TUTTO SU MIA MADRE

Ancora un film sulle donne, e sugli uomini che si travestono da donna per conformarsi all'idea che hanno di se, e diventare più veri/e, magari senza sapere di essere padri e di aver perduto un figlio ("la parte che manca alla mia vita" scrive il giovane Esteban guardando la foto della madre strappata a metà). Il film è incentrato su un'idea di famiglia, ma "non suggerisce qual è la famiglia normale, bensì quella naturale", quella che si forma quando c'è una volontà di crescere insieme, condividere positivamente il presente e guardare con fiducia al futuro, senza pregiudizi e preclusioni. C'è così una madre senza marito - se ne è andato da travestito -, un figlio che muore per un autografo di una celebre attrice di teatro e la diva vive la propria solitudine innamorata della sua partner di scena e di vita; c'è una ingenua e generosa assistente sociale e suora laica, mal compresa dalla propria madre (il padre, affetto da Alzheimer, neanche la riconosce per strada) che resta incinta di..., e c'è un travestito, lucidamente consapevole della "verità" della propria scelta, e molto sans gene...
I destini si intersecano l'un l'altro, lasciano segni profondi nelle esistenze di ognuno, con un intreccio referenziale continuo della vita con il cinema e il teatro - a partire dal titolo, che rimanda direttamente al Manchiewicz di ALL About Eve (Eva contro Eva, con citazione filmica di Bette Davis) e dal dramma che l'attrice recita in teatro - Un tram chiamato desiderio di Tennessee Williams, e poi ancora Garcìa Lorca - tutte pièces drammatiche sulla famiglia. Da sua madre, Almodòvar aveva imparato anche questo, "come la realtà abbia bisogno di essere completata con la finzione per far diventare la vita più facile da affrontare". Oscar 2000 come migliore film straniero. 

da "Di generazione in generazione" 
cammino formativo del Settore Adulti 2001-2002
 

SCHEDA DEL FILM
a cura della Commissione Nazionale Valutazione Film della CEI

Genere: Drammatico
Regia: Pedro Almodovar
I
nterpreti: Cecilia Roth (Manuela), Marisa Paredes (Huma), Penelope Cruz (Rosa), Candela Pena (Nina), Rosa Maria Sarda (mamma di Rosa), Antonia San Juan (Agrado), Eloy Azorin (Esteban), Fernando Fernan-Gomez, Fernando Guillen, Toni Canto, Carlos Lozano. 
Nazionalità:Spagna, 1999
Dur.: 96'

Giudizio: Discutibile/scabrosità 

Tematiche: Aids; Amicizia; Donna; Famiglia - genitori figli; Psicologia; Sessualità;

Soggetto: A Madrid, Manuela ha portato Esteban, il giovane figlio, a teatro. All'uscita, sotto la pioggia, mentre il ragazzo cerca di avere un autografo dalla prima attrice, una macchina lo investe e lo uccide. Per Manuela il dolore é troppo grande e ad un certo punto piangere non é più sufficiente. Allora la donna va a Barcellona per cercare di ritrovare il padre del figlio che non vede da 17 anni e che nel frattempo ha cambiato identità e si fa chiamare Lola. Ma la ricerca non é facile. Così Manuela ritrova invece Agrado, un altro travestito conosciuto anni addietro che l'aiuta a trovare una sistemazione. Agrado poi le presenta Rosa, una ragazza che fa volontariato in un istituto di suore. Rosa rivela di essere incinta ma gli esami danno anche un altro terribile responso: Rosa é seriopositiva. Intanto in città é arrivata la compagnia che rappresenta lo stesso spettacolo cui aveva assistito Esteban quella sera. Manuela si presenta a Huma,la protagonista, alla quale il ragazzo voleva chiedere l'autografo prima di morire. Senza rivelare niente sul momento, Manuela trova lavoro in teatro, poi prende un appartamento e qui invita a trasferirsi Rosa, ormai malata e in attesa di partorire. Il bambino nasce, Rosa muore. Ma ormai il cerchio comincia a stringersi. Col bambino in braccio, Manuela incontra Lola: anche questo bambino é figlio suo. Ora la donna può raccontare a tutti (al padre, ma anche a Huma) della tragica morte di Esteban, e così affidare anche a loro un parte del dolore che così a lungo si è portata dentro. Per Manuela si aprono nuove prospettive di vita.

Valutazione Pastorale: In molti dei suoi film, lo spagnolo Pedro Almodovar ha mostrato grande attenzione per i personaggi femminili. Questa disponibilità trova ora uno dei momenti più interessanti e compiuti. Da Manuela a Agrado, da Rosa a Huma la storia si snoda attraverso un ventaglio di situazioni, incontri, dialoghi che svariano dal poetico al drammatico, dall'ironico al realistico: il tutto per dare corpo e anima all'intreccio di emozioni e di interrogativi, di gioie e dolori nascoste nelle pieghe della vita quotidiana e di fronte ai quali il carattere femminile si pone con la forza di chi sa far nascere la vita e la debolezza di chi non sa come opporsi alla fine della vita stessa. Immagini belle, recitazione di alto livello, e poi la provocazione infinita di una 'ronde' sentimentale e sessuale che il regista non si fa scrupolo di descrive in tutte le possibili variazioni e con linguaggio esplicito. Provocazione che sfocia nel melò, nella scena strappalacrime, nella commozione pilotata. Eppure, ed é qui il merito del regista, il tono non scende mai, non c'è compiacimento, si sta dalla parte dei personaggi, del loro soffrire ed aspirare ad una vita migliore. Per questi motivi, dal punto di vista pastorale, il film é da valutare come discutibile: le scabrosità sono molte e vanno senz'altro evidenziate.

Utilizzazione: un pubblico maturo e consapevole è in grado di cogliere le molte suggestioni del film, che può essere utilizzato in una programmazione ordinaria attenta a proporre un prodotto forte ma di bel rilievo offerto dal cinema europeo.

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