courcy), Benott
Regent (Olivier), Florence Pernel (Sandrine), Charlotte Very (Lucille), Hughues
Quester (Patrice), Helene Vincent, Philippe Volter, Claude Duneton, Julie Delpy,
Alain Decaux
Nazionalità:
Francia, 1993
Dur.:
100'
Giudizio: Discutibile/Complesso/Dibattiti
Tematiche: Metafore del nostro tempo; Psicologia; Solidarietà-Amore;
Soggetto: Julie De Courcy, una giovane parigina di famiglia facoltosa, perde marito e figlioletta in un incidente stradale e finisce all'ospedale, dove, come dal subconscio, le affiorano le musiche composte dal marito, che stava lavorando a un grandioso Concerto per l'Europa, rimasto quindi incompiuto. Julie stenta a riaversi fisicamente, ma in modo più grave pare ferita intimamente, al punto di tentare il suicidio. La prima a dimostrarle rispetto e comprensione è un'infermiera notturna, che minimizza l'accaduto. E tuttavia quelle musiche continuano ad ossessionarla: durante la convalescenza, nel drammatico rientro a casa, negli incontri con le persone di "prima", in piscina. Julie -cui un giornalista musicale pone l'interrogativo se non sia proprio lei l'autrice di quelle musiche, ricevendone in risposta un brusco diniego decide di distruggere tutte le partiture del marito ed ogni ricordo legato al proprio passato. Ma una bibliotecaria ne ha in precedenza fotocopiato le pagine, che vengono segretamente recuperate dal giovane assistente del musicista scomparso, Olivier, che da molto tempo ama Julie, pur senza dichiararsi. La donna sembra vivere come pietrificata dallo shock subìto e sempre più determinata a rompere con qualunque cosa le ricordi il passato: al proprio amministratore ingiunge di mettere in vendita la villa; al ragazzo che si è trovato presente al momento dell'incidente e si presenta a restituirle una catenina con crocetta da lui raccolta sul posto, riconsegna senza emozione il gioiello ricevuto in dono dal marito; si trasferisce in un quartiere di Parigi, affollato e vivace, e affitta un appartamento popolare in via di sistemazione, pur di assicurarsi l'anonimato e cancellare il passato. L'unica qualità che Julie pare non avere affatto perduto è l'attenzione verso quelli che non contano e da cui in genere si rifugge: l'infermiera, cui chiede scusa; la governante, che abbraccia a lungo appena rientrata nella villa e alla quale assicura un vitalizio al moment o della vendita; l'affezionato giardiniere; la prostituta della porta accanto, scoperta appena Julie è entrata nel disadorno appartamento testè preso in affitto; la madre anziana e mentalmente sconnessa; il poveraccio giacente sulla strada fra l'indifferenza dei passanti; la vecchietta che si sforza di introdurre un rifiuto nel cassonetto troppo alto per lei; la nidiata di topolini indifesi che si ritrova un mattino sulla soglia uscendo; il suonatore ambulante di flauto al quale chiede dove mai abbia preso quelle note, le note di una musica del marito. Poi viene a scoprire che il marito ha fatto dono dell'identica catenina con crocetta, ritrovata dall'occasionale testimone dell'incidente in cui è perito, anche a Sandrine, la giovane e avvenente avvocato che ne era segretamente l'amante e sta per darne alla luce il figlio; che Olivier sta lavorando al completamento del "Concerto per l'Europa" del defunto marito, di cui è riuscito a trovare la partitura. Decide di concedersi a lui a freddo e in seguito a collaborare con lui, perché il completamento dell'incompiuto Concerto vada alla fine. Non è delusa neppure dal rifiuto di Olivier di raggiungerla per esaminarne insieme alcuni passaggi cui ha lavorato con tenacia... Si reca lei stessa da Olivier e si abbraccia a lui, superando forse definitivamente il proprio trauma, dopo aver intestato a Sandrine e al nascituro la villa e i beni del marito.
Valutazione Pastorale: quanto è entrato nel film di Kieslowski dell'inno alla carità di S. Paolo, dispiegato a caratteri cubitali nei sottotitoli dell'edizione italiana come testo del coro "Concerto per l'Europa", continuamente ricorrente? Carità ridotta ad amore a livello sessuale, come estremo rifugio di una donna demotivata e gelida? "La cosa più facile, quella che non deve cercare altrove, che è lì presente?" come conclusione (piuttosto riduttiva) di una drammatica lacerazione di cui è pieno il film, e che pure non pochi non esitano a sbandierare? Oppure inno estraneo a un film cerebrale, costruito, non coinvolgente, non sentito come altri asseriscono? Forse è stato più nocivo che utile alla comprensione di "Film Blu" il lancio concertato dell'opera come "Film Tricolore" "Film Europeo". Forse va letto al di fuori di ogni schema precostituito, per quello che dice, non per quello che se ne dice. E quello che dice non è di facile lettura, anche per la scelta narrativa a stacchi bruschi, con dovizia di sovrimpressioni, dissolvente elucubrate, effetti a sorpresa. Eppure Kieslowski ha scelto quel testo, forse proprio per proporre all'Europa in costruzione -dietro lo schermo di una vicenda personale femminile lacerante qualche suggerimento perché possa esser costruita, oltre che su basi politiche ed economiche, anche sulla base di princìpi etici condivisibili, su basi umane comuni: il rispetto, l'accettazione dell'altro, nonostante le sue personali e a volte assai discutibili scelte di vita, l'attenzione all'altro, in particolare al più debole e trascurato, il superamento delle vedute e degli interessi personali, la collaborazione. Ma appunto perché queste idee non si colgono con immediata evidenza nel film e viene lasciato spazio a immagini e situazioni negative, aspirazione piuttosto utopistica.